Copertina libro

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REGIONE SICILIANA

Assessorato Regionale ai Beni Culturali

Ambientali e della Pubblica Istruzione

 


Il Santuario di Maria Santissima del Mazzaro in Mazzarino (CL)

A cura di Don Carmelo Bilardo

 

Copyright 2006

 

Tutti i diritti sono riservati

Nessuna parte potrà essere riprodotta

in qualsiasi forma senza l’autorizzazione scritta dell’Autore.

 

Progetto grafico e impaginazione:

Anita Oliveri

 

Stampa:

Paruzzo Printer – Via Togliatti, 1 – Caltanissetta – Tel. 0934 556718

 


Presentazione

La narrazione della storia di una chiesa più o meno bella , più o meno antica è la rappresentazione della vita di una comunità fatta di gioie e dolori, di ansie e speranze, di sogni e realtà. Tutto ciò costituisce indelebile documento da tramandare alle generazioni future.

Ecco perché si è voluto pubblicare il presente volume sulla storia dell’attuale tempio titolato Santa Maria Maggiore, adesso anche Santuario Maria Santissima del Mazzaro, sito in Mazzarino provincia di Caltanissetta, risalente al 1700 e ricostruito sulla precedente chiesa del XXII° secolo.

Il fedele ed il visitatore viene attirato e rimane incantato dal tempio settecentesco, con la sua spkendida facciata neoclassica siciliana, dalle linee architettoniche purissime e dalla sua bellezza aulica e superba .

Il suo interno è a tre navate, ed a croce latina, ed è arricchita di splendidi affreschi, di stupendi stucchi e di una luminosità interna veramente celestiale.

Infine quattordici tele tutte di ottima fattura che vanno dal XVI° al XVIII° secolo, alcune firmate ed altre anonime, mostrano la bravura di tanti pittori locali che hanno dato lustro alla nostra terra per l’arte profusa.

La sua storia diviene importante per un trittico su tavola ove è raffigurata la Madonna del Mazzaro affiancata dalle martiri Siciliane Agata e Lucia ritrovato nella cripya del suddetto tempio il 16 Settembre 1125 , secondo la tradizione locale.

Diviene quindi il cuore del nostro paese. La Madonna viene proclamata Regina della città e la festa patronale viene celebrata la terza domenica di settembre, attirando la presenza di numerosi turisti e visitatori da paesi e città della nostra magica isola.

Vive lavora presso il Santuario mariano una confraternita formata da moltissimi giovani che indossano una veste azzurra e portano a spalla per le vie della città la Madonna del Mazzaro sita in un bello e prezioso tempietto in argento scolpito.

Questa storia si rende utile e valida perché narra gli usi e costumi di una terra e di un paese tra i più ricchi di monumenti, di storia, di cultura e tradizioni antiche della provincia nissena.

Alessandro Pagano

Assessore Regionale ai Beni Culturali

Ambientali ed alla Pubblica Istruzione


Introduzione

Il presente volume è stato realizzato in occasione del 25° anniversario della creazione del portone centrale bronzeo del Santuario ed in occasione della realizzazione di una cornice in argento per il quadro della Patrona.

Ci scusiamo fin da ora per le eventuali imperfezioni o imprecisioni di ogni sorta che potranno essere riscontrate nella lettura di codesta opera. Essa non vuole avere alcuna pretesa storica. Si tratta semplicemente di una collazione di testimonianze dirette di persone ancora in vita frammiste a materiale proveniente dall’ archivio parrocchiale.

Scopo principale di questo lavoro è quello di fornire una seppur breve ma intensa guida “storica” al Santuario di Maria SS.ma del Mazzaro.

I nostri più sentiti ringraziamenti vanno alla Regione Siciliana, all’Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione e, in special modo, all’Assessore Alessandro Pagano per la sua grande sensibilità artistica e culturale.

La nostra riconoscenza và anche a tutti i coloro che si sono prodigati per la realizzazione pratica del presente lavoro.

 

Mazzarino, lì 01 luglio 2005                                                                                                        

Don Carmelo Bilardo


Indice ?

Capitolo 1 - Mazzarino e la sua storia

Veduta-della-Città-di-Mazzarino

Veduta-della-Città-di-Mazzarino

Capitolo Primo

MAZZARINO E LA SUA STORIA

La storia della Madonna del Mazzaro, patrona della città di Mazzarino, è molto interessante per i suoi risvolti religiosi, culturali e sociali.

Tutta la religiosità locale ruota attorno al santuario, ove vede le masse dei fedeli riversarsi ai piedi della Vergine per mostrare la loro fede ed il loro amore, sancito dai numerosi ex voto in oro di cui hanno voluto fare dono alla Madre celeste.

Dal lato culturale il nostro paese risale all’ottavo secolo a.C. chiamato da Erodono Maktorion, fondato da Gela, all’inizio VI secolo a.C, posto sul Monte Bubbonia a dominio della pianura gelese ed a controllo delle vie in direzione dell’interno dell’isola.(1)

Ciò viene rilevato dalla campagna di scavi condotta da Paolo Orsi, però rimane oscura la storia di Mazzarino dal secolo IV a.C mentre la storia continua, quando il paese si spostò in epoca romano – bizantina, nella zona dove sorse la fortezza

Grassuliato, nome dato da Simone de Garsiliat, che si rileva da un documento del 1091.

Era una terra ambita e divenne centro di un distretto di rilevante importanza militare, politica ed amministrativa, tant’è che un suo signore, Bartolomeo di Grassuliato, osò sfidare l’autorità regia al tempo dei Normanni, e lo stesso re Guglielmo I, marciò contro i ribelli che furono distrutti.

Più tardi, sotto l’imperatore Federico II di Svevia, ritorna a rifiorire Grassuliato grazie al suo vasto e ricco territorio come lo descrive il grande geografo arabo Edrisi

terra ferace, ubertosi poderi, dal fiume del Miele, abbondanti di ogni produzione del suolo…”

Proprio in questo periodo viene trovata l’icona della Madonna nel Mazzaro nella parte terminale della collina dell’attuale Mazzarino, da un pastorello che stava pascolando il 16/09/1125.

Infatti si ha notizia della “terra “ di Mazzarino dal 1143 quando era posseduta da Manfredi di Policastro, discendente dal Gran Conte Ruggero, che concedeva alla Chiesa di Siracusa il diritto sul paese di Mazzarino, che lo tenne sino all’età aragonese, quando incominciarono a comparire i primi baroni.

Nella seconda metà del XIII secolo, infatti la terra venne elevata a contea, del nuovo titolo si fregiò Ruggero Passaneto, celebre durante la guerra del Vespro per avere sollevato nel 1282 contro gli Angioini la vicina “terra” di Mazzarino, iniziatore di una dinastia di valorosi uomini d’armi che daranno fama alla contea di Grassuliato: ricordiamo, per tutti, Bernardo Raimondo deRebellis, conte di Grassuliato, strenuo difensore della nave regia di Federico d’Aragona nella battaglia di Capo d’Orlando (1299), e Blasco di Passaneto, tra i fedelissimi della Corona al tempo di Federico IV d’Aragona.

Ma è col successore di quest’ultimo che inizia la progressiva rovina di Grassuliato, dato in feudo, nel 1393, a Nicolò Branciforti, barone della vicina terra di Mazzarino.

Il figlio Nicolò riunisce sotto la sua signoria la contea di Grassuliato e la baronia di Mazzarino, le quali, a partire da quel momento, resteranno sempre unite sotto il dominio dei Branciforti.

Poco per volta, l’abitato si andò spopolando e i suoi abitanti si trasferirono a Mazzarino che godeva di una posizione topografica più favorevole, contro l’isolamento tipicamente feudale di Grassuliato arroccato su una scoscesa rupe.

Della “terra” di Mazzarino si ha notizia anche dal 1143, al tempo in cui era posseduta da Manfredi di Policastro, discendente dal gran Conte Ruggero: risale appunto a quell’anno il diploma con cui egli concedeva i diritti sul paese alla Chiesa di Siracusa, che ebbe a tenerlo fino ad età aragonese, allorché comparvero i primi baroni e il centro cominciò a godere importanza.

Tra il 1282 e il 1286 troviamo signore di questa terra Manfredi, barone di

Mongiolino, e quindi il figlio Giovanni, chiamato di Mazzarino” dal luogo di provenienza.

Quest’ultimo finì per tradire il suo re, che gli confiscò i beni e nel 1288 concesse lo Stato di Mazzarino al messinese Vitale Villanova.

Il figlio Calcerando, signore di Mazzarino diede in sposa la propria figlia, Graziana, a Raffaello Branciforti (1324) maestro portulano del Regno al di là del Salso: a partire da allora la storia di Mazzarino procederà di pari passo con la genealogia di casa Branciforti una delle più prestigiose famiglie del Regno, la quale fino al secolo scorso, ebbe l’investitura di questa “terra” elevata a contea nell’anno 1507.

Un nipote di Raffaello Branciforti, Nicolò Branciforti degli Uberti (1391 – 1409) combattè strenuamente a fianco di re Martino alla conquista del Regno e, in ricompensa dei servigi resi gli fu concesso Grassuliato, confiscata qualche anno prima al ribelle Ruggero Passaneto.

Diversamente dalla maggior parte della nobiltà, che dai feudi avuti si trasferì nella capitale, i Branciforti continuarono a vivere nella “terra “ di Mazzarino: prima nel maestoso e superbo castello a dominio della Vallata di Braemi (il cosiddetto Cannone), poi, dalla fine del XV secolo, nel palazzo edificato all’interno del paese.

Fu qui che trascorse quasi tutta la propria esistenza l’esponente più famoso della famiglia: Carlo Maria Carafa Branciforti (1651 –1693), principe di Butera e del Sacro Romano Impero, conte di Mazzarino e Grassuliato (solo alcuni dei suoi titoli), politico, erudito, filosofo, scienziato, scrittore, umanista e mecenate, figura emblematica di grandissimo spicco del XVII secolo.

Grande di Spagna di prima classe, ambasciatore straordinario di re Carlo II e, in forza del suo potere, al primo posto nel braccio nobile del Parlamento, Carafa amava stupire il mondo con l’ostentazione della propria ricchezza e prestigio; recandosi a Palermo per presiedere il Parlamento siciliano, soleva portarsi al seguito centinaia di vassalli, come un re che si muovesse con tutta la corte.

Memorabili restarono le cavalcate da Napoli a Roma per la tradizionale offerta al papa della chinea, la mula bianca da sella che i re di Napoli offrivano ogni anno al pontefice in segno di vassallaggio.

In questa occasione, l’apparato di carrozze, cavalcature, costumi che accompagnava il principe Carafa era il più spettacolare di tutti.

Fu lui ad ampliare e rendere magnifica la dimora dei Branciforti, il grandioso palagio dentro l’abitato di Mazzarino, adorno di splendidi saloni, giardini pensili, amplissimi cortili, scuderie, abitazioni per servitori e vassalli, alloggi per la compagnia feudale, prigioni e segrete in quanto esercitava sui suoi domini il diritto di mero e misto impero; ma pure aperto alla cultura, dotato di un teatro e di due tipografie tra le prime a livello europeo, impiantate per la diffusione di pensieri e idee novatrici.

Carlo Maria Carafa chiamò a Mazzarino quanto di meglio si trovava nei suoi domini: nobili e facoltosi proprietari, finanzieri pisani, genovesi e di altre città, richiamati da vivaci commerci,

atalani attratti soprattutto dal commercio del grano, umanisti, artisti, ma anche abili artigiani della pietra, del legno e del ferro.

Una piccola popolazione che operava e si muoveva dentro quel palazzo vasto come una reggia, che conferiva decoro e splendore d’arte alla cittadina, la quale, intanto prosperava e si sviluppava e, come una piccola capitale, veniva adornandosi di chiese, di monasteri, di belle strade selciate, di fontane e soprattutto di magnifiche dimore: tutto un complesso monumentale che oggi costituisce il suo patrimonio architettonico, il forte richiamo storico artistico di questo centro del Nisseno.

Il dominio di casa Branciforti, elevata nel frattempo a primo titolo del Regno, proseguì col nipote Nicolò Placido Branciforti (1703), con Ercole Michele Branciforti, (1722), col figlio Salvatore che ne ereditò i beni e i titoli (1764), col nipote Ercole Michele Branciforti Pignatelli, investito nel 1800 della contea e “terra” di Mazzarino.

Abolito il Feudalesimo, sarà l’ultimo a portare i titoli per l’investitura regia; titoli che, da ora in avanti, transiteranno per successione.

  1. Da “ Il principe magnifico” di Giulia Sommaria

Capitolo 2 - Maria Santissima del Mazzaro ed il suo Tempio

Capitolo Secondo

MARIA SANTISSIMA DEL MAZZARO ED IL SUO TEMPIO

Notizie antiche sul sacro dipinto (1)

 

Che l’immagine di nostra Signora, sotto il titolo del Mazzaro, è antichissima, lo prova la leggenda, dei nostri avi, i quali, di secolo in secolo, di generazione in generazione, l’hanno tramandato fino a noi.

Nel 713 dell’Era volgare, l’Impero Romano era diviso in Orientale ed Occidentale; quello governato da Michele il Balbo, questo da Leone Isaurico.

Accaddero sotto il costui governo tante nefandezze che di simili la storia non ne rammenda.

Egli con un suo editto, emanato l’anno 726, ordinò la totale distruzione delle

<< Immagini sculte e le dipinte, tante mura lasciando nude e meste>>, (2)

Facendosi interprete di un passo dell’Esodo, disse di lasciare solo agli infedeli il culto idolatra, adorando per Dio il legno, le pietre e le tele, con cui se ne imitavano le effigie.

I cristiani di quel tempo (tra i quali contavansi i nostri antichi concittadini), avendo cari i sacri simulacri, per fugarli alla spietata guerra che loro si moveva, furono costretti a nasconderli.

Alla nostra Immagine quindi toccò l’istessa sorte,e le pietose mani che tolsero alla distruzione un tanto tesoro, l’affidarono ad un antro appositamente scavato, fra l’ombra del bosco, che allora esisteva ov’ora sorge il maestoso Tempio, ove stette sepolta 399 anni, finchè venuto l’anno 1125 fu prodigiosamente ritrovata nel modo descritto al n. 131 della parte I, delle presenti Ricerche.

Il dipinto è di stile greco bizantino, su quattro tavole trasversali; in esse sono tracciate tre nicchie o scompartimenti con archi ogivali a sesto acuto; nella maggiore delle quali, che in centro, stassene seduta la SS:ma Vergine col Santo Bambino seduto sulle ginocchia; sulla quale nicchia, fra gli splendori, sovrasta una figura di uomo in mezzo busto, che emerge da un catino (3 ) con braccia stese, il cui simbolo è affatto ignoto; ma dal costato e dalle mani piagati si desume essere il Cristo.

Nella nicchia a destra di questa sta ritta in piedi, la vergine e martire siracusana S. Lucia, con la palma simbolo del martirio nella destra e con un bacile con sopravi gli occhi nella sinistra mano.

Nella nicchia sinistra evvi, pure in piedi, la vergine e martire catanese, S. Agata, con la palma e la tenaglia nella destra mano. (4)

Assieme al quadro della Madonna, fu rinvenuto un Crocifisso opera greca mano scolpito, che tutt’oggi conservasi, esponendosi solo una volta all’anno, per la solenne festività della Patrona, nella terza domenica di settembre.

Essere il Crocifisso opera greca ce ne danno testimonianza lo stile, la forma, i dipinti e le dorature della croce, come anco le iscrizioni che dietro la Croce, si osservano, eseguiti secondo il gusto dei tempi.

Teneva allora la signoria della città Enrico marchese di Lombardia.

Intorno all’epoca precisa in cui fu dipinto il quadro, all’autore dello stesso ed a qual famiglia o chiesa appartenesse, il tutto si sconosce; però si può congetturare che il dipinto ebbe origine non prima del 305, giacchè si sa che il martirio di S. Lucia, ivi dipinta, avvenne il 13 dicembre nel 304, e quello di S. Agata il 5 febbraio dell’anno 258 dell’era volgare, le quali sante furono venerate fin dal giorno del loro martirio.

(1) Notizie attinte da di Pietro Di Giorgio- Ingala.

(2) Ippolito Pindemonte a Scipione Maffei.

(3) La figura di uomo è Cristo Risorto che emerge dalla tomba.(B.C.)

(4) A far sì che tal quadro, esistente sul maggiore altare, non venga continuamente aperto, ed i fedeli ne abbiano

presente l’immagine, nell’agosto 1893, si fece un dipinto, che gli fa da velo, eseguito da Domenico Provenzani

da Palma – Montechiaro, ritraente la Vergine soltanto da un dipinto del Padre Sarullo, lasciando integre le

sante Lucia e Agata.

 

Quadro del Ritrovamento, sito sopra l’altare Maggiore, nell’anno 1125

Quadro del Ritrovamento, sito sopra l’altare Maggiore, nell’anno 1125

 

Particolare Maria SS.ma del Mazzaro Particolare Santa Lucia Martire

Particolare Maria SS.ma del Mazzaro                                                    Particolare Santa Lucia Martire

 

Capitolo 3 - Notizie recenti sul sacro dipinto

Capitolo Terzo

NOTIZIE RECENTI SUL SACRO DIPINTO

In genere, il quadro miracoloso della nostra Patrona, è stato portato in processione per alcuni avvenimenti importanti e negli anni giubilari. Ultimamente è uscito in processione il 19/9/1976 per la prima festa patronale che faceva il nuovo parroco Don Carmelo Bilardo.

Per l’occasione fu preparato un cassettone in legno dalla ditta Toscano – Giannuzzo ove venne infilato il quadro miracoloso e fu collocato nel fercolo del Signore dell’Olmo e portato in processione dagli stessi confrati. con camice bianco sopra il vestito.

La seconda volta il quadro miracoloso è uscito in processione nella festa patronale del 18/9/1980, e fu portata non dai confrati ma, sopra <<un carruzzu>> donato dal Commendatore Bartoli Giuseppe e prelevato presso il feudo San Giuliano trainato da un paio di buoi guidati dal pastore Domenico Gueli, mentre la statua veniva portata sopra una “straula” (specie di slitta in legno) trainata da un altro paio di buoi.

Fu veramente un grande evento perché fu una bella novità, mentre la partecipazione alla processione fu veramente imponente e massiccia.

Il fattore del commendatore Bartoli, il signore Ciancio Vincenzo, ci disse che potevamo tenerlo per qualche altra processione trainata dai buoi. Dopo la festa fu conservato presso il cortile di San Domenico ove trovasi tuttora

Processioni delle immagini sacre trainati dai buoi, non è stato possibile ripeterle perché, buoi abituati al giogo, nella zona, non se ne sono più trovati. Infatti quelli della suddetta processione furono trovati un paio a Caltanissetta forniti dal signor Dell’Utri, ed un altro paio a San Cataldo, dopo che il parroco con una piccola commissione: Nicosiano Giuseppe, Stivala Giuseppe ed il pastore Gueli Domenico girarono in lungo ed il largo per le varie fattorie di mezza Sicilia.

Quella volta gli animali, furono portati in città insieme alla “straula”, la mattina del giorno della festa, con un camion e furono accuditi dal suddetto pastore per essere nutriti e per poter essere pronti per la processione.

Le spese sostenute per l’uso dei suddetti animali, trasporto e tutto il resto fu di circa un milione delle vecchie lire.

La terza volta il Quadro storico della nostra città fu portato in processione insieme alla statua per il giubileo dell’anno duemila.

Fu preparato dalla Confraternita Comunità Figli Maria SS.ma del Mazzaro, un carro trionfale a forma di barca, come quello realizzato dai fratelli Quattrocchi, soprannominati “pilucchedda” nel 1900 e fu trainato da quattro cavalli guidati dal signor Gino Trubbia, mentre i confrati portavano a spalla la statua della Madonna.

Anche quest’altra processione fu veramente singolare sia per l’afflusso delle persone e sia per l’entusiasmo portato dall’anno giubilare di fine millennio.

L’attenzione, l’affetto, la trepidazione per il Quadro sono stati sempre grandi per cui si è cercato di custodirlo sempre lungo i secoli con la massima attenzione.

E’ stato studiato, guardato, vivisezionato e fotografato da ogni parte tanto da conoscerne tutti i particolari.

Le Dimensioni infatti sono m. 1,55 di larghezza per 1,52 di altezza, mentre con tutta la cornice ove si trova sito misura m 2,03 cm sino alla punta del triangolino, e la larghezza m.1,82.

Le varie figure misurano: La Madonna cm 105, il bambino cm.40 , sant’Agata cm 95 Santa Lucia la stessa, e il Cristo Risorto che emerge dal triangolino cm 26.

Il dipinto è olio su tavola che sembra unica, mentre è formata da cinque doghe, quattro grandi rettangolari pressappoco identiche, ed una più piccola triangolare.

Fu usato legno di castagno e di un certo spessore e tenuto insieme da pali fissi di legname diverso delle stesse tavole.

L’esame stratigrafico al microscopio fatto dalla restauratrice Sveva Santamaura di Palermo, ha messo in luce la presenza di più strati di pigmenti aventi natura differente, e la presenza di oli e resine essiccative (si tratta infatti di tecnica a olio), detti strati si trovano sovrapposti uno all’altro, evidenziando le manomissioni che il manufatto ha subito nei secoli: ridipinture di zone lacunose, rifacimenti che hanno alterato l’impianto originario, per ultimo l’incendio accaduto all’inizio del secolo da come si evince anche dalla scritta sul retro:

<Questo quadro rovinato dal tempo, dall’incendio e dal pittore vandalico restaurato nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 1925 sig. M.Vaccaro. Mazzarino 25/5/1925>.

Infine dai 6 microprelievi, in punti mirati, del colore e relativa preparazione, è stato ordinato dal parroco don Carmelo Bilardo l’esame stratigrafico ove la suddetta restauratrice, ha evidenziato una preparazione (gesso + colla) estremamente smagrita, pulverulenta, per effetto del tempo e soprattutto del calore (l’incendio), le parti proteiche si sono alterate e lo stucco si è trasformato in un impasto pulverulento privo di consistenza ed elasticità e forza di adesione:sono evidenti infatti, sollevamenti e bolle sparsi in più punti che rendono precaria la tenuta del colore e della preparazione stessa.

Il suddetto parroco inoltra il 27. 01.1987 la richiesta di restauro del Quadro miracoloso e chiede che durante il restauro si dia risposta alle seguenti domande:

  1. se l’opera è del periodo bizantino;

  2. se è stata sostituita da altra in epoca medievale;

  3. se sull’originaria tavola ci sono diverse aggiunte pittoriche

  4. se il legno e gli incastri delle tavole hanno tecniche antiche

  5. se il dipinto è da ascrivere ad una scuola pittorica precisa

Purtroppo l’Assessorato ai BB.CC.AA non ha dato alcuna risposta ed il parroco cerca privatamente qualche restauratore per dare al famoso dipinto conservazione e lustro. Viene contattata la sig.a Sveva Santamaura, di cui sopra si sono riportate alcune dichiarazioni, ed infine nel 1989 si riceve dalla restauratrice il preventivo di £ 4.500.000 per realizzare il lavoro.

Ci si premura di chiedere il nulla-osta della Curia Vescovile, che esaminato il progetto lo approva e ne da il nulla-osta il 13 marzo 1990.

Nel frattempo il Lions Club si trova interessato alla iniziativa di restaurare l’icona della patrona di Mazzarino e con il contributo dell’Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di Caltanissetta, nel triennio sociale1989/1991 dava incarico al prof. Michelangelo Calvagna restauratore, di portare ai più alti fastigi il prezioso Quadro, tanto caro al cuore dei Mazzarinesi.

La pratica del restauro iniziò nell’anno sociale 1989/90 quando era presidente il prof.

Fanzone Luigi, nostro parrocchiano, e continuò nell’anno 1990/91 col Presidente Dott. Gigi Ficarra che stipulò la presente scrittura privata :

Fra i signori Ficarra dott. Luigi da Mazzarino, presidente pro tempore del Lions Club di Mazzarino e Calcagna Giovanni di San Gregorio di Catania, restauratore di fiducia della Soprintendenza alle belle arti di Agrigento si conviene quanto segue:

  1. Viene dato incarico al Signor Calvagna del restauro a regola d’arte dell’icona della Madonna del Mazzaro;

  2. Il prezzo convenuto per tale opera è fissato in £ 5.000.000 (cinque milioni) più iva;

  3. Il pagamento dell’importo, finanziato dall’Ente Provinciale per il Turismo di Caltanissetta, avverrà alla consegna dell’icona restaurata, dietro presentazione di fattura; e la consegna dell’icona restaurata dovrà avvenire entro e non oltre il mese di novembre1991.

Letto confermato e sottoscritto.

Dott. Luigi Ficarra Calvagna Giovanni

Mazzarino 24/05/1991

L’icona restaurata egregiamente fu consegnata il 2 luglio nell’anno sociale 1991/1992 quando era Presidente del Lions Club, il Geometra Gaetano Intilla, presso la Chiesa del signore dell’Olmo ove la parrocchia si era trasferita per lavori di restauro.

Erano presenti alla consegna oltre al suddetto presidente del Lions, il restauratore Michelangelo Calvagna, il sindaco della nostra città Dott. Salvatore Impaglione, e Direttore dell’A.T.P. di Caltanissetta, il Parroco Don Carmelo Bilardo, vicario foraneo.

Dopo la consegna alle ore 19,30 è stato dato un Concerto DEL DUO PAULOV – PAULOVA. per violoncello e piano.

Nel 880° anno del ritrovamento del Quadro miracoloso, nel 81° anno dell’erezione della Chiesa a Parrocchia, nell’anno giubilare dell’inaugurazione della porta bronzea, il parroco esprime il desiderio di voler realizzare una bellissima cornice in argento da applicare al nostro preziosissimo quadro.

L’opera verrà realizzata dallo scultore Chiolo Paolino, lo stesso artista che fece la “vara” della Madonna del Mazzaro.

Il giorno 10 maggio il presidente della Confraternita Franco Giuseppe, i confrati Vicari Santo, Turone Antonio, Casabona Francesco, i due falegnami Luciano Li Destri, Galanti Francesco, Gino Cammilleri, Paolino Chiolo, Marino Salvatore,Vincenzo Alagona ed il parroco scendono il quadro dall’altare maggiore per dare inizio ai lavori di restauro dell’altare maggiore in marmo, rovinato durante gli anni dai giovani, per l’allestimento del presepe monumentale preparato tutti gli anni nel presbiterio, e per prendere le misure esatte per iniziare il lavoro della cornice in argento.

La stessa sera il quadro viene portato presso la famiglia Di Martino Giuseppe per essere custodito.

Il giorno 11 viene chiamata la ditta Zafarana per prendere le misure dei marmi e la ditta Farchica e Genco per le misure in ferro dove poi collocare il quadro.

Si cerca di studiare insieme un sistema con guida e paranco per scendere con tranquillità il quadro per evitare di scenderlo dinanzi l’altare e rovinarlo come in precedenza.

Infine viene chiamata la Ditta Padellaro, per ritoccare gli stucchi rovinati in precedenza nell’occasione della discesa del suddetto Quadro, che si ringrazia di cuore per aver fatto i lavori gratuitamente.

I lavori fervono con gioia ed alacrità e tutto sarà pronto per agosto e così si potrà iniziare tranquillamente il mese di settembre dedicato alla nostra Patrona, con la nuova cornice in argento.

Il costo complessivo della suddetta cornice è stato di € 11.500,00 (undicimilacinquecento euro) per pagare il falegname, l’argento e le altre spese vive.

Si ringrazia anche in maniera particolare lo scultore PaolinoChiolo, per aver realizzato l’opera gratuitamente, come un sentito grazie va formulato alla ditta Genco – Farchica per i lavori in ferrorealizzati per il nostro Santuario e per il cavalletto in ferro dove è stato poggiato il Quadro Miracoloso impreziosito dall’argentea cornice, alla venerazione del popolo di Mazzarino.

Si ringrazia la ditta Zafarana per avere sostituitogratuitamente i pezzi di marmo di Carrara siti sopra l’altare maggiore, sotto il quadro della Madonna del Mazzaro, rovinati da mani giovanili vandaliche.

Capitolo 4 - Erezione della prima chiesa

Capitolo Quarto

EREZIONE DELLA PRIMA CHIESA

Riportiamo alcuni capitoli della storia di Mazzarino di Pietro Di Giorgio – Ingala per giungere ai nostri giorni per trattare poi le notizie recenti.(da pag.308 a 309) “In onore del rinvenuto dipinto di Nostra Signora sotto il titolo delle Grazie, attuale Padrona di Mazzarino, della quale città s’intitola.

Nella parte I. di queste ricerche, avendo parlato su tale avvenimento, qui accennerò di volo alle cose principali per ritornare in argomento.

Intorno al 1135 era cessata la signoria su Mazzarino del Marchese Enrico di Lombardia, e la città faceva parte della contea di Noto, di cui era investito Manfredi, figlio del conte di Policastro.

Avuto questi la signoria di Mazzarino, e saputo del portentoso rinvenimento della Sacra effigie, volle ocularmente visitarne il luogo.

Portossi con Beatrice sua moglie, col suocero Addone degli Arcadi, col fratello Ruggiero e col nipote Augusto, figlio di una defunta sorella e di Guglielmo Depuajolo, insieme alla Corte vescovile di Siracusa, nella nuova sua signoria, Mazzarino, ove sul sito del ritrovamento trovò eretta una chiesuola, che il predecessore Enrico aveva in miglior modo dotata di varie rendite pel mantenimento del culto. (1)

Ordinò pertanto che questa fosse demolita, ed in sua vece erigersi un magnifico tempio, a sue spese.

Come rilevasi dalla storia ecclesiastica del Di Giovanni, a pag. 263 del volume II; nel secondo mese, cioè in aprile dell’anno 1154, il tempio eretto dal conte Manfredi era bello e compiuto.

Esso era architettato ad unica navata, e di greco stile; vi si accedeva per una gran porta od ingresso a sesto acuto, volta a sud, ed occupava circa i due terzi dell’area attuale.

La volta era in grosse travi arabescate e dorate in maniere stranissime, e lo illuminavano finestre ogivali, secondo il gusto dei tempi.

  1. Eretta così la prima chiesuola alla trovata Immagine, nel 1130 il Marchese Enrico, signore della città, ne assoggettò le rendite alla chiesa vescovile di Patti. Infatti il canonico Nicola Giardina (Patti e la cronaca del suo vescovato, pag. 14), fra i 61 assegni fatti al monastero di S. Salvatore in Patti, al 31 ricorda; << la chiesa di S. Maria con suo patrimonio, presso Mazzarino>>, delle quali concessioni <<esistono nell’archivio della Cattedrale tutte le pergamene originali>> nei volumi : <<de fondazione>> e negli altri : <<Ecclesia Cattedrali.>> Lo stesso autore, a pag 34 dell’opera citata, riferisce che, con diploma originale scritto in lingua greca <in data 12 febbraio dell’anno seimila seicento quarantadue della creazione del mondo> (computo nell’era Bizantina, che corrisponde all’anno1134 dell’era volgare) <<il Re Ruggiero (II) confermò Giovanni (secondo vescovo di Patti) le concessioni fatte dal Conte suo padre, dalla Regina Adelasia, dal Duca Roberto e da tutti gli altri Principi, Duchi e Baroni suoi predecessori,>> ove figura anche <la chiesa di di S. Maria di Mazzarino,> citando il Giardina, le autorità del Pirro, vol, 2 pag. 771 ed il volume 1^ De Fondatione, da pag. 102 a 110. Ciò fu anche confermato nel maggio 1275 da Carlo di Angiò, trovatesi in Roma, e per ispinta del Papa. (V. Giardina op. citata, a pag. 52).

Capitolo 5 - Donazione fatta da Manfredi di Policastro …

Capitolo Quinto

 

DONAZIONE FATTA DA MANFREDI DI POLICASTRO…

AL TEMPIO DA LUI ERETTO IN ONORE DI MARIA SS.MA DEL MAZZARO (1)

Completo ed abbellito il Tempio, come si è detto, il Conte Manfredi recatosi in Mazzarino col cennato seguito, nell’aprile del 1154 fecelo consacrare dal Vescovo d‘Otranto, Geromino o Gerolamo, il quale a ciò fare fu facultato dal Cianuro di Siracusa, vacando il seggio episcopale di questa città, alla quale Mazzarino apparteneva ecclesiasticamente; e pria di ripartire formulò l’atto di donazione fatta al medesimo tempio, che fu rogato dalla Corte vescovile siracusana, ove conservasi l’originale, che per casuale incendio bruciò, a tanti altri che ivi esistevano, e che viene riportato dallo storico Pirri nella sua Sicilia Sacra.

Desunto dal Russo – Farruggia, stimo utile farne qui la trascrizione per intero:

<<In nomine Domini Nostri Jesu Christi Dei aeterni.

Anno ab eiusdem Incarnatione eiusdem Domini millesimo centesimo quinquagesimo quarto, Regnante Domino nostro Vellelmo Dei Gratia Sanctissimo et gloriosissimo rege Siciliane, Apuliae Ducatus, Altaliae Capuae principatus, anno primo mense vero secondo post obitum beatissimi regis Rogerii patris sui, mense aprilis, indizione seconda, quod <Sanctum et salubre pro defunctis exorare, et pro peccatorum quorum redemptione Deo, ac Sanctae Ecclesiae oblationes dare illius fortissimi viri Judae Macabre exsemplum dictamus, qui collectis duodecim milia dracmas argenti misit Yerosolimam, offersi eos, ibi pro peccatis mortuorum, ut veritas in tali evangelio adhortans dare inquit aelemosinam et omnia mundi sit vobis>

Ego igitur Manfredus comitis Simonis filius, pro anima regis Rogerii felicis memoriae, Deo et ecclesiae sancta eius genetricis Mariae, quam nuper in Mazarino construxi, oblationes et elemosinas dare extimavi, et comproficiantad salutem et gloriam gloriosi Comitis Rogerii pro avi mei; qui hanc patriam de mpiorum Saracinorum manu, ac tirannide potenter eripuit et sanctae Fidei subiugavit, et animae Henrici avi mei et eius coniugis comitissae; et ut gloriosa Virgo Dei Genitricis Maria intercedat pro Rege Villelmo, quem nobis de eourumstirpe et progeniae, Dei misericordia conservavit ex filiis ipsius, in perpetuum, et ut misericors Deus domino patri meo Simoni, mihique suo servo et filiis vel successoribus meis in perpetuum, annuento et consento domina Beatrice uxore mea, presentibus literis, offero dono, largior et perpetuo liber tradens, confirmo in predictam Ecclesiam Santa Maria de Mazzarino totam ipsam terram quod est in loco super loco ubi quodam fuit Piratum, quae terra est ab oriente fossatum, per quod decurrit ab altera terra, quae minor Ch’auge continet, et piratus inservit, a meridie Piratum et terram quam Saracini laborant; a septemtrione terram, quae montes habet prope Casale, sicut ex omni parte ab eis pluvialis aquae descendit, usquae ad inferiorem planitiem ex omni parte. Hii montes cum collibus collateralisbus et planiciebus suis confusi sunt ex omni parte. Nam ab oriente et viam quod vadit ad collonatum et labores, et inde sunt cavae etquasi rupes, et inde vadit per faciem meridiei ; per quam viam et per quodam conductum aquae in plana planiciae. Et similiter vadit quasi contra occidentem per ipsam viam et per idem conductum iusta gebiam colligendae aquae iusta viam pubblicam quae conducit ad Favaram et Buteram, et inde revolvit per facies occidenti set septemtrionis et vadit contra occidentem versus Casale Nazareni, per magnam viam pubblicam quae ducit ad Favaram et Buteram, justa praedictum Piratum, et juxta predictam terram Ecclesiasiae, et inde jiuxta terra predictam Petri Carusi et terram filiorum Joannis Calabriae, et inde per planam plani etiam vadit contra orientem, ad supradictam viam, et per eadem versus meridiem usque ad coltonatum in qua sunt cavae et quasi rupes, quas praediximus. He omnes praedictae terrae semper sint in libera proprietate, et proprietario jiure jiam dictae Ecclesiae, cum aquis supradictis, et omnibus intus habentibus. Similiter offero et dono eidem Ecclesiae

totum ipsum super aliud molendinum meum in eodemterritorio Mazareni supra Meaese in flumine, quod a Platia venit clausum quoque, et conductus aquae semper communia sint inter hoc molendinum et meum, quae vicina sunt.

Dono similiter ipsi Ecclesiae ipsam terram prope ipsum molendinum ; quae terra per se est super flumine et sub via. Pro qua terra ad adquandam, licet eidem Ecclesiae per conductum, qui jam cactus fuit, conducete aquam molendinorum, quandocumque voluerit, e team adaquare.

Nemo dumquam de mea terra aliquatenus prohibeat in praedicto molendino Ecclesiae sua molire quacumque grana. Consentio quod vinea esistente prope casale, quam lego Cajetano presbiteropriori huius Ecclesiae, proprietatem et mantiones olim diaconi Joannis, et eius amiate et Ugonis Blanci, et aliae quas idem prior fabricatus est, et cimiterio usque ad viam mntionis meae, quaeducit ad balneum, sempre sit in proprietate eiusdem Ecclesiae, et predicto balneo omnes clerici huius Ecclesiae, quandocumque voluerint, balneentur sine pretio.Ecclesia haec sewmper habet de silva Sofianae quacumque ligna, quanta et qualia fuit necessaria eidem Ecclesiae pro predicto suo molendino, et pro conducto suo, et pro cuntis aratris.

Et in super omni die duas salmas de lignis pro quoquina et furno suo. Dono insuper huic Ecclesiae, seu sempiterna proprietate confirmo, unam mantionem et familiam unius Sarcini villani de Mazarino, qui iam mortuus est, cujus nomen fuit Aseph, de quo sunt quatuor cum omnibus qui de illi nati sunt vel fuerint cum omnibus quoque, quae habere et possedere videntur, sempre sint in libera protestate et possedere videntur, sine aliquo servitio, vel dato terreni domino facendo. Sed quid quam terreno domini facere soliti sunt, vel persolvere debuissent eidem Ecclesiae faciant; et persolvant sub praecepto Prioris; et super haec omnia ipsis literis obligo et confirmo me et annualiter dare integram tertiam de omni decima, quam dare praecepi, de omni vidilicet lucro et proficuo, quod deinceps habuerint super omni dominio, quod hodie habere videmur.

Si quis vero more Burgentium decima, vel primitia danda, tenax fuerit, vel ribellis, virga virtutis meae corrigatur. Et quia haec ad huius

Ecclesiae regimen parva sunt, obligo et confirmo, me etmeos haeredes et successores pro omnium possessionum mearum, praemitiis sempre unoquoque anno eiden Ecclesiae in manu prioris dare terenos aureos centum.

Ego autem superscripta Beatrix uxor comitis, obbligo me et successores meos, vel ut ita succeditrices annuo dare similiter eidem Ecclesiae in manu prioris, unciam auri pro luminaribus et incensa.

Omnes bestiae vel pecora huius huius Ecclesiae, ut villanorum quorum per universam terram meam sempre quiete et libere pascantur in herba quoque et stabilis suis sine aliquo herbatico, dando alici; sed Ecclesia auferat herbaticum a suis villanis, de bestiis eorum.

Haec igitur omia supercripta in proprietario jure et libera protestate et sempiterna proprietate Mazarinensis Ecclesiae in omnibus futuris temoibus permaneant sub praecepto et libito Leonis presbiteri Cajetani, spiritualis patris, et compatris nostri, et successorum quorum canonico in intrantium.

Itaque nec nos, nec nostri haeredes et successores, vel aliqua hominis persona de omnibus praescriptis aliquid conrumpere audeant.- Quod siquis ausu temerario facere tentaverit, primam iram et maledictionem Dei, et ejusGenitricis semper Virginis Mariae, ad cuius honorem consecrata est Ecclesia, incurrat ; dehin in reali Curia, pro cujus maxime incolumitate facta est obligatio,donatio et confirmatio, sicut supra dictum est, firma et stabilis permaneant in perpetuum.

Ego Hyeronimus Episcopus Aydruntinus, qui hanc Ecclesiam Deo auctore rogata Siracusanae Ecclesiae, dominique Mnfredus consecravi (qia opus bonum esse video) approbo et manus meae scripto confirmo.

= Ego Parisius Siracusanus cantor testis.

= Ego Rogerius Falfius Siracusanus canonicus testis.

Signum manus domini Odonis de Arcadio, patris praedictae dominae Beatricis.

Signum manus Rogerii, filii praedicti comitis Simeonis patris dicti domini Manfredi.

Signum manus Bartolomei de Plaza, qui praest Siracusano Castello.Signum manus domini Augusti filii Villelmi Depuajolo sororis vidui praedicti domini Manfredi.

Questo è tutto quello che la storia narra in riguardo al nostro Tempio.

Traduciamo liberamente il su citato documento in latino.

In nome del Signorenostro Gesù Cristo Dio Eterno. Nello stesso annodell’incarnazione del Signore 1154, quando regnava il nostro Signore Vellelmo per grazia del Dio Santo e glorioso re di Sicilia, duca di Apuleia, principe di Capua, nel primo mese dell’anno dopo la morte del beatissimo re Ruggero suo padre, nel mese di aprile nel secondo mandato che preghiamo perchè santo e buono, e preghiamo Dio per la redenzione dei peccati e la Santa Chiesa offre oblazione per lui e lo indica come esempio agli uomini forti i quali hanno raccolto 210.000 dracme d’argento mandate a Gerusalemme offerti a loro in quel momento per i peccati dei morti, affinché la verità del Vangelo esorti a domandare l’elemosina e tutto il mondo sia con voi.

Dunque io, Manfredi,insieme al figlio Simone, per l’anima del re Ruggero di felice memoria per Dio e per Maria sua genitrice, poco tempo prima fece costruire una Chiesa in Mazzarino con le oblazioni e le offerte suddette, a pro e a gloria del glorioso conte Ruggero mio avochi liberò questa patria dall’invasione saracena e la liberò dalla potente tirannide e ricostituì la Santa fede, l’anima di Enrico mio avo e la sua moglie commissionarono affinché la gloriosa Vergine Maria interceda per il re Vellelmo per noi e la sua stirpe e i suoi figli, il Dio misericordioso conservi i suoi figli in eterno e la sua misericordia conservi mio padre Simone a me suo servo e figlio i miei successori per sempre e conservi mia moglie la signora Beatrice con la presente lettera offro e dono e raccomando mio figlio e la predetta chiesa di Santa Maria e tutta la terra di Mazzarino che è in quel luogo, sul luogo, la quale terra si trova ad Oriente che si estendeva verso un’altra terra del più piccolo continente lì dove servivano gli invasori e lavoravano i saraceni.

A settentrione della terra lì dov’è il monte Casale al di là della parte del fiume e che li discente e nella pianura sottostante e in tutte le parti. Su questi monti, sulle colline laterali e sulle pianure e per ogni parte. Infatti ad oriente vi è la via che percorre le coltivazioni, i laboratori,le cavi e le rupie che porta verso il nord, per questa via è condotta l’acqua dalla Piana di Piazza Armerina e similmente va quasi contrariamente ad occidente a Casale Mazzarino.

Per questa grande via pubblica che conduce a Favara e a Bufera, dove era stata annunziata la giusta parola della Chiesa, giunsero i pirati ma anche Pietro Caruso giunse nella terra terra del figlio Giovanni di Calabria per la stessa tra le pianure verso occidente per la suddetta via sia verso il mezzogiorno dove ci sono le coltivazioni, le cavi, le rupi come detto.

Tutte queste terre sono di libera proprietà sotto la giurisdizione della chiesa dunque offro alla Chiesa tutto quanto il mio territorio che da Mazzarino arriva fin qua il fiume che da Piazza discende e conduce l’acqua qui in queste mie terre. Dono alla stessa Chiesa quella terra fertile che è ad est sopra il fiume e sotto la via. E do licenza alla Chiesa di far condurre per questa terra fertile tutta l’acqua che vuole.

Tolgo dunque dalle mie terre il mio diritto dell’offerta del grano e lo cedo alla Chiesa. Dono le vigne esistenti sul monte Casale e consento al presbitero Caietano della stessa chiesa le proprietà e le mansioni che un tempo erano di Ugone Blanco, e concedo a lui tutti i fabbricati e il cimitero che si trova per la via e dono alla proprietà della Chiesa, i quali possono accedervi senza soldi quando vogliono.

Ancora dono alla Chiesa tutto il legno del bosco di Sofiana quando e quanto è necessario per la Chiesa. Dono due salme di legno per il forno. Confermo tutte queste proprietà alla Chiesa e affido la mezzadria dei campi alla famiglia dei contadini Sarcini di Mazzarino i quali morendo possono dare lo stesso incarico ai propri figli ma, essendo la Chiesa proprietaria di questo terreno, anche se tanti figli, la chiesa mantiene sempre il diritto di dare questo servizio a chi vuole. Obbligo di dare annualmente e integramente il terzo di ogni decima e quanti e quanti utilizzano denaro sporco o scopo di lucro se scoperti diano tutto alla Chiesa.

Se qualcuno disubbidendo a tali comandi con tenacia e vera ribellione lo correggerò con la verga della mia virtù e obbligo i miei eredi e i miei successori di dare tutti i miei possedimenti un po’ per anno più cento monete d’oro e obbligo i miei successori di dare11 monete d’oro per le candele e l’incenso della Chiesa.

Ogni mia bestia e mia pecora sia della chiesa e siccome i contadini, hanno sempre fatto pascolare in quiete e libertà le loro bestie sulla mia terra, obbligo la Chiesa a dare lo stesso diritto ai contadini. Do tutto ciò per sempre alla chiesa di Mazzarino sotto l’amministrazione del presbitero Leone Caietani, nostro padre spirituale e nostro con- padre e ad ogni successore canonico che verrà dopo di lui.

Tutto ciò che è stato detto non potrà essere corrotto dai miei eredi, dai miei successori, e da qualsiasi altra persona.

Se qualche temerario facesse tale tentativo subisca per prima l’ira e la maledizione di Dio e poi quella della vergine Maria a cui onore è consacrata questa chiesa. Presso la curia regale confermo e firmo quanto sopra donato e detto prima lo firmo e lo stabilisco per sempre in eterno. Io Gerolamo Vescovo di Otranto, col mandato della Chiesa che è in Siracusa approvo questa opera buona che ho visto e firmocon le stesse mie mani.

Testimoni = Parisi Siracusano Cantore

= Ruggero Falcio Siracusano Canonico

Firmato – Odone di Arcadio padre della Signora Beatrice

– Ruggero figlio del conte Simone padre del Signore Manfredi

- Bartolomeo di Piazza Augusto figlio di Villelmo Depaiolo e della sorella del Signore

Manfredi

  1. Notizie assunte da “Mazzarino di Pietro Di Giorgio Ingala” da pag 309 a pag.314 non inserite nel libro originale pubblicato nel 2006.

Capitolo 6 - Altre vicende del tempio della Madonna di Mazzarino

Capitolo Sesto

ALTRE VICENDE DEL TEMPIO DELLA MADONNA DI MAZZARINO (1)

Ai giorni nostri il primo tempio che sfoggia in magnificenza è quello di Santa Maria del Mazzaro. Sorge sull’altipiano estremo orientale della città. Esso, passati alquanti secoli, per vetustà rovinò in parte, e dalla pietà del popolo si vide risorgere come prima.

Il terremoto dell’11 gennaio 1693 indi lo adegua al suolo, e la pietà popolare mossa dal Rev. Padre Ludovico Napoli, mazzarinese cappuccino, ce lo ridà più grande e magnifico del primo, ricostrutto dalle fondamenta, nel 1782, architettato da un Buonaiuto da Siracusa.

Completato in tal modo il tempio, rimase privo di fregi e di ornati interni per ben 65 anni, finchè venne abbellito come infra diremo. Per quante spese si sostenessero nella sua erezione, tutta fu opera pietosa ed instancabile solerzia del popolo mazzarinese, come leggesi nello scudo che sormonta il maggiore ingresso, dalla parte esterna: <<Sumptibus populi 1782>>.

Solo la prospettiva fu in parte spesa del popolo ed in parte del capitano dei Granatieri di Siracusa, Luigi Sortino Orsini, cittadino mazzarinese, morto nel 1784

Sul principio del secolo XIX, la notte del giorno festivo della Patrona, nascostosi in detto tempio un laico francescano da Caltagirone ed un eremita di S. Corrado, derubarono gli arredi sacri della sacrestia, in oggetti preziosi che misero dentro un camice foggiato a sacco, seco trasportandolo in Caltagirone, nascondendolo in un soppalco del convento; ma dietro accurate indagini e ricerche, i mariuoli furono scoperti, denunziati alla giustizia e meritatamente puniti, restituendosi il tesoro al tempio derubato.

Avvenne poi che uno dei ladri fu buttato da un’alta finestra del carcere, in Trapani, restando estinto.

Altro fatto, che ha una storica importanza pel Tempio di S. Maria di Mazzarino, è il seguente: il 20 maggio 1843 moriva in Mazzarino il sig. Carmelo La Loggia di cospicuo casato, e per i funerali erasi eretto nel tempio in parola un gran catafalco.Fattasi sera, un falegname di fiducia, incaricato dei funerali, chiuse la chiesa, lasciando, per inavvertenza, un cero acceso sull’altare maggiore, che era di legno.

La notte, consumatosi il cero, il lucignolo acceso appiccassi all’altare, che andò in fiamme, non risparmiando il sacro ciborio. La pisside contenente la SS. Eucaristia si liquefece, e delle cinque sacre particole che conteneva si perdè ogni traccia, essendosi confuse tra le fiamme.

Allo spuntare del veggente dì, un tal P.Gioacchino, dei Minori Riformati Francescani, recatosi ivi pel primo a celebrar messa, in compagnia di certo Gregorio Nanfara, si accorse che per le fessure della porta, ancor chiusa, usciva del fumo.

Il Nanfara, corse subito per le chiavi, affine di accertarsi dell’accaduto. Aperta la chiesa ed entrati, videro distrutto l’altare dallo incendio della scorsa notte.

Grida e lagrime di dolore echeggiarono per quelle volte, e gli astanti, terrorizzati, non cercavano che del SS.mo fino al momento sfuggito a tutte le ricerche.

Ma i Reverendi, P. Antonino Buccola, minore Riformato, il canonico don Antonino Lo Nobile ed il Don Luigi Mancuso seguitarono o cercare fra la cenere l’Eucarestia.

Il Gregorio Nanfara, credendo vedere fra la cenere tre monete d’argento, prima che i sacerdoti si fossero dati a far ivi ricerche stese avidamente la mano in mezzo al fuoco non ancora spento, e prese tre delle sacre particole.

La destra gli si serrò e rattrappì, ma egli non fè molto del caso occorsogli. Due altre particole, rinvenute da un fanciullo, furono consegnate ai detti sacerdoti .

Il P. Buccola accortosi della mano rattrappita del Nanfara, si rincorò, ed <Apri, gli disse, tu tieni in mano il SS.mo!> Difatti, apertagli la destra, vi rinvenne le altre particole. Il Nanfara, temendo che gli amputassero la mano, consacrata, erasi reso irreperibile a tutte le ricerche, ma rinfrancato dopo tre giorni, gli fu sconsacrata la mano, e pubblicamente nella Chiesa Madre, S.Maria della Neve, in presenza dei testimoni, si redisse dalle autorità civili ed ecclesiastiche il verbale del fatto, che fu inviato al metropolita di Siracusa.

Dell’accaduto, a perpetua memoria, fu fatto un dipinto dal nostro concittadino architetto Sig. Giuseppe Margani, che dopo 40 giorni fu mandato allo stesso metropolita siracusano. Il fatto autentico ci è stato più volte raccontato dallo stesso ottantenne Gregorio Nanfara.

Nel 1847 cominciarono i lavori di abbellimento e di ornato interno, e la Sacra Immagine venne trasferita temporaneamente in Santo Antonio Abate, chiesa antichissima, poco lungi da ivi esistente, finchè ultimati i lavori, ed il tempio abbellito, quale ora ammirasi, con solennissima processione e da uomini ignudi, coperti di solo camice in segno di penitenza, venne trasportata nel 1855 nella splendida e nuova magione.

Tali lavori d’intonaco e di basso rilievo in stucco furono maestrevolmente eseguiti dal valente palermitano GiuseppeUltiveggio, che rifulse nei trofei ivi eseguiti.

Gli stupendi quadroni della volta della navata maggiore, a fresco, furono lodevole opera del pennello del non meno esperto palermitano Giuseppe Carta; che in numero di cinque rappresentano le fasi storiche del Tempio e del dipinto, cioè:

1. Il rinvenimento della Sacra Immagine;

2. La prima processione dopo il rinvenimento;

3. La consacrazione del tempio nel 1154;

4. La costruzione del moderno tempio prima del 1763, ai cui

lavori sorveglia P. Ludovico Napoli, cappuccino e riscuote le

offerte dal popolo. (La giovane che mette l’obolo nel vassoio

del laico è modellata da una figlia dello stesso Carta);

5. La processione della immagine nel 1855, appena terminata i

lavori, come sopra.

 

I quattro dottori della chiesa latina: S. Girolamo, S.Agostino, Sant’Ambrogio, e S. Gregorio Magno, nei quattro peducci reggenti la cupola, sono lavori a fresco del palermitano Pasquale Conti, che pinse pure i due quadri nelle volte delle maggiori cappelle, cioè l’Annunciazione e la Visitazione della Vergine.

Il 18 marzo 1865, un vento impetuoso,spirando dall’oriente e dallo scirocco, gittò a terra i due grandi vasi di pietra, che erano di finimento superiore laterale alla magnifica prospettiva,rovinando, nel cadere, il sottostante cornicione, che ne mostra tuttavia i segni.

Ma non si stette qui la pietà del popolo mazzarinese verso il novello Tempio

I grandi lampadari in prismi di finissimo cristallo sfaccettato, in numero di quindici, furono fatti a spese dei chierici, dei macellai e del popolo nel 1868; e la rifusione delle campane grandi fu eseguita nello stesso anno qui in Mazzarino dai fratelli Giacomo e Francesco Gerbino, ramai caltagironesi. (2)

Fu nell’agosto del 1874 che la deputazione della festa ritirava da Palermo la grande statua, scolpita in legno, che rappresenta la SS.ma Vergine, seduta, col bambino sulle ginocchia, che viene, processionalmente, portata nel giorno dell’annua festività.

Le corone di argento pel simulacro della Madonna e pel S. Bambino, insieme alla statua, furono fatte a spese del popolo.

Rimaneva solo a consacrarsi il tempio novello, e nel giorno 13 settembre1876 Monsignor Dottor Saverio Gerbino iniziava tale tale consacrazione con l’unica lapide dell’altar maggiore, che fu ricostruito tutto di vari marmi, su disegno del nostro prof. Giuseppe Giunta Batoli nel 1881, dal nostro marmista Antonino Piazza, come leggesi in una lapide marmorea dietro detto altare, la quale porta la epigrafe: <Altare hoc Antoninus Piazza

Huius civitatis Mazzareni

Construxit anno 1881>

“ Qusto altare è stato costruito nell’anno 1881 da Antonino Piazza per questa città di Mazzarino”. (1)

Cotal costruzione costò al popolo la somma di lire cinquemila.

Nello stesso anno 1881, furono messe alle due prime colonne le pile dell’acqua Santa, e furono costruiti dal nostro scultore Santi Rigani i due altari delle maggiori cappelle, a spese del defunto Cav. Francesco Cannada Faraci.

Finalmente il 2 luglio 1883, lo stesso vescovo Gerbino, allora Diocesano di Piazza Armerina, dopo 720 anni dacchè fu consacrato il primo antico tempio, con l’apposizione delle 13 croci, secondo il rito, consacrava l’odierno tempio, rendendolo basilica.

Nel 1892nella prima colonna destra di chi entra, fu infissa la lapide che ricorda tale consacrazione in questi sensi:

TEMPLUM HOC

QUANDAM RESTAURATUM, ET IN 2.DA JULII 1883

CONSECRATUM CURA REV.DI SAC.TIS ROCHI GIUJUSA,

UTI PROCURATORIS IPSIUS; AD PERPETUAM

REI MEMORIAM; ILL.MUS D.D. XAVERIUS GERBINO

UT EPISCOPUS CONSECRATOR

SEQUENTEM CECLARATIONEM IPSIUS LAPIDI

SCRIBERE MANDAVIT.

ANNO M.D.C.C.C.L XXXIII DIE II MENSIS JULII,

EGO D.R.D. XAVERIUS GERBINO EPISCOPUS PLATIENSIS

CONSECRAVI ECCLESIAM ET ALTARE MAJUS IN HONOREM

BEATAE VIRGINIS SUB TITULO GRATIARUM

(VULGO DEL MAZZARO) ET IN HONOREM SANCTORUM M.RUM

S. BENEDICTI, S. ATANASII, S.LUCIAE ET S. AGATHAE

QUORUM RELIQUIAS , SIMUL CUM ILLA EX SEPULCRO

BEATAE MARIAE VIRGINIS, INCLUSI INTRA SEPULCRUM PRAEDICTI

ALTARIS ET STATUI UT IN DOMINICA IV MENSIS JULII

CIUSCUMQUE ANNI, OFFICIUM CUM OCTAVA DEDICATIONIS

HUIUS ECCLESIAE CELEBRARENTUR, FIRMITER OBSERVATIS

RUBRICIS GENERALIBUS BREVIARII ET MISSALIS ROMANI;

ITEM CONCESSI SINGULIS CHRISTIFIDELIBUS IN DIE ANNIVERSARIO

CONSECRATIONIS HUJUSMODI IPSUM VISITANTIBUS

QUADRAGINTA DIES DE VERA INDULGENTIA IN

FORMA ECCLESIAE CONSUETA.

DATUM MAZARENI IN DECURSU SACRAE VISITATIONIS

DIE ET ANNO SUPRADICTIS

+ XAVERIUS EPISCOPUS

“Questo tempio è stato restaurato il 2 luglio 1883 e consacrato dal sacerdote Rocco Giujiusa per procura della Curia Vescovile; a memoria perpetua,dell’illustrissimo vescovo Saverio Gerbino.

La seguente iscrizione fu scritta su questa lapide. Nell’anno 1883 il giorno 2 del mese di luglio,io Saverio Gerbino Vescovo di Piazza Armerina consacrava Chiesa ed altare per la maggiore gloria della Beata Vergine Maria sotto il titolo delle Grazie(volgarmente detta del Mazzaro) e in onore dei santi martiri S. Benedetto,S. Atanasio, S. Lucia e S .Agata, le quali reliquie, insieme a quella del Sepolcro della Beata Maria Vergine messi all’interno del predetto altare e deposti nella 4 domenica del mese di luglio nello stesso anno, celebrando l’ufficio ottavo della dedicazione della chiesa osservando le rubriche generali del breviario e del messale romano. Concedendo ai singoli fedeli che nel giorno dell’anniversario della consacrazione visiteranno questo luogo quaranta giorni d’indulgenza secondo le regole della chiesa.Dato ai mazzarinesi nella ricorrenza della visita del giorno e dell’anno suddetto”.

(1) Notizie della storia di Mazzarino di Pietro e Di Giorgio – Ingala da pag.314 a pag.319

(2) Le due campane piccole non furono rifuse in detto anno, leggendosi in una di esse:<IHS Christus Rex

venit in pace, Verbum Caro factum est, Deus homo cactus est.S.Maria, ora pro nobis. Anno

M.D.C.C.XVI. Pedro Gusuman

(3) Le traduzioni dal latino sono quasi tutte in stile libero.

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Capitolo 7 - Descrizione dell’attuale Tempio

 Capitolo Settimo

DESCRIZIONE DELL’ATTUALE TEMPIO (1)

 

Dopo essermi alquanto trattenuto sulle vicende del Tempio di Nostra Signora, dalla sua origine fino ai notri giorni, è giusto fare pure osservare quanto havvi di notevole nell’interno dello stesso.

Entrati in esso, per primo si osservano due lapidi scolpite ed infisse nelle laterali pareti interne,accanto al maggiore ingresso, le di cui imposte furono eseguite dal maestro Raffaele Giusto da piazza nel gennaio 1735, come vi si legge.

Nella prima lapide, cioè, in quella a sinistra di chi entra:

SACRATISSIMAE IMMAGINI

B.V. MARIAE DE MAZARO HUJUS URBIS PATRONAE

MIRE CIRCA ANNUN MCXXV HIC REPERTAE

TEMPLUM CULTUMQUE

EREXIT, LARGITER DONAVIT, CONSECRARIQUE FECIT

PER HYERONIMUM QUENDAM HYDRUNTINUM EPISCOPUM

ANNO M . C LIV

MANFREDUS SIMEONIS POLICASTRI COMITIS FILIUS

BINA DEINCEPS LABE DIFFRACTUM BISQUE RESTAURATUM

TERTIO TANDEM RUINOSUM A FUNDAMENTIS REFECTUM

SUB ASSIDUIS DIUTURNISQUE CURIS

R.P LUDOVICI INDIGENAE, ORDINIS CAPUCCINORUM

POPULI MAZARINENSIS AERE SUO ET LABORE

AUCTIUS ORNATIUSQUE PERFECTUM

ANNO M DCCLXXII

“Sacralissima immagine della B.V. Maria del Mazzaro patrona di questa città, trovata qui circa 1125. La devozione costruì questo tempio,largamente donato, e lo fece consacrare dal vescovo Gerbino d’Otranto nell’anno 1154 Manfredi Simone Policastro lo commissionò.

Fu restaurato per ben due volte, fu ricostruito la terza volta sotto l’assidua cura R.P .Ludovico Napoli dell’ordine dei cappuccini di Mazzarino e lo arricchì col suo lavoro di ornamenti perfetti nel 1772”. (1)

La epigrafe della lapide a destra di chi entra è la seguente:

 

iNCOLA MAZARI OVET DIVAE SUB TEGMINE MATRIS

PATRONAM SEMPER QUAM INCLYO HONORE COLIT

PATRONAMQUE PETIT DAT PETRI SUMMA POTESTAS,

SUB MARIAE GRATUM NOMINE, SCEPTRA GERENS,

LIGNEA CUJUS IMAGO SAECLIS PLURIBUS ANTE

INVENTA AFFICITUR RELIGIONE PIA:

DELUBRUM EREXIT POPULUS CUI VIRGO ROGATA

LARGITUR GRATES DULCE LEVAMEN ADEST:

MAZARUS O FELIX ! O TERQUE , QUATERQUE BEATUS PECTORE QUIEM INSCULPTUM MATER AMORIS HABET

“Abitante di Mazzarino, esulta sotto la divina protezione della Madre, sempre nostra Patrona; alla quale rivolgi e pratica la preghiera, perché l’onore ci è dato dalla nostra patrona, dalla somma potestà di Pietro, e dal nome di Maria, che porta lo scettro ligneo, la cui immagine fatta nei secoli passati dalla pia religione, fu ritrovata. Chi va al santuario, eretto dal popolo, e prega la Vergine, ottiene le poesie e il dolce conforto. Felice Mazzarino! Per tre volte e quattro volte beato,colui che nel cuore suo, ha scolpitola Madre dell’amore”.

 

Il moderno tempio sorge maestoso sul luogo del rinvenimento della Sacra Immagine, sull’estremo altipiano ad est della città, volto ad occidente, ed ha tre navate.

La navata destra ha cinque arcate o cappelle, la prima delle quali non ha altare con il transito di Maria SS.ma di poca espressione artistica e di autore sconosciuto. (Detta tela non esiste ed è stata rimpiazzata da un bel dipinto di autore sconosciuto raffigurante la B.Vergine dal titolo Refugium peccatorum).

La seconda cappella ha una tela grande, alquanto antica, ma bene ideata, con dipintavi la Sacra Famiglia, ignorandosene pure l’autore.

La terza cappella ha un grande dipinto con Santa Orsola, discreto dipinto di autore sconosciuto.

La quarta cappella ha una grande tela dipinta da Domenico Provenzali, da Palma – Montechiaro, eseguita nel 1872, e rappresenta l’Assunzione.

A questa cappella fa seguito un vano, ov’è una porta secondaria volta a sud, che era l’ingresso maggiore del tempio fino al 1693, epoca in cui il terremoto lo atterrò.

Accanto al muro prima della quinta cappella, è appeso momentaneamente il bellissimo quadro del Paladini, raffigurante la Madonna del Rosario del 1606, di proprietà della chiesa di San Domenico, chiusa perché pericolante.

La quinta cappella fuori le arcate, ha un riuscitissimo dipinto di Giuseppe Carta palermitano, rappresentante S. Giuseppe, che adesso si trova nella quarta cappella del lato sinistro.

In questa Cappella adesso vi si trova un altare in marmo progettato dall’architetto mazzarinese Alessi Alfonso Salvatore e nella nicchia una bella statua lignea scolpita ad Ortisei: il Sacro Cuore di Gesù.

A destra di questa cappella evvi la sacrestia, ove sono da notare: il Crocifisso, trovato con la Sacra Immagine della B.V nel 1125, ed il ritratto del Rev. P. Ludovico Napoli, cappuccino, più volte ricordato, ai piè del quale si legge:

< A R.P. Ludovico Napoli a Nazareno, ex definitor, et Missionarius Apostolicus, virtutibus in omnibus, et…(cancellato) Preclarissimus, ipse a fundamentis Ecclesiam hanc B.Mariae V. a Mazaro suo labore ed industria aedificavit. Santitate tandem consumatus, evolavit in Coelum die 23 aprilis 1764, aetatis 56 >

Il Crocifisso adesso si trova nella sesta cappella a sinistra nella

nicchia sopra l’altare, come il quadro di P.Ludovico Napoli si trova a sinistra nella parete entrando dalla porta centrale.

La navata sinistra ha sei cappelle, la prima delle quali non ha altare, ma un cancello, col fonte battesimale, essendo il tempio suffraganeo alla chiesa parrocchiale. (Sia il fonte come il cancello in ferro battuto fu rimosso dal Parroco don Salvatore Arena come gli altari laterali nel rifacimento del pavimento della Chiesa.)

Dalla parete pende un quadro del Battesimo di G.C., dipinto dal Cav. Giovanni Perno Moscato.

La seconda cappella con altare è dedicata a S.Silvestro Papa, con grande dipinto di Sebastiano Ballistrieri Alessandrino come si legge. Momentaneamente vi è collocata la statua lignea di San Vincenzo Ferreri di proprietà della Chiesa S. Domenico.

La terza cappella è dedicata all’evangelista S. Marco ed ha un

dipinto alquanto antico di autore sconosciuto. Avanti vi è collocata la statua in vetro resina di San Pio da Pietrelcina, dono della famiglia Russo al Santuario, per grazia ricevuta.

La quarta cappella è dedicata alla B.V.dal titolo Refugium Peccatorum, col bel dipinto di autore sconosciuto, forse il migliore che si riscontra in questo tempio. (Adesso trovasi nella prima cappella a destra entrando, mentre ora vi si trova il quadro del S. Giuseppe dipinto riuscitissimo di Giuseppe Carta palermitano) Momentaneamente per la chiusura della Chiesa di S. Domenico vi si trova l’urna con il preziosissimo Cristo morto in pelle di bellissima fattura.

La quinta cappella è dedicata al martire S. Biagio, con discreto quadro di autore sconosciuto. Nel 1885 fu cambiato il posto con quello di S. Orsola.( Avanti si trova una piccola edicola con l’immagine in carta pesta dell’Ecce homo).

La sesta cappella ha l’altare fatto costruire dal Cav. Francesco Cannada – Faraci al nostro Rigani ed è dedicata alla SS.mo Crocifisso.

(Anche quest’altare non esiste più come gli altri, ma fu rifatto in marmo sempre su progetto dell’Architetto Alessi e sopra nella nicchia vi è stato collocato il Crocifisso rinvenuto insieme al quadro nel 1125).

Gli altari tutti, meno del maggiore, furono del ripetuto nostro Santi Rigani, costruiti in vari tempi.

Di fronte a questa navata, apresi il nuovo Oratorio dei confratelli sotto il titolo di Maria SS.ma del Mazzaro, la quale pia unione vanta un’antichità di più di tre secoli e mezzo di esistenza ed è aggregata a quella eretta in Roma sotto il titolo del SS:mo Nome di Maria e di S. Bernardo in Foro Traiano, come per rescritto della felice memoria di papa Pio IX in data 19 settembre 1873, e nelle processioni, come la più antica, precede il Clero.

Questo Oratorio ha un altare con dipinto della Patrona titolare, del catanese Angelo Tanasi, del 1876.

Circa la festa di Nostra Signora del Mazzaro, si sa che per decreto della Sacra Congregazione dei Riti, del 18 settembre 1814, le si assegnò la terza domenica di settembre, rispettandosi l’antica consuetudine; e con Breve pontificio del 6 settembre 1834 ebbe concesso ed approvato l’ufficio proprio, per il clero regolare e quello secolare della città. (Attualmente non esiste più la sede del nuovo oratorio perché nel 1978 – 79 fu trasformata in Cappella del SS.mo Sacramento per opera del Maestro Muratore Bilardo Salvatore e la sua ditta, commissionata dal parroco Don Carmelo Bilardo e dall’amministratore Mangiavillano Gaetano).

Antico fonte battesimale sito nella navata sinistra

Antico fonte battesimale sito nella navata sinistra

 

Particolare del rosone sopra l’altare maggiore

Particolare del rosone sopra l’altare maggiore

 

 

Ricostruzione dell’altare del Sacro Cuore di Gesù

Ricostruzione dell’altare del Sacro Cuore di Gesù

 

Ricostruzione dell’altare del SS.mo Crocifisso

Ricostruzione dell’altare del SS.mo Crocifisso

 

Ambone in noce nazionale, progettato dall’Arch. Alessi

Ambone in noce nazionale, progettato dall’Arch. Alessi

 

Altare maggiore in marmo e moka crem francese

Altare maggiore in marmo e moka crem francese

 

Confessionale in noce nazionale del 1800

Confessionale in noce nazionale del 1800

 

Crocifisso ligneo ritrovato nel 1125

Crocifisso ligneo ritrovato nel 1125

 

Coro ligneo in noce nazionale, progettato dall’Arch. Alessi

Coro ligneo in noce nazionale, progettato dall’Arch. Alessi

 

Interno Basilica-Santuario

Interno Basilica-Santuario

 

Fonte battesimale ottagonale progettato dall’Arch. Alessi

Fonte battesimale ottagonale progettato dall’Arch. Alessi

 

 

Interno Basilica-Santuario

Interno Basilica-Santuario

 

Organo a canne Ditta Polizzi di Caltanissetta – 1925

Organo a canne Ditta Polizzi di Caltanissetta – 1925

 

Statua lignea del Sacro Cuore

Statua lignea del Sacro Cuore


Capitolo 8 - La statua della Madonna del Mazzaro

Capitolo Ottavo

LA STATUA DELLA MADONNA DEL MAZZARO

La statua lignea della Madonna del Mazzaro è stata commissionata dal comitato della festa patronale per evitare di danneggiare di portare in processione la preziosa icona, raffigurante la Madonna delle Grazie affiancata dalle due martiri siciliane Agata e Lucia.

Essendo infatti la suddetta icona, formata da 5 tavole trasversali cucite l’una all’altra, facendo movimento lungo il sacro percorso, rischierebbe di scollarsi, di perdere colore, e quindi rovinarsi.

La suddetta statua è di scuola Palermitana e fu terminata nel 1874 ed arrivò nel nostro paese il mese di agosto dello stesso anno. L’autore era sicuramente un bravo artista, un provetto scultore, con mano esperta e delicata, purtroppo è rimasto sconosciuto.

La vergine è stata scolpita, seduta con il bambino sulle ginocchia, ed ai lati due angeli. Il volto della Vergine e del bambino Gesù sono bellissimi, comunicano amore e gioia.

La tradizione narra, che il viso della fanciulla più bella della nostra città, sia stato realizzato, copiato, nella scultura lignea della statua della Madonna. Questa storia non sappiamo se sia vera o no, però siamo più che certi, che il popolo ha voluto la Sua Madre la più bella di tutte le donne.

I due angeli con le mani indicano di elevare lo sguardo uno verso la vergine Maria e l’altro verso il bambino Gesù. La statua della Madonna con tutta la base è alta: metri 1,77, e larga cm 69, mentre l’altezza della sola Vergine è di metri 1,27, il bambino Gesù è di cm 37, l’angelo più piccolo misura cm 57 e l’altro più alto cm 66.

Da quella terza domenica di settembre del 1874 iniziò a portarsi per la festa patronale in processione la statua della Madonna del Mazzaro sino ai nostri giorni.

Il popolo cristiano di anno in anno ha donato alla propria Madre e Regina tantissimi ex voto ed oggetti in oro per le numerose grazie ottenute, da ingioiellare il collo e le braccia non solo della Vergine, ma anche di Gesù e degli angeli.

Anche la base dove è seduta la Madonna è ricoperta da ogni lato da un velluto rosso ove è stato cucito l’oro ed altri oggetti preziosi donati dai fedeli alla Madre di Dio.

Nell’anno duemila fu pulito l’oro della Madonna e fu trasportato in un nuovo velluto opera delle donne vicine e devote della nostra patrona, a cui va il nostro ringraziamento per tutto quello che fanno per dare decoro e splendore al nostro Santuario .

Durante il novenario il popolo di Mazzarino accorre a frotta a vedere la propria Madre pronta ad accogliere tutti e ciascuno.

È commovente vedere sfilare lungo il corso principale la Vergine Santa tutta vestita a festa con ori e pietre preziose, che sorride ai suoi figli con materna bontà e con dolcissima espressione benedicente.

Nel 1900 ci furono grandi festeggiamenti in onore della nostra patrona, fu preparato un carro trionfale a forma di nave e fu portato in processione il quadro e la statua.

Nell’infuriare della guerra nel settembre del 1940 la statua della Madonna non esce per le vie della città, ma la sua festa si celebra solo in Chiesa, mentre i fedeli elevavano ardenti suppliche perché il conflitto mondiale finisse al più presto.

La statua della nostra Patrona è stata sempre portata in processione dalla confraternita a spalla e con una tunica bianca.

Nel 1953 per la prima volta la Madonna viene portata da un camion addobbato con veli bianchi e drappi azzurri perché il Parroco don Salvatore Calì aveva sciolto la confraternita, perché erano diminuiti di numero ed anche per motivi politici.

Nel 1971 la parrocchia si trasferisce a S. Domenico per rifare il pavimento della Chiesa, quindi la festa patronale si è dovuta celebrare nella suddetta chiesa.

Nella prima festa patronale celebrata dal nuovo parroco don Carmelo Bilardo, viene portata in processione sia il quadro che la statua dai confrati del Signore dell’Olmo.

Nel 1980 per la collocazione della porta bronzea esce nuovamente il quadro e la statua trainata dai buoi, mentre gli altri anni la statua è uscita in processione con il camion.

Nel 1990 il suddetto parroco ripristina la confraternita Maria SS.ma del Mazzaro e da allora la Vergine Santa viene portata a spalla dai confrati con una tunica azzurra, il colore del manto della Madre di Dio.

La statua della Madonna dopo più di quasi cento venti anni ha bisogno di qualche restauro, ed allora il parroco il 22/05/ 1990 inoltra la prima domanda alla Provincia con esito negativo, la ripete il 09/06/1991 all’Assessorato Regionale P.I. anche questa volta con esito negativo. Per la terza e quarta volta la domanda viene presentata all’A.A.P.I.T nel 16/04/1992 e nel 9/9/1993, purtroppo anche qui le porte sono chiuse.

Infine l’ultima volta viene presentata la richiesta di restauro alla Regione Siciliana all’Assessorato ai BB.CC.AA nel 1994 e dopo un anno viene accolta la pratica. Dopo la festa patronale del 1995 viene ritirata la statua, che viene riconsegnata nell’aprile del 1996, dalla ditta Calvagna Giovanni.

Restaurata la statua si incomincia a pensare a realizzare una vara nuova e più bella per la nostra Patrona e così insieme alla confraternita si incomincia a riflettere e a sposare lentamente la causa.

Nella messa di mezzanotte del 19/09/1998 viene portato il plastico della vara della Madonna realizzato dallo scultore Paolino Chiolo nella processione offertoriale per presentarlo in anteprima alla confraternita.

Nasce il comitato “pro Vara”, per reperire i fondi per le realizzazione della suddetta, denominata “Domus Aurea”. Il desiderio è quello di volere realizzare per la nostra Mamma Celeste una casa preziosissima, d’oro, ma purtroppo per il costo elevatissimo ci siamo dovuti accontentare di costruirla in argento.

Il comitato nasce ad inizio dei lavori il 05/03/1999 ed è formato dal Rettore-Parroco don Carmelo Bilardo, il presidente della congrega Franco Giuseppe, dal vice presidente Antonio Turone, dal segretario Santo Vicari, dal cassiere Vincenzo Pace e dai responsabili Carmelo Sinopoli e Salvatore Marino.

Nell’anno del giubileo del terzo millennio la vara è pronta al 99 % e viene utilizzata lo stesso per la processione. Il costo complessivo della suddetta vara è stato di £ 120.000.000.

Per l’onomastico del defunto Parroco Don Salvatore Arena, il giorno sei del mese di agosto, fu ideata e realizzata una cappellina esterna, nel muro della scala del campanile, sul lato sinistro della facciata, all’inizio della Via Leonardo da Vinci, per opera del marmista Giuseppe Orlando e del muratore Camilleri Luigi.
Fu collocata nella suddetta piccola cappella, la statua in legno della Madonnina del Mazzaro che veniva portata in processione per annunciare sia il Sabato Solenne e sia l’inizio del solenne Novenario in onore della Madonna nella solenne festa Patronale.

La suddetta statua baciata dal sole e dal freddo, andava di anno in anno sempre più deteriorandosi, allora si pensò di metterne una copia in marmo, mentre l’artista Paolino Chiolo cercava di bloccare il processo di distruzione, e restaurandola nel migliore dei modi.

Si affidò l’incarico allo scultore Leonardo Cumbo di Palermo e si firmò il contratto con il parroco il 01/12/1991(giorno del compleanno del parroco), e fu consegnato l’anticipo di due milioni del vecchio conio insieme alla statua della Madonna, per farne copia conforme.

La consegna della statua in marmo doveva avvenire entro il mese di febbraio 1992 data che non fu rispettata e fu consegnata invece il 15/05/1992.

Si completa la somma con £ 5.550.000 (cinque milioni e cinquecento) così il prezzo totale fu di settemilioni cinquecento lire.

Questa somma venne raggiunta sia dai risparmi realizzati dalla parrocchia sia dalla raccolta fatta dal nostro infaticabile economo “u zu Taniddu u sacristanu”.

Antica vara con la Madonna in uso sino al 1999

Antica vara con la Madonna in uso sino al 1999

 

Statua lignea scuola palermitana XIX sec

Statua lignea scuola palermitana XIX sec

 

Processione Madonna del Mazzaro 1977

Processione Madonna del Mazzaro 1977

 

Statua lignea di scuola palermitana del XIX° sec. Trainata dai buoi

Statua lignea di scuola palermitana del XIX° sec. Trainata dai buoi

 

Statua della Madonna del Mazzaro, festa patronale 1979

Statua della Madonna del Mazzaro, festa patronale 1979

 

Statua lignea di scuola palermitana XIX° sec. con il nuovo fercolo in argento opera dello scultore P. Chiolo -2000

Statua lignea di scuola palermitana XIX° sec. con il nuovo fercolo in argento opera dello scultore P. Chiolo -2000

 

Capitolo 9 - La Cappella del Santissimo Sacramento e Tabernacolo in bronzo

Capitolo Nono

LA CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO E TABERNACOLO IN BRONZO

Il Corpo del Signore era conservato da sempre nel bel tabernacolo dell’altare maggiore sino al 5 agosto 1979 quando fu inaugurata l’attuale cappella del Santissimo Sacramento.

Essa misura m. 8,41 di lunghezza e m, 4,4 cm. ed alta m 3,80.

Era adibita l’attuale cappella ad oratorio della confraternita Maria SS.ma del Mazzaro, ma dallo scioglimento della suddetta congrega nel 1956 divenne sacrestia, e dopo la festa patronale del 1978 quando la parrocchia fu elevata a Santuario cittadino, il parroco si preoccupò di volere creare un posto ritirato, intimo, silenzioso, ove si potesse pregare intensamente, senza essere disturbati da persone distratte.

Fece quindi preparare allo scultore architetto La Magna un progettino per ubicare l’ambone, l’altare, ed il tabernacolo.

In brevissimo tempo questi consegnò il progettino che fu affidato alla ditta Bilardo Salvatore, che nella primavera del 1979 iniziò i lavori.

Il bellissimo pavimento di maiolica di Caltagirone dipinto a mano, datato 1739, era completamente rovinato e fu tolto per rifarlo con marmo di Carrara come quello della chiesa. A stento si recuperò quello che era sotto qualche armadio dove erano conservati i paramenti, e si realizzò attorno all’altare un tappeto di 4 metri li lunghezza per metri 1,40 di larghezza.

La commissione con il parroco andò a Catania per far preparare alla Ditta di marmi il signor Commendatore Marino: l’altare, l’ambone ed il rivestimento delle parete in pietra lavica.

Il suddetto altare fu realizzato in due bei blocchi di pietra lavica dell’Etna, esso misura cm 94 di altezza, cm. 86 di larghezza, mentre la mensa è lunga cm 162, e larga cm 62 e cm 14 di spessore.

L’ambone fu preparato dalla stessa ditta e realizzato anche questo in due pezzi, una stele in pietra lavica alta cm 90, larga cm 30, e sopra collocato un leggio dello stesso materiale incastonato nella stele, di altezza cm20, di larghezza cm 35.

I muratori ricavarono nella parete destra appena si entra, una nicchia per collocare la statua della Madonna del Mazzaro . Si rivestì di un bel velluto azzurro e si chiuse con una cornice a vetro per dare la possibilità di essere vista appena si entra, o dalla parte della villa, mentre la gente passeggia.

Si passò a fare la parete frontale sempre in pietra lavica come a giro per tutto il perimetro ad un metro di altezza dal pavimento.

Si diede incarico allo scultore nel febbraio del 1979 di realizzare un tabernacolo in bronzo, e dopo aver studiato i vari bozzetti, ad aprile, si scelse il bozzetto che diventò l’attuale tabernacolo, portato a termine intorno alla seconda metà di giugno.

Lo scultore vorrebbe spedirlo, ma il costo sarebbe stato un po’ elevato, e non navigando la parrocchia nell’oro il parroco si decide di andarlo a prendere a sue spese con la macchina.

Spinto dall’entusiasmo ed anche da una certa incoscienza dettata dall’età, in compagnia di un giovane: Aurelio Mazzola parte di sera per la Capitale.

Arrivarono al mattino e nel pomeriggio caricarono la macchina del tabernacolo e ripartono.

Gonfiarono per bene le ruote della macchina, una Fiat 850, e ripartirono per la Sicilia.

Con la grazia del Signore e la protezione della Vergine Maria, nella tarda nottata arrivarono stanchi, ma contenti perché tutto era andato bene.

Il pannello di bronzo dorato misura cm 130 di lunghezza e cm 108 di altezza e raffigura la pesca miracolosa.

Ogni cristiano quindi è un “chiamato” dal Signore per essere pescatore di uomini, di avere fede a buttare le reti, anche dopo l’insuccesso, perché tutto viene risolto per il meglio, se “nella Tua parola calerò le reti”.

Sopra il tabernacolo a chiusura della facciata principale in pietra lavica, vi e collocata una tavola curva ove è disegnato l’arcobaleno, segno dell’alleanza di Dio con la nuova umanità, e Cristo è la nuova eterna alleanza del nuovo Israele.

La cappella si arricchisce di dieci banchetti di un metro e 20 cm in noce nostrale, realizzati dalla ditta Toscano Giuseppe e Giannuzzo Carmelo, più due sgabellini, ricavati da una buona quantità di legno donato dal nostro parrocchiano il dottor Giuseppe Quattrocchi.

I lavori in muratura fervono in maniera vertiginosa, già a luglio è quasi tutto pronto, si completa l’impianto luce, le due porte vengono nascoste da due tende di un bel velluto azzurro, la porta d’ingresso fu sverniciata e portata al suo primigenio splendore dal giovane Tanino Marino, si colloca dietro la vecchia porta in legno sita dirimpetto la statua della Madonna un cancello in ferro tra muro e muro per dare la possibilità alle persone che passeggiano nella villa di sostare e di vedere la Patrona della nostra città, ed il Santissimo Sacramento.

Con la fine di luglio tutto è pronto per l’inaugurazione avvenuta il 5 agosto da parte del Vescovo di Piazza Armerina Mons. Sebastiano Rosso, che si complimentò per l’ottima opera realizzata .

Le pareti nude e bianche attendevano quasi di essere ricoperte e rivestite di qualcosa di prezioso, ed il parroco diede incarico allo scultore locale Paolino Chiolo, di scolpire in legno di tiglio dolce, pannelli tematici riguardanti l’Eucarestia, che narrassero scene del vecchio e nuovo testamento.

Dopo cinque anni di lavoro 14 metri e 22 cm di pannelli per 1 metro e 63 cm di altezza, rivestono le pareti della cappella.

Sono sculture meravigliose, che narrano in maniera magistrale l’Eucarestia, fonte e sorgente della vita cristiana.

Fu tolta la porta di legno esterna, collocata dirimpetto alla statua della Vergine e fu sostituita con una di ferro con dei vetri antisfondamento, mentre per dare maggiore visibilità alla Patrona fu tolta l’inferriata tra la porta e lo spigolo della parete interna.

Passiamo adesso a descrivere i pannelli scolpiti dal nostro bravo ed impegnato artista.

Entrando nella cappella, a destra troviamo scene del nuovo testamento, il primo pannello a partire dall’altare vi è scolpito l’istituzione dell’Eucarestia, (Mt 26,26) gennaio 1982; continuando nell’arco è collocato il simbolo del covone di grano ed il grappolo d’uva, dicembre 1982; poi segue la parete con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, (Mt.14,13) aprile 1984; e dopo la nicchia della Madonna il miracolo dell’acqua trasformata in vino a Cana (Gv 2,1 ss) giugno 1984.

Prima della porta, nella piccola parete, vi è il pannello dell’angelo dell’adorazione, (febbraio 1985) ed il simbolo del pellicano, (dicembre 1982).

Entrando a sinistra a partire dall’altare vi troviamo scene dell’Eucarestia del vecchio testamento, la prima vi è la scultura della pasqua ebraica con l’uccisione dell’agnello, (Es.12,5-12) aprile 1983, segue il simbolo del pellicano (dicembre 1982) e poi Elia che l’angelo invita ad alzarsi ed a mangiare (1Re 19,5-6)ottobre 1984 e dopo la porta vetrata, l’Alleanza di Dio con Abramo. (Gen. 15,17-19) gennaio 1985; chiude la parete con la scultura degli angeli della luce, della preghiera e della parola (febbraio 1985), ed il simbolo del covone di grano e del grappolo d’uva, materia dell’eucarestia.

Le ultime modifiche furono fatte nell’anno 2005 con la sostituzione delle tende in broccato dorato dono della famiglia Colaianni – Vinciguerra, con la messa in opera della signorina Concetta Li Destri, mentre la nicchia fu stuccata e pittata in colore oro dalla ditta Padellaro.

Il restauro della porta fu fatta dalla ditta Galanti Francesco per il prezzo di € 150,00.

La cappella del SS.mo Sacramento è diventata per il nostro santuario il “sancta sanctorum”, il gioiello più prezioso, il luogo della tenda, della presenza, della shekinà del Signore, il luogo dove il popolo può pregare e parlare cuore a cuore con il suo Dio, e fu dal Vescovo di Piazza Armerina Mons. Rosso benedetta per la seconda volta il 6/9/1985 alla presenza di una folla immensa festante e devota.

Cappella SS.mo Sacramento - Le nozze di Cana

Cappella SS.mo Sacramento – Le nozze di Cana

 

Pellicano - P.chiolo

Pellicano – P.chiolo

 

L’Angelo della Preghiera

L’Angelo della Preghiera

 

Alleanza tra Dio e Abramo

Alleanza tra Dio e Abramo

 

Angelo della parola e della luce

Angelo della parola e della luce

 

Cappella SS.mo Sacramento – La Pasqua Ebraica – P. Chiolo

Cappella SS.mo Sacramento – La Pasqua Ebraica – P. Chiolo

 

Cappella SS.mo Sacramento – La Pasqua Ebraica

Cappella SS.mo Sacramento – La Pasqua Ebraica

 

 

L’Angelo della Preghiera – P. Chiolo

L’Angelo della Preghiera – P. Chiolo

 

Simboli Eucarestia: grano e uva P. Chiolo

Simboli Eucarestia: grano e uva P. Chiolo

 

Ambone Cappella SS.mo Sacramento

Ambone Cappella SS.mo Sacramento

 

Altare Cappella SS.mo Sacramento

Altare Cappella SS.mo Sacramento

 

Altare Cappella SS.mo Sacramento

Altare Cappella SS.mo Sacramento

 

Cappella SS.mo Sacramento -  La moltiplicazione dei pani e dei pesci – P. Chiolo

Cappella SS.mo Sacramento – La moltiplicazione dei pani e dei pesci – P. Chiolo

 

Cappella SS.mo Sacramento – Ultima Cena – opera dello scultore P. Chiolo

Cappella SS.mo Sacramento – Ultima Cena – opera dello scultore P. Chiolo

 

Cappella SS.mo Sacramento – Tabernacolo in bronzo - Opera dello scultore E. La Magna

Cappella SS.mo Sacramento – Tabernacolo in bronzo – Opera dello scultore E. La Magna

Capitolo 10 - Presbiterio – Altare – Ambone

Capitolo Decimo

PRESBITERIO - ALTARE – AMBONE

Presbiterio

Il Presbiterio ha subito lungo gli anni parecchie trasformazioni dovuti sia ai cambiamenti liturgici come al desiderio di arricchirlo e migliorarne lo stato in cui si trovava precedentemente.

L’altare monumentale o maggiore, prima era in legno, ma andò distrutto il 20 maggio 1843 per un incendio causato da un cerone acceso e fu ricostruito su disegno del prof. Giuseppe Giunta – Bartoli e dal nostro concittadino il marmista Antonino Piazza nel 1881come ancora porta scritto un a piccola lapide di marmo: <Altare hoc Antoninus Piazza, huius civitati Mazareni costruxit anno 1881.>

Davanti c’erano 4 colonnine in marmo finemente lavorate dove poggiava una mensa attaccata all’altre maggiore ove veniva celebrata la S. Messa dal sacerdote con le spalle rivolte verso l’assemblea.

Per salire al presbiterio c’erano tre gradini, e per arrivare all’altare altri due scalini. Alle pareti laterali c’era un coro in legno ove sedevano i sacerdoti durante le funzioni solenni per la festa patronale.

Nel 1940 il presbiterio fu arricchito di due balaustre in marmo che furono collocate dinanzi il primo gradino e vi rimasero sino al 1972 quando fu rifatto il pavimento della chiesa.

Dopo il concilio vaticano secondo, con la riforma liturgica, l’altare, cioè la sola mensa e le 4 colonnine fu trasportato ad un metro dal gradino superiore i tre gradini furono ridotti in lunghezza ed accanto al muro del presbiterio sia a destra che a sinistra ad un metro verso il centro si riempì da creare una piattaforma ove furono collocate le pile dell’acqua santa per essere adibite a leggio.

A sinistra guardando il presbiterio, dietro il leggio vi si collocò la sede presidenziale e le due balaustre furono collocate davanti il muro di destra e di sinistra sempre del presbiterio lasciando lo spazio per una sedia, perché il coro ligneo dopo che fu fatto il pavimento dell’altare maggiore andò distrutto.

La seconda riforma fu fatta nel dicembre 1975; le pile dell’acqua santa furono rimesse al loro posto e si diede incarico al marmista Orlando Giuseppe di costruire due leggii uno sito davanti alla sede a sinistra guardando l’altare maggiore e l’altro a destra dove veniva proclamata la parola di Dio.

Nel 1980 si commissionò alla Ditta Milletarì di Roma un coro ligneo su disegno dell’architetto Alfonso Salvatore Alessi, purtroppo alla suddetta ditta fu dato un anticipo di £ 5.000.000 (cinquemilioni) e nonostante le telefonate e le visite fatte alla capitale, il coro non arrivò mai ad essere completato, o meglio non era stato mai cominciato.

Fu dato l’incarico alla ditta D’Aleo Francesco per realizzare il precedente coro. Per l’occasione fu ristrutturato tutto il presbiterio per opera dell’architetto Alessi Alfonso Salvatore.

Infatti si prolungò il presbiterio di m. 2,45 e di m. 1,40 di larghezza in direzione della cappella e della nuova sacrestia.

Si collocò il nuovo altare quasi al centro dell’arco del presbiterio e tra l’inizio dell’ultimo scalino che si sale, sino all’altro piano dove è collegato il coro, misura m. 4,60, mentre dal primo scranno del coro sino alla parete dell’altare è di m. 7,78.

Il presbiterio era aperto e chiunque scendeva giù nel salone disturbava lo svolgimento delle funzioni religiose, quindi si dovette chiudere con una parete di legno a destra e a sinistra di cm. 182 ed altezza m. 2,61.

Al centro di queste furono collocate due porte con le immagini delle due martiri siciliane Sant’Agata e Santa Lucia, di altezza cm. 169 e di larghezza cm. 59.

Le suddette immagini furono realizzate a Delia da un artista che lavorava il vetro : il signor Mingoia e la spesa di ciascuna immagine fu di £ 1.000.000 (un milione).

Il coro fu collocato sopra un rialzo in legno di 20 cm. per tutto il piano del presbiterio lavorato a schiena di pesce a parquet, all’altezza del primo gradino dell’altare maggiore.
Tutto il presbiterio è tappezzato a parquet, come anche i tre gradini di accesso.
Il coro ligneo è formato di nove scranni con un inginocchiatoio unico sia a destra che a sinistra e

termina verso l’altare con due panchette, e così nella parte della parete terminale.
Il progetto è dell’architetto Alessi e la ditta D’Aleo usò per il coro legno di noce nazionale. Esso

misura m. 5,30.
L’inginocchiatoio misura m. 1,06 di altezza, lo scranno da terra è m. 2,22 sino al triangolo, dalla

sedia misura m. 1,85, l’altezza della sedia è di cm. 52 e la larghezza cm. 50.


L’altare

L’altare prima del concilio era addossato all’altare maggiore, poi per la riforma liturgica, il parroco don Salvatore Arena fece spostare la mensa con le 4 belle colonnine tornite, sotto l’architrave della cupola intorno all’anno 1972/73.

L’attuale altare si rese necessario dopo la ristrutturazione di tutto il presbiterio per opera dell’architetto Alfonso Salvatore Alessi, divenendo così la perla preziosa, il centro, il cuore di tutta la riforma.

Il suddetto altare è stato realizzato in marmo “Mokacrem del Portogallo”, dalla prestigiosa ditta Alberghina di Caltagirone arricchendo così il nostro presbiterio.

Questo fu progettato dall’architetto Alessi per tributare un omaggio alla patrona della nostra città, facendo ripetere in maniera geniale nel blocco marmoreo della base, una M in fuga, cioè il nome di Maria perché il tempio è un santuario mariano.

Il blocco in marmo con la fuga della M è alto cm. 96 e largo cm. 85, mentre la mensa ha uno spessore di 10 cm. per una lunghezza di m. 2, 40 e di larghezza m. 1,15.

Questo altare di marmo pregiato fu consacrato il 6 Settembre dell’anno 1985 con la benedizione della cappella del Santissimo Sacramento

Il costo complessivo dell’opera è stato di 25.000.000 (venticinque milioni) delle vecchie lire, mentre il progetto dell’altare e di tutto il presbiterio è stato dono del suddetto architetto.

Anche l’Altare è stato impreziosito dallo scultore catanese Domenico Gerbino, con dei pezzi magistrali.

Sopra la M a trapezio scaleno davanti l’altare vi è scolpita la resurrezione: un bel volto di uomo nuovo, di uomo risorto in mezzo a 12 stelle, segno delle nuove 12 tribù d’Israele, cioè di tutto il popolo santo di Dio chiamato a vivere con Cristo risorto, e come Cristo risorto.

Dal retro dell’altare abbiamo la scultura del volto sfigurato e morto di Cristo, ed il triangolo isoscele misura i due lati uguali cm. 103 cadauno ed il lato disuguale cm. 202.

Alla fine dell’ultima M dell’altare nella parte anteriore vi è scolpito in un pannellino di cm. 14 di larghezza per 31 di altezza un libro: la parola di Dio, mentre dalla parte posteriore in un pannello della stessa grandezza un agnello immolato, che toglie i peccati del mondo.

Al fianco dell’altare, a destra guardando, vi è scolpito in un pannellino di cm. 30 di larghezza per 41 di altezza un bel covone di grano, mentre a sinistra vi è scolpito un grappolo d’uva.

Il prezzo fu molto stretto: £ 2.200.000 che lo scultore praticò, per voler lasciare un ricordo al nostro santuario.


Amboni

Il primo ambone fu fatto in marmo bianco di Carrara realizzato dal marmista Orlando Giuseppe, che fu collocato al posto delle acquasantiere riportate al loro posto alla fine dell’anno del 1975.

Era così formato: una base in marmo dove s’innalzava una colonna tornita e alla fine di questa poggiava un leggio in marmo.

Nella parte anteriore del leggio, c’era la scritta: “Io sono la Verità”.

Il secondo ambone fu realizzato in legno su progetto dell’architetto Alessi e fu realizzato dalla ditta Li Destri Vincenzo in noce nazionale, a forma di semicerchio con un pannello centrale e altri due pannelli a destra e due a sinistra, e da punta a punta esteriormente misura m 1,25.

Il pannello centrale misura m 1,30 e gli altri 4 sono alti cm106 e la larghezza di ogni pannello è cm 48.

Altare Maggiore in marmo in “Mokacrem Portoghese”

Altare Maggiore in marmo in “Mokacrem Portoghese”

 

Particolare dell’altare raffigurante la materia dell’Eucarestia: Grano e Pane

Particolare dell’altare raffigurante la materia dell’Eucarestia: Grano e Pane


Particolare dell’altare – Uva e Vino

Particolare dell’altare – Uva e Vino

Particolare dell’altare – avanti: Cisto Risorto

Particolare dell’altare – avanti: Cisto Risorto


Particolare dell’altare – dietro: Cristo Agnello Immacolato

Particolare dell’altare – dietro: Cristo Agnello Immacolato

 

Capitolo 11 - Porta della Salvezza

Capitolo Undicesimo

PORTA DI BRONZO”

Porta della Salvezza”

La prima volta che si incominciò a parlare di porta di bronzo, per la parrocchia santa Maria Maggiore fu nel lontano dicembre 1976, quando allo studio d’arte di Roma dello scultore Lamagna, il parroco chiese un preventivo a scopo solamente informativo.

Infatti la porta principale della parrocchia in legno massello necessitava di restauro e di una bella sistemazione, ed occorrevano parecchi milioni delle vecchie lire per realizzare il suddetto lavoro.

Il preventivo della porta bronzea fu di £ 35.000.000 (trentacinque milioni) ma si rimase perplessi perché la cifra allora per la parrocchia sembrava irraggiungibile.

Il parroco magari accarezzava il sogno di vedere una bella porta per il futuro santuario, incastonata al centro della purissima e bellissima facciata, ma concretamente la precarietà economica vedeva irraggiungibile.

Nell’anno 1977 incominciammo a fare richiesta a Sua Ecc.za Mons. Sebastiano Rosso Vescovo di Piazza Armerina di elevare la Parrocchia a Santuario Cittadino, e per quasi tutto l’anno la risposta fu: ”ora vediamo”.

Finalmente dopo varie insistenze, ricorrendo il 50° dell’erezione della chiesa a Parrocchia, il Vescovo si decise ad emettere il decreto.

Alla certezza che il Pastore della diocesi, avrebbe emesso il decreto di elevare la Parrocchia a Santuario, fu l’occasione per decidere, per questo fausto evento, di realizzare: “La Porta della Salvezza”.

Il 02 gennaio del 1978 si stipulò il contratto che qui trascrivo da copia fedele.

Tra lo scultore Ernesto La Magna via S:Caterina da Siena 44, Roma e il Rev. Sac Don Carmelo Bilardo, parroco del Santuario della Madonna del Mazzaro, in Mazzarino, si conviene quanto segue:

Il parroco don Carmelo Bilardo commissiona un portale in bronzo modellato dal Lamagna per il suddetto Santuario, così come da progetto allegato.

Il portone sarà costruito come da relazione descrittiva allegata.

Il costo dell’opera completa (modellazione, costruzione, trasporto e messa in opera) è di

£ 35.000.000 (trentacinque milioni).

Il parroco don Carmelo Bilardo versa quale acconto allo scultore Lamagna per il predetto lavora la somma di £ 2.000.000 (due milioni), e si impegna a versare al Lamagna la rimanente cifra man mano secondo le sue possibilità sino al compimento del lavoro.

Lo scultore Lamagna si impegna a preparare le crete entro un anno dalla data della presente scrittura.

Le crete saranno visionate ed approvate prima della fusione dal parroco don Carmelo Bilardo.

In fede

Don Carmelo Bilardo Ernesto Lamagna”

Relazione tecnica per la porta della Salvezza

Santuario Madonna del Mazzaro

Mazzarino – Caltanissetta

Il portone viene realizzato con una intelaiatura interna in acciaio di forte spessore e sezione, ricoperto in lastra di bronzo.

Sulla facciata esterna del portone, sono sovrapposti sette pannelli, uno superiore e sei sottostanti, tre per ciascuna anta.

I pannelli sono in bronzo fuso a cera persa e rappresenteranno le seguenti scene in bassorilievo:

Pannello superiore fisso: Madonna centrale con bambino , S. Giovannino e figura di uomo lateralmente.

Pannelli inferiori:

  1. Storia di Abramo

  2. Annunciazione

  3. Mosè e passaggio del Mar Rosso

  4. Battesimo di Gesù

  5. Terra promessa

  6. Apocalisse

Di tutti i pannelli sopra descritti, saranno preparati dal Lamagna bozzetti e sottoposti all’approvazione.

Sac. Don Carmelo Bilardo Ernesto Lamagna

Descrizione dei pannelli in bronzo della porta

  1. Abramo in primo piano con la mano di Dio che gli indica in lontananza la pietra del Sacrificio di Isacco.

  2. Annunciazione, Maria, angelo e croce in lontananza su Calvario.

  3. Mosè che guida il popolo, passaggio mar rosso

  4. Battesimo del Cristo – primo piano Cristo e San Giovanni B. in secondo piano: popolo.

  5. Terra Promessa: campo di grano, donna con fascine, e bambino con cesto d’uva, contadini in secondo piano?

  6. Apocalisse: facciata chiesa (spedire foto) due angeli in primo piano che sorreggono la chiesa con una rete; il tutto illuminato da fonte di luce.

Pannello superiore: così come da disegno, modificare Madonna con soggetto locale, (spedire varie fotografie) eliminare la falce del vecchio, sostituire la vanga.

Don Carmelo Bilardo Ernesto Lamagna

La costruzione della porta fu affidata al cesellatore e metallaro Manzutti Remo che la realizzò a due ante con una parte fissa nella zona superiore.

Questa misura mt. 4,30 x 2,20 ed è costruita con una struttura in ferro e rivestimento in lamiera ottone, patinata verde, esclusi i pannelli decorativi.

Il costo della suddetta porta al signor Manzutti è stata pagata

£ 3.450.000 del vecchio conio comprensiva di IVA.

Fu invece, la porta della salvezza, trasportata dalla ditta

  1. S. TR .O s.r.l specializzata in trasporti speciali per la somma di

£ 1.150.000 comprensivo d’IVA.

La porta con i tecnici partirono il 4 agosto notte ed arrivarono con la porta il 5 agosto del 1980 ed insieme alla ditta Bilardo con 3 operai ed in 6 giorni fu tutto montato ad opera d’arte, sostenendo tra materiale e muratori £ 832.000.

Dal 1978 al 1980 fu cercato di raccogliere dei fondi per dare la possibilità allo scultore di mandare avanti i lavori, ma le offerte erano molto magre.

Si fece un comitato cittadino con a capo l’Assessore Filippo Sinopoli, Diego Giuiusa e Stivala Luigi e tanti altri elencati nella carpetta parrocchiale: portone di bronzo.

Purtroppo le offerte erano sempre poche e non si riusciva a raggiungere la cifra invariata nel contratto, anzi il debito lievitava perchè che alla fine ci siamo dovuti addossare il pagamento del metallaro che costruì la porta, ed anche del trasporto, così la spesa complessiva comprensiva dei viaggi per il Signor Cardinale, del suo segretario, di mons. Levi, dello Scultore etc fu di £ 43.500.000.

Le offerte raccolta dal Comitato furono £ 8.000.000, le insegnanti delle varie scuole ed il personale non docente raccolsero

£ 1.500.000, ed infine si scrisse ai nostri emigrati in Europa ed anche a quelli dell’Argentina e si raggiunse la somma di £ 1.750.000.

L’ispettorato Ripartimentale delle foreste espropriò la terra di Bubbonia di proprietà della Parrocchia, liquidando la misera somma di £ 3.250.000.

Il totale delle somme raccolte fu di £ 14.500.000, si doveva saldare il debito di £ 29.000.000 che venne estinto in cinque anni con un prestito fatto alla banca.

Ecco la descrizione della porta e dei vari pannelli. Il bassorilievo del pannello grande misura cm 193 di lunghezza per cm 97 di altezza.

Al centro sta seduta la Vergine Maria che tende una mano all’uomo sofferente, stanco, affaticato, all’uomo del mondo del lavoro, all’uomo povero, all’uomo che va verso il tramonto, che prega “…ora e nell’ora della nostra morte!”

Si è voluto evidenziare quindi la famiglia, che deve diventare la sacra famiglia, come quella di Nazareth.

Ed infine si è voluto guardare alla vita, dal suo nascere, – ecco la figura del S.Giovannino, – sino al tramonto, – come la figura di S.Giuseppe, – protetta ed assicurata dalla presenza della Madonna al centro con il suo figlio Gesù.

Non a caso S. Giuseppe è spirato tra le braccia di Gesù e di Maria.

Il primo pannello a sinistra, come tutti gli altri misurano cm 76 di larghezza x cm 86 di altezza. In questo è raffigurato Abramo pronto a sacrificare il figlio in obbedienza al Padre.

Inizia così la storia della nostra salvezza da quel sì sofferto che gli procurò morte dentro il proprio cuore, ma pieno di fiducia e di speranza che Dio avrebbe provveduto per la resurrezione del figlio.

Nel primo pannello a destra abbiamo il primo sì di Maria alla storia della salvezza, anche il sì della Madre di Dio diventa sconvolgente in un totale abbandono alla volontà di Dio:”Si faccia di me secondo la tua Parola”.

Si vede che la storia si ripete, infatti il secondo pannello di sinistra Mosè guida il popolo verso la terra promessa, verso la liberazione e la gioia, così nel secondo pannello a destra ora è Gesù il nuovo Mosè, il nuovo liberatore, che attraverso le acque del battesimo da Lui istituito come sacramento di salvezza, il nuovo popolo d’Israele raggiunge la pienezza della grazia, della santità e della gioia senza fine.

Infine il terzo pannello a sinistra, raffigura la terra promessa per il popolo ebreo, ricca di ogni abbondanza e di ogni bene, mentre nel terzo pannello a destra la terra promessa per il popolo cristiano è la chiesa calata dal cielo, la sposa di Cristo depositaria della verità, e santità, ricca di grazia che elargisce attraverso la Parola di Dio e i Sacramenti, soprattutto con l’Eucarestia.

Il valore artistico della suddetta porta è superato da un evento storico ed esclusivo perché Sua Santità Giovanni Paolo II, di felice memoria, concesse l’impronta della sua mano destra che fu fusa ed incastonata nel secondo pannello raffigurante il battesimo di Gesù.

Sino ad ora infatti non si è verificato mai nella storia della Chiesa che un papa abbia rilasciato l’impronta della mano da fonderla in un pannello di bronzo.

Per l’occasione il parroco organizzò un pellegrinaggio a Roma, durante il mese di maggio ed in una udienza pubblica precisamente nel pomeriggio del giorno 28 dell’anno 1980 mentre col Vescovo Mons. Sebastiano Rosso, lo scultore Ernesto Lamagna, ci si trovava nella fila privilegiata dove il papa si soffermava a salutare le persone più ragguardevoli, il parroco chiede a bruciapelo a Sua Santità di voler concedere la impronta della Sua mano da collocare nella porta bronzea dedicata a Maria.

Successe il finimondo: i segretari si adombrarono, e dichiararono che erano richieste folli quelle che si avanzavano, ma il parroco affatto intimorito ribadisce che il papa solamente doveva dare il suo diniego, e mentre il Vescovo insisteva di lasciare perdere, il parroco in una concitazione di secondi, dice: “vediamo che risposta dà il Papa!”

Con un sorriso di affetto e di comprensione per l’impertinente richiesta il dolce Cristo in terra esclama: “come faccio a salutare le persone con le mani sporche?” Rimbecca il parroco immediatamente: “abbiamo portato acqua, profumi e tovaglia di lino…”, sua Santità risponde: “ma allora non c’è problema”.

Lo scultore, da una borsetta tira fuori la tavoletta con la creta ed il papa appone la mano mentre lo scultore ed il parroco fanno pressione sulla mano perché l’impronta rimanga abbastanza nitida e profonda.

Poi il parroco dalla sua borsetta tira fuori l’ampolla dell’acqua, gli fa lavare la mano, gliel’asciuga e poi versa anche i profumi.

Durante la suddetta operazione il Papa si mette a scherzare dicendo: “Ma voi siete quelli della polizia che prendete le impronte digitali?!” ci fu una risata generale e si diresse per salutare le altre persone che si trovano nella prima fila.

I giornalisti e fotografi li assalirono di domande, ed il Vescovo rispondeva contento e molto emozionato per l’evento.

Per l’occasione il parroco e la parrocchia regalarono una bellissima scultura in argento di una Madonna con il Bambino in braccio e fu detto dal cerimoniale del Vaticano come confezionarla: in una custodia rivestita di pelle di noirè bianco.

Ecco la dedica scritta sotto il pannello in argento

<”IOANNI PAULO SECUNDO – SUMMO PONTIFICI FELITER REGNANTI – PAROECIALIS COMMUNITAS S. MARIAE MAIORIS – VULGO DICTAE “MAZARO” IN CIVITATE “MAZZARINO” – UNA CUM PAROCHO ET EPISCOPO – LIBENTISSIMO ET FILIALI ANIMO – HUMILITER ET PERAMANTER – DONAT – 28 MAJI 1980”>.

(A Giovanni Paolo II – Sommo Pontefice felicemente regnante – la comunità parrocchiale di S. Maria Maggiore – detta del “Mazzaro” della città di Mazzarino – insieme con il Parroco e il Vescovo – con animo lieto e filiale – umilmente e molto affettuosamente – offre 28 maggio 1980).

La segreteria di stato del Vaticano il 18, giugno 1980 n. di p. 43.853 scrive al Vescovo di Piazza Armerina:

Eccellenza Reverendissima,

In occasione dell’udienza generale del 28maggio u.s., Ella col Parroco e con un gruppo di fedeli della Parrocchia di S.Maria Maggiore in Mazzarino, ha voluto presentare al sommo pontefice, quale segno di profonda devozione, l’omaggio di un bassorilievo in argento, raffigurante il volto della Vergine SS.ma accanto al Bambino.

Il Santo Padre, il Quale ha apprezzato l’interessante dono e molto più i fervidi sentimenti che l’hanno suggerito, m’incarica di far giungere a Lei ed a tutti i pii offerenti un cordiale grazie, mentre, in cambio, auspica costanti il sorriso e l’aiuto della Madonna per una vita cristianamente esemplare, lieta e prospera.

A conferma di tali voti, Sua Santità volentieri rinnova a Lei ed a quanti si sono associati all’attestato di affettuoso ossequio la propiziatrice Benedizione Apostolica.

Mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio

Dell’Eccellenza Vostra

Vostro

+ Quaetiuny Jiat.

Il suddetto bassorilievo in argento fu scolpito dallo scultore Ernesto Lamagna che si fece pagare solo l’argento che pesava un kilo e settecento grammi £ 2.250.000, mentre la confezione costò £ 325.000

Quando fu inaugurata la porta della Salvezza il 9/9/1980 il papa delegò a rappresentarlo il primo cardinale polacco da Lui consacrato: Sua Eminenza il Signor Cardinale Ladislao Wladyslaw Rubin che accettò di buon grado di continuare la predilezione del Sommo Pontefice per il nostro Santuario.

Fu allora per la nostra cittadina, veramente un giorno molto importante, un giorno di gloria, perché per la prima volta un cardinale veniva in una sperduta terra della Sicilia.

Ecco la scaletta dell’arrivo del Cardinale:

ore 14,20 Arrivo di Sua Eminenza all’aeroporto di Catania, scortato dalla polizia di Enna.Viene accolto da Mons. Marino, Parroco Bilardo, Rag. Sinopoli, Giuiusa Capo di Gabinetto

ore 14,30 Partenza per il Total

ore 14,45 Pranzo al Total (n 8 persone)

ore 15,45 Breve sosta al Total

ore 16,15 Partenza dal Total per Piazza Armerina

ore 17,00 Arrivo a Piazza Armerina

ore 17,15 Partenza per Mazzarino, scortato dalla Polizia di Caltanissetta.

ore 17,40 Incontro col sindaco alle porte della città.

ore 18,30 Le Autorità si avviano al Santuario.

ore 19,00 Arrivo al Santuario:

  1. Saluto del Sindaco

  2. Saluto del Vice – Presidente della Regione e

inaugurazione del portone.

3 Benedizione della porta della salvezza da parte del

Cardinale.

  1. Presentazione dell’opera da parte di Mons. Virgilio Levi

  2. Ingresso al Santuario

  3. Inizio del Pontificale

  4. Saluto del Vescovo

  5. Al termine del Pontificale, visita alla Cripta e

inaugurazione delle pirografie policrome di Paolo Chiolo

Furono presenti anche le autorità regionali e provinciali alla inaugurazione della suddetta porta, mentre una folla numerosissima stipava il santuario da restare gente fuori.

Il sindaco dottor Salvatore Impagliane tenne il seguente discorso che riporto testualmente:

Onorevole V. presidente della Regione, Eminenza, Eccellenze, Autorità, Signore e Signori.

Sono particolarmente lieto di porgere a nome della Giunta Municipale, mio personale e di tutta la cittadinanza un cordiale saluto di benvenuto ed un vivo ringraziamento per avere accolto il nostro invito.

La loro presenza ci onora e conferisce alla presente cerimonia il prestigio ed il significato che essa merita.

Noi riteniamo, infatti, che la inaugurazione della porta bronzea del Santuario Maria SS.ma del Mazzaro non è soltanto una occasione di incontro, che, sarebbe ugualmente gradita, ma un avvenimento artistico – culturale che coinvolge tutta la cittadinanza e costituisce momento di considerazione e di riflessione sulle prospettive più generali che questa città vuole darsi nel più ampio contesto delle attività civili, sociali, e culturali che essa ritiene di dovere assumere anche in direzione di quel progresso economico che purtroppo ancora oggi stenta a conseguire.

Quando l’amministrazione comunale fu interessata dal Parroco Bilardo e dall’Assessore Sinopoli ai quali va certamente tutta la nostra simpatia ed il nostro compiacimento per l’impegno che hanno saputo profondere per pervenire al risultato di oggi, accogliemmo la proposta di assumere il patrocinio, con grande piacere, perché ritenemmo e riteniamo tuttavia che l’inaugurazione della porta bronzea la quale ha ispirato all’artista momenti assai nobili e toccanti quando ha esaltato la funzione della famiglia e della società, quando ha reso sublimi il ruolo e la funzione che la donna è chiamata a svolgere, quando ha affermato la sacralità del lavoro dei campi, delle tradizioni e della dignità umana che si appartengono ai Mazzarinesi, ritenemmo, dicevo, che non sarebbe stata una manifestazione di semplice rappresentanza ma la dimostrazione di una presenza attiva e consapevole del comune nei fatti e negli avvenimenti della città attraverso tutte le sue espressioni siano esse liete come quella attuale siano anche di speranza e di prospettiva per la propria elevazione civile e morale.

A Lei onorevole Vice Presidente della Regione ed a tutte le autorità oggi presenti rivolgiamo un caloroso appello perché venga prestata attenzione alle esigenze di questa comunità che ha diritto di vedere accolte e risolte le innumerevoli attese che da anni sono rimaste prive di soluzione.

Questa città che è angustiata da problemi occupazionali, da difficoltà operative, si affida, per il nostro tramite, alla vostra sensibilità ed esprime la certezza che questa giornata gioiosa possa costituire l’inizio di quel processo di rinnovamento e di progresso cui ha diritto.

Alle autorità religiose a Sua Eminenza il Cardinale Rubin che con la Sua autorevole e amorevole presenza ha voluto sottolineare l’impegno e l’affetto della chiesa per la nostra comunità che in ogni tempo e circostanza ha saputo esaltare il patrimonio religioso del quale è orgogliosa, a Mons. Rosso Vescovo della Diocesi ed a tutto il clero va la nostra riconoscenza per quanto viene quotidianamente svolto in favore dei nostri concittadini, mentre dichiariamo la nostra completa disponibilità per quanto possiamo essere chiamati a compiere nell’esercizio delle nostre responsabilità politiche ed amministrative.

E’ con questi sentimenti e con questi propositi che rinnoviamo il nostro ringraziamento ed il nostro saluto alle autorità ed a tutti i cittadini manifestando la volontà e l’impegno di operare con abnegazione e con senso del dovere perché le esigenze della collettività possano trovare presto idonea ed adeguata soluzione e questa città possa progredire con rinnovata e più intensa tensione morale e civile.

Il vice presidente della regione On. Lo Giudice Calogero porge il saluto a Sua Eminenza il signor Cardinale Wladyslaw Rubin a braccio ed alle altre autorità e poi il Vice direttore dell’Osservatore Romano passa ad illustrare la porta con queste parole:

“Cari Mazzarinesi, chiamato ad illustrare quest’opera d’arte, or ora scoperta ai vostri occhi, qui, nel tempio santuario della Madonna del Mazzaro, nella città di Mazzarino, in terra di Sicilia, comincerò con un ricordo degli anni lontani degli studi teologici.

Nella più celebre Università Pontificia, l’Università Gregoriana, un professore di sacra scrittura di origine americana spiegava agli studenti le pagine della creazione del mondo. Le percorreva passo passo, dalla separazione della luce dalle tenebre fino alla formazione della donna cavata dalla costola di Adamo.

E prima di entrare nel riposo di Dio, quando Dio si riposò, usava aggiungere questo dettaglio, poco scritturale, ma simpatico. Partiva dal presupposto che ogni opera di Dio era una manifestazione del suo essere. E gli oceani mostravano la sua immensità, le erbe e gli animali la sua potenza, l’uomo e la donna la sua sapienza ed il suo amore.

Doveva esserci qualcosa che mostrasse perennemente il Suo sorriso. E’ a questo punto che il professore diceva: “Prima di riposarsi, guardando la riuscita perfetta della sua creazione, Iddio sorrise, e il suo sorriso fu la Sicilia”.

Ancora oggi possiamo dire che la Sicilia è il sorriso di Dio, per le sue bellezze naturali, le sue coste, i suoi mari, i suoi agrumeti, il profumo della zagara che la inonda a primavera, i suoi tratturi, i suoi campi di grano biondi, i suoi ulivi, i suoi vigneti fragranti; ma sorriso di Dio anche per la sua popolazione, diventata un giorno cristiana e rimasta fedele nei secoli alla sua professione di fede, all’adorazione di Dio, al culto dei Santi, alla venerazione in primo luogo alla Madre di Dio la Vergine Maria, all’esercizio delle virtù cristiane.

E’ vero che il nostro tempo sta offuscando un po’ dovunque il sorriso di Dio, anche tra le popolazioni cristiane, per la fede attenuata e i costumi allentati; ma questo non è, e non deve essere, tra voi, sano popolo siciliano, fedeli di Mazzarino che così numerosi oggi vi assembrate davanti a questo tempio mariano e prima di rendere culto a Dio onorando la Madre celeste, volete compiacervi di ammirare quest’opera d’arte qui collocata dalle sollecitudini del vostro carissimo vescovo Mons. Sebastiano Rosso, del vostro zelante parroco don Carmelo Bilardo dell’alto e ispirato genio dello scultore Ernesto Lamagna, e per merito della cooperazione e della partecipazione di voi tutti.

Che cos’è un’opera d’arte se non un’imitazione dell’opera di Dio? Il nostro sommo poeta Dante Alighieri chiama l’arte “ a Dio quasi nipote”. Quest’espressione significa che i figli di Dio non soltanto generano altri figli, ma generano anche opere che in certo senso ripetono l’opera creatrice.

Dio infatti inventò l’universo nel suo complesso e in tutti i suoi dettagli; e l’occhio e il cuore non cessano di compiacersi per la bellezza della sua creazione.

Anche l’artista opera nella medesima direzione. Non è creatore in senso stretto, perché la materia che egli plasma e trasforma già sussiste, perché le forme, i colori e i volumi sono un dato già esistente.

Ma egli rielabora, con alta fantasia e dà vita a realtà nuove che in senso analogico possono essere definite creazioni. Ogni opera d’arte è un segno di Dio, il segno dell’intelligenza umana creata da Dio, il segno del gusto verso il bello, l’armonico, l’equilibrato infuso da Dio in quell’uomo che ha voluto creare a sua immagine e somiglianza, il segno del talento che in alcuni ha profuso con particolare larghezza e qualificazione.

Ed ecco qui, su questa porta, l’ispirazione dell’artista, del sacerdote, del popolo di Dio, del patrimonio biblico diffuso nei libri sacri. E questa ispirazione viene incanalata a trattare un solo tema, quello che riguarda tutti, quello che sta a cuore di tutti, il tema della salvezza, la salvezza dal rischio dell’assurdo, la salvezza dal rischio della perdizione. Porta della Salvezza si chiama la vostra nuova porta.

E a ciascuno di voi, i vostri figli, i vostri nipoti, guardando questa porta , percorrendo dall’alto in basso, da sinistra a destra, i sei pannelli che ne compongono i due battenti e poi risalendo al pannello di testa, potranno rievocare nel loro cuore le opere che Dio ha compiuto per portare la salvezza a un mondo e a un’umanità stoltamente precipitati nel disastro del peccato.

Dio sceglie un popolo, lo fa uscire dai lombi di Abramo, il Patriarca, il padre di tutti i credenti, e questo popolo piccolo, sperduto tra le genti del globo, affida il messaggio della speranza, la certezza che saremo salvati.

Il primo pannello è quello di Abramo guidato dalla mano di Dio sulle vie della salvezza. Il momento in cui è ripreso è quello del sacrificio che Dio gli ha richiesto: immolare suo figlio come segno di fedeltà. Ma in questo figlio che scamperà alla morte è già figurato il figlio di Dio che invece la morte dovrà subire per la salvezza degli uomini .

Ed ecco il secondo pannello. La famiglia di Abramo è diventata una stirpe, un popolo e le vie della provvidenza hanno condotto questo popolo in Egitto dapprima in posizione privilegiata e poi in schiavitù. La schiavitù d’Egitto e il segno della perdizione, del peccato, della prigionia sotto il dominio di satana. Ma Dio suscita un salvatore, a sua volta salvato, salvato dalle acque. E’ Mosè il condottiero, che dopo aver superato le insidie del faraone guida il suo popolo a piede asciutto attraverso il mar Rosso che gli si apre in via spaziosa. Guardate l’occhio fiero, la mano sicura e la turba che lo segue mentre, tra gli spruzzi dell’acqua marina si inoltra impavido per la via nuova tracciata dal Signore. La schiavitù è finita. Il popolo è salvo. Ed eccolo godere le gioie della conquistata terra promessa.

Nel terzo pannello a sinistra in basso si cedono i grappoli e le spighe della florida terra che ha accolto i poveri di Israele facendone un popolo sovrano. La terra promessa! Anch’essa è soltanto un simbolo, un’immagine, una preparazione. Il punto d’arrivo della vita dell’uomo non è mai la stabilità materiale; è qualche cosa di più alto di più definitivo che si trova al di là del pellegrinaggio terreno. Il Vecchio Testamento era il tempo della preparazione e delle immagini; il Nuovo Testamento è quello della realtà.

Il battente di destra della nuova porta è illustrato con tre pannelli esplicitamente legati alla salvezza cristiana. Il primo è quello dell’Annunciazione con il dialogo tra l’angelo e Maria, la manifestazione del piano di Dio e l’accettazione dell’umile ancella. C’è una perfetta corrispondenza tra i due pannelli di testa. Il tempo della preparazione è cominciato con una chiamata da parte di Dio e con un sì da parte di Abramo. Il tempo della realizzazione incomincia con la proposta a Maria di diventare la Madre di Dio e con la sua accettazione umile e fiduciosa. Da quel momento la potenza di Dio ha investito la fanciulla di Nazareth, il Verbo si è fatto Carne ed ha abitato tra noi, ha vissuto umile la vita quotidiana di tutti fino alla sua manifestazione pubblica.

Allora scende al Giordano per ricevere da Giovanni Battista il battesimo di penitenza. Il volto del Salvatore si china sotto la mano del precursore che infonde sul suo capo le acque salutari, simbolo di quel battesimo nell’acqua e nello Spirito Santo che renderà di li in poi, ogni uomo una nuova creatura. Ed anche qui notiamo la corrispondenza con il pannello di sinistra. L’uscita degli ebrei dall’Egitto era il simbolo, il battesimo è la realtà, quel battesimo che ci strappa al peccato, che ci sottrae al dominio di Satana, che ci fa figli di Dio, che ci trasfonde la redenzione, che ci salva per sempre.

Il battesimo è il punto di partenza dal quale ciascuno muove per il suo pellegrinaggio terreno, attraverso le peripezie della vita, dimostrando a Dio, pur tra alterne vicende, la sua fedeltà, ma il punto di arrivo è la Città Celeste, è la casa di Dio, è la famiglia dei figli di Dio nel Cristo giunta alla sua glorificazione, è la chiesa che Giovanni Evangelista ha messo nella sua Apocalisse come la nuova Gerusalemme che si affaccia nel cielo simile a una sposa pronta per il suo sposo.

Ernesto Lamagna ha realizzato in quest’ultimo pannello una fusione di elementi pieni di armonia, per indicare questo punto di arrivo della Chiesa celeste simboleggiata della facciata della vostra Chiesa qui di Mazzarino, del vostro Santuario della Madonna del Mazzaro, Santuario che intende la presenza corale di tutti voi, comunità cristiana che in questa chiesa si riconosce.

Due angeli del cielo sostengono ai due capi una rete salvatrice che sorregge negli spazi la Chiesa e la portano in volo presso Dio. E’ un processo che si realizza gradualmente, man mano che i vari membri dei popoli di Dio giungono all’incontro con Cristo.

Ma quanti già della vostra comunità hanno percosso questo itinerario ascensionale e sono entrati nella gloria del Padre! Ricordiamoli in questo momento i nostri morti, che non sono morti, ma viventi, e già hanno compiuto la loro traiettoria ascensionale e sono entrati nel pieno possesso della salvezza.

A tutti noi il compito di seguire le loro orme. E a questo scopo Ernesto Lamagna ha collocato ai vertici della porta di più ampie dimensioni che simboleggia la vita quale si svolge in questa terra.

Vi vediamo una donna seduta su una umile sedia. Ha un bimbo in braccio e un bambino più grandicello ai sui piedi. Dall’altro lato un uomo. Ha nelle mani uno strumento di lavoro e sul volto i segni della fatica di una vita impegnata nel dovere quotidiano.

E’ certamente la Santa Famiglia di Nazareth; sono Maria e Giuseppe e il bambino Gesù ed il piccolo Giovanni Battista che la tradizione ricorda compagno di giochi infantili del Redentore. Ma è anche la vostra famiglia, la famiglia di ciascuno, dove il padre e la madre e i figli compongono quella comunità fondamentale che è la base di una convivenza umana armonica ed equilibrata ed è base di una sana società. La Famiglia di Nazareth è il modello. La famiglia di ciascuno deve esserne l’imitazione.

E’ bello parlare di famiglia qui in questa terra dalle antiche tradizioni che tanto onora il padre, la madre, i figli e gli ascendenti, che tanto onora il lavoro e la sobrietà della vita.

E’ la famiglia che và difesa in questi assalti concentrici verso la sua struttura e la sua solidità. E’ la vita umana che va protetta si dal seno materno e cresciuta nella salute fisica e nella formazione morale affinché tutti i componenti della famiglia, specialmente i più giovani, i fanciulli, gli adolescenti, crescano e si comportino secondo gli insegnamenti cristiani e possano così realizzare una comunità di amore gioiosa all’interno e benefica all’esterno.

Ricordate sempre, fedeli di Mazzarino, ricordatelo guardando la porta della salvezza, che Cristo ha trascorso la più gran parte della sua vita terrena in una famiglia simile a quella di tutti voi, e che se volete seguire le orme di Cristo dovete conservare ed accrescere il sano culto della famiglia che caratterizza la tradizione che discende dai vostri padri.

Infine dobbiamo parlare dell’elemento più singolare, che caratterizza quest’artistica porta di bronzo. Nel pannello centrale del lato destro è impresso il calco di una mano.

Il bronzo conserverà per i secoli questa mano che per un lato sembra aprire il battente della porta verso l’interno e per un altro sembra benedire coloro che si affacciano all’esterno.

Voi lo sapete: quella è la mano del Papa, la mano di Giovanni Paolo II che sulla piazza di San Pietro, durante l’udienza generale di mercoledì 28 maggio u.s., pochi giorni dopo la Pentecoste, ammettendo alla sua presenza il vostro Vescovo, il vostro Parroco e lo scultore della porta, si è compiaciuto di posare sulla creta molle il palmo della sua mano e di imprimergli l’impronta della stessa.

Egli è stato informato che questa impronta sarebbe stata riportata nel bronzo della vostra porta. La presenza tra noi, in questo momento, del cardinale di Santa Romana Chiesa Ladislao Rubin, cardinale di origine polacca come il Santo Padre, ci attesta che questo gesto non è stato fugace, ma intendeva prolungarsi nel tempo come segno di vicinanza, di unione, e benedizione.

E’ un onore grandissimo quello che è stato fatto dal Papa alla vostra chiesa, da colui che proclamatosi totalmente di Maria ha segnato nel bronzo del Santuario Mariano di Mazzarino un sentimento perenne.

Siate degni di questo privilegio con la vostra fede, con la vostra vita cristiana, con la vostra fedeltà al vicario di Cristo. E sia la vostra comunità religiosa, la vostra parrocchia, la vostra città un punto di riferimento per la vita cristiana di questa nobile isola affinché il futuro delle sue popolazioni possa essere degno dei Santi e dei Martiri che l’hanno illustrata nel passato.

Questo vi sarà possibile con l’aiuto e l’intercessione di Maria che ci accingiamo ad onorare con la solenne celebrazione che tra poco avrà luogo nella chiesa sotto la presidenza del Cardinale Rubin.

Maria è chiamata Janua Coeli, la porta del cielo. Ciò significa che sarà Lei, Madre nostra, ad introdurci definitivamente nella salvezza, per i poteri che il suo Figlio salvatore le ha trasmesso a beneficio nostro.

Questa porta bronzea e monumentale, questa porta che chiuderà i secoli e attesterà la vostra fede anche quando la vostra generazione sarà scomparsa, è dunque simbolo di Maria, porta del cielo.

Ricordatelo sempre, quando ne varcate la soglia. Perché il pensiero della Madonna sia costantemente compagno del vostro vivere, del vostro pregare, del vostro gioire e del vostro soffrire, come pegno di quella salvezza alla quale, con il suo sì, ha dato felicemente e dolorosamente inizio”.

Virgilio Levi (Vice direttore dell’Osservatore Romano)

Dopo la brillante relazione di Mons. Virgilio Levi sulla porta della salvezza, si entra nel Santuario per iniziare il solenne pontificale presieduto dal Signor Cardinale Rubin. Dopo i riti di inizio il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Sebastiano Rosso, porge il saluto a sua eminenza il signor cardinale.

Ecco il testo:

“Eminenza Reverendissima, prima di entrare in questo tempio, dall’on. Calogero Lo Giudice, Assessore al Turismo e Vice Presidente della Regione Siciliana, Le è stato rivolto il saluto a nome di questa terra di Sicilia, ardente come il fuoco dell’Etna.

A nome della città di Mazzarino ha parlato anche il Sindaco, il quale ha esternato l’esultanza e la gratitudine della popolazione, buona e laboriosa, saldamente legata alla fede dei padri e devotissima della SS.ma Vergine, che è venerata sotto il titolo di Madonna del Mazzaro.

Come Vescovo della Chiesa locale che è in P. Armerina, sento il dovere di aggiungere anch’io un saluto e un ringraziamento:

Il saluto è quello stesso con cui abbiamo iniziato la Celebrazione Eucaristica: la Grazia e la pace siano con Vostra Eminenza e il Signore benedica largamente il delicato lavoro, che Ella svolge a servizio della S. Madre Chiesa.

Al saluto aggiungo un sentito ringraziamento per avere accettato l’invito a venire fin quaggiù e con non lievi sacrifici, per un avvenimento, certamente straordinario per questa Città.

La presenza di Vostra Eminenza è stata, non solo ambitissima, ma anche molto desiderata e ve ne era il motivo.

Come Vostra Eminenza ha potuto vedere, sull’anta destra del portone testè inaugurato, vi è impressa l’impronta della mano del S. Padre, il quale benevolmente, ha concesso di fare il calco in occasione dell’udienza del 28 maggio 1980.

Perché si sentisse più vicina la presenza del Papa, abbiamo pensato a Vostra .Eminenza, che tanti rapporti ha avuto e continua ad avere col Sommo Pontefice.

Vostra Eminenza è infatti figlio della cattolica Polonia, come il Papa venuto dall’Est; eletto Vescovo il 7 novembre del 1964, il 29 seguente ha avuto imposte le mani da S. Eminenza il Card. Stefano Wyszynsky e dall’Arcivescovo di Cracovia, Mons. Karol Woytyla; è stato uno fra i primi cardinali nominati dall’attuale Pontefice nel Concistoro del 30 giugno 1979.

Infine, la porta di bronzo, che Vostra Eminenza ha inaugurato, ci presenta, nel lunotto superiore, una donna seduta, con un bimbo in braccio, un altro più grandicello ai suoi piedi e un lavoratore dall’altro lato.

E’ certamente la Santa Famiglia di Nazareth, ma è anche l’immagine della famiglia cristiana, di cui si dovrà ampliamente occupare il prossimo Sinodo dei Vescovi.

Ora Vostra Eminenza ha lavorato per il sinodo nella qualità di Segretario Generale e certamente avrà cooperato non poco per il V Sinodo che si occuperà “della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo”.

Questi motivi sono più che sufficienti per chiederLe il sacrificio di venire in mezzo a noi. La Sua presenza, Eminenza, oltre che renderci più sensibile la presenza del S. Padre, ci parla della missione della Chiesa.

La porta che è stata inaugurata, come è stato egregiamente detto, si può chiamare la porta della salvezza, perché l’artista, con geniale ispirazione, ha saputo tradurre questo tema nel bronzo con raffigurazioni del Vecchio e del Nuovo Testamento.

La salvezza è nella Chiesa, posta da Dio, come dice il Vaticano II, “quale sacramento di salvezza” in mezzo agli uomini.

Il Sommo Pontefice nell’allocuzione tenuta durante il Concistoro, nella quale Vostra Eminenza è stato elevato alla Sacra Porpora, rivolgendosi ai Signori Cardinali ha detto:”Andate nelle vostre Chiese, andate ai titoli di quest’ alma città ed alla Curia: predicate il Vangelo, testimoniate Cristo, edificate la Chiesa Santa di Dio, benedite tutti e a tutti recate la pace”.

Andate, ha detto il Papa, e Vostra Eminenza è venuto! Noi l’accogliamo come testimone del Vangelo e come diretto collaboratore del Papa nell’edificazione del Corpo di Cristo, che è la Chiesa.

Vorrei, chiudendo, affidarLe una preghiera. Ritornando a Roma, dica al S. Padre che questa terra di Sicilia è indissolubilmente legata alla cattedra di Pietro; che ama sinceramente il Papa, dolce Cristo in terra, e desidera una Sua visita e la benedizione apostolica”.

Continua il solenne pontificale con grande e profonda partecipazione ed emozione, nonostante la folla che numerosissima stipava ogni angolo del Santuario.

Il Signor Cardinale all’Omelia rivolge queste parole che qui riportiamo:

Il vostro Eccellentissimo Vescovo mi ha invitato a partecipare all’odierna celebrazione di Maria SS.ma del Mazzaro nel Santuario recentemente eretto.

Questa celebrazione ha un carattere particolare a motivo della Solenne Benedizione del portone in cui si trova, si fa per dire, l’impronta della mano del Santo Padre Giovanni Paolo II.

Ho esitato ad accogliere questo benevolo invito, sia a causa dei miei impegni, sia rendendomi conto di non essere un oratore e quindi potrò dire soltanto cose semplici e ovvie.

Ma poi pensandoci un po’ ho accettato questo simpatico ed insistente invito. Mi sono reso conto che onorare Dio con la festa della Beatissima Madre del Nostro Signore Gesù Cristo in questa circostanza era un mio dovere e una grazia offertami dalla Provvidenza.

E’ dovere del Vescovo parlare di Colei che il Concilio Vaticano II, a cui in parte ho partecipato, ha dato al Popolo di Dio come emozionale modello di fede e di carità e aggiungerei, anche di speranza, in questo difficile mondo di oggi.

Ho votato ben volentieri questo documento non soltanto per i motivi apportati da moltissimi Vescovi, membri del Concilio, ma anche per la mia esperienza fatta durante gli eventi dell’ultima guerra.

In varie circostanze bisognava avere una fede in Dio molto forte per accettare tutto il male che ha coinvolto la nazione polacca dall’inizio della guerra, e cioè dal 1 settembre 1939, fino alla fine della stessa ed anche per molti anni dopo il conflitto.

In tutte queste circostanze Maria, ancella del Signore, era l’unica forza di sostegno alla fede. Lei ha creduto alle parole del Signore che sembravano impossibili da accettare.

Così dovevamo anche noi accettare le strade della Provvidenza che hanno condotto attraverso i campi di battaglia, di prigionia, campi di lavori forzati, di fame, di miseria, l’ingiustizia e l’incomprensione da parte di tanti uomini che non volevano conoscere la verità.

Il tesoro più grande è la fede. Quanti sono oggi i cristiani che hanno perso la fede, perché non guardano e non invocano Maria.

Si dice e si pensa che oggi nel mondo tra gli operai ci sono pochi che credono. Ultimamente abbiamo visto tutti noi, ha visto tutto il mondo la fede degli operai polacchi. Da dove viene questa fede? Dalla devozione alla Madre di Dio.

Sono venuto quindi come Vescovo per dare testimonianza della mia fede che, molte volte sia in pericolo, è rimasta forte grazie alla Madre di Dio. Anche la mia vocazione sacerdotale è una grazia ricevuta per l’intercessione della Beata Vergine.

Certamente sono numerosi i sacerdoti che hanno avuto la stessa grazia anche se in circostanze diverse, non così spettacolari.

Il modello della fede, la Madonna, è anche eccezionale modello della carità. Tutta la sua vita si fondava sulla dichiarazione solenne data a Dio:

Ecco l’ancella del Signore”. La sua partecipazione all’opera di salvezza del suo Figlio ha questo scopo di servire gli altri, di aiutare, di pregare il Signore per il perdono a tutti coloro che sbagliano, che errano, che si perdono nella vita.

Protettrice, Ausiliatrice, Consolatrice …. non cessa di essere l’Ancella del Signore per essere Madre di ogni uomo. La buona Madre non abbandona nessuno: è il supremo modello della Carità.

E, possiamo aggiungere, è modello della speranza. Anche nella Sua vita vi furono momenti difficili, penosi. Anche Lei ha dovuto soffrire a causa degli uomini che non avevano né fede, né carità.

Il sommo suo sacrificio fu quello di stare sotto la Croce del suo Figlio.

In tutti questi momenti ci voleva la speranza, e Maria l’ebbe sempre, perché credette, perché fece la volontà del Signore.

Non potevo non venire tra voi e dirvi queste semplici parole come sacerdote del Signore e come Vescovo.

Sono però venuto con gioia anche come Polacco. Nelle ultime tre settimane la Polonia è stata al centro dell’interesse di quasi tutto il mondo.

Gli operai polacchi lottavano per i più fondamentali diritti dell’uomo, e, in modo particolare, dei lavoratori.

Ma una cosa che ha colpito grandissima parte dell’opinione pubblica è che questi operai erano praticanti e ferventi cristiani.

Partecipavano in ginocchio alle Sante Messe, pregavano in varie occasioni, si confessavano vicino ad auto dal sacerdote ivi seduto, portavano il rosario, ricevevano la Santa Comunione. Si comportavano come cristiani.

Non pochi qui in Italia sono stati colpiti da questo fatto. Qualcuno, come giornalista, ha scritto: mi vergogno adesso – visti questi operai – di non fare il segno della croce davanti alla Chiesa, di non inginocchiarmi davanti all’elevazione dell’Ostia.

E un politico ha detto che dobbiamo imparare da questi operai come essere non solo democratici, ma anche cristiani.

Da dove viene questa forza cristiana dagli operai polacchi? Dalla fede. Ma esempio e guida nella fede è Maria. Così è sempre stato nella nostra storia. Dall’inizio della nostra millenaria esistenza siamo uomini che credono nella particolare missione della Beata Vergine nella nostra storia.

Forse, perché era ed è una storia difficile. Credevamo e crediamo in Dio, in Gesù Cristo, Figlio di Dio, nello Spirito Santo, guardando in che modo credeva questo Maria che Gesù ha dato come madre per tutti ma in modo particolare a coloro che hanno da soffrire.

Abbiamo seguito la Madre di Gesù dappertutto, sicuri che non ci avrebbe abbandonati. Per otto secoli la nazione polacca difende la sua esistenza e la sua fede pregando Maria come Madre di Gesù e Madre nostra. Non desidero parlare della nostra storia.

Basta ricordare gli ultimi duecento anni, dal primo di smembramento della Polonia alla situazione odierna, per capire che ci voleva una forza spirituale per sopravvivere nella fede cattolica: circondati e perseguitati perché fedeli a Dio e alla Chiesa.

La fonte della forza era ed è la Madre di Dio di Czestochowa. Nella tremenda occupazione dell’ultima guerra (1939- 1945) i polacchi rivolgevano lo sguardo a Czestochowa sicuri che la Madonna amava la nazione, le famiglie, gli individui.

Malgrado l’enorme perdita di seimilioni di uomini, la nazione vive e resiste all’altra pressione, questa volta dell’ateismo e resiste con successo; lo testimoniano gli operai, le masse operaie pubblicamente e fervorosamente credenti dopo 35 anni di pressione contro la fede.

Tutto questo, grazie alla Beata Vergine che vede la nostra fede e ci protegge in mezzo a tanti pericoli.

Mi trovo in mezzo a voi come Vescovo polacco per benedire la porta dedicata alla Madonna. E’ una grazia e un onore per me. Tanto più che su questa porta si trova l’impronta delle mani del Santo Padre, il più bel fiore della pietà mariana dei polacchi.

“Totus tuus” – con queste parole Egli ha espresso come tutto nella Sua vita viene grazie alla madre di Dio. Certamente è cresciuto sotto il continuo sguardo della Madonna. Orfano fin da bambino, trovò in Maria la Madre. Nel tenebroso e terribile periodo dell’occupazione è stata Lei che l’ha protetto e preparato a conoscere la vita del povero, dell’operaio, dello studente, del perseguitato, del continuamente minacciato, per essere poi padre di tutti i bisognosi e i poveri del mondo, dei giovani che cercano la strada nella nuova umanità della fine del XX.mo secolo.

Quest’uomo non cessa di proclamare la fede in Dio, in Gesù Cristo, nel Suo Vangelo, nella dignità dell’uomo, nella giustizia tra gli uomini – è figlio di Maria – “Totus tuus”. Seguendo la fede di Maria e imitandola, semina e rafforza la fede dell’uomo.

Non potevo perciò mancare a questa cerimonia anche come figlio della medesima nazione; la nazione fedele a Dio, guidata da Maria, Sposa dello Spirito Santo, Madre di Gesù, Madre della Sua Chiesa.

Carissimi fratelli e sorelle, figli della Chiesa, invochiamo la Madre della Chiesa, perché ci aiuti ad essere fedeli a Dio.

In quest’ora in cui è in gioco la identità genuina dei cristiani, in cui sono in questione i misteri della fede, abbiamo bisogno di elevare i nostri occhi alla Madre Chiesa. Essa è la prima credente e la prima orante.

Colui che aspira ad entrare nell’intimità del Cristo deve imitare l’atteggiamento di Maria se non vuole perdersi nelle illusioni.

Andiamo a Maria con tutti i nostri problemi – diceva il Santo Padre l’anno scorso a Czestochowa – . Siamo abituati a farlo da secoli. Affidiamo a Lei le nostre famiglie e la nostra gioventù

Maria Santissima del Mazzaro prega per noi. Amen !

+ Wladyslaw Kard Rubin

Continua il pontificale tra canti preparati alla perfezione dalla schola cantorum del Santuario e con la partecipazione silente e commossa del nostro popolo. Alla fine della santa Eucaristia il Signor Cardinale, le Autorità Regionali, Provinciali e Locali con il Clero i seminaristi, la schola cantorum, i parrocchiani più vicini scendono nel salone per festeggiare l’evento eccezionale con un buffet preparato, ricco ed abbondante.

Rai tre Sicilia ne trasmette al telegiornale regionale la notizia e spezzoni della cronaca dell’inaugurazione della porta bronzea, mentre i giornali sia La Sicilia e Il Giornale di Sicilia nella cronaca di Caltanissetta ne danno un ampio servizio.

Da allora la nostra porta, grazie all’impronta della mano del Sommo Pontefice, è stata meta di visitatori e curiosi e tutti hanno misurato la propria mano con quella del Papa e tutti simbolicamente si sono uno per uno sentiti stringere la propria mano da quella grande, calda e sicura mano del successore degli apostoli.

Il clou delle presenze delle persone si raggiunse alla morte di Giovanni Paolo II.

Le persone accorsero numerose deponendo davanti alla porta fiori, ceroni accesi, i giovani attaccarono con nastro adesivo, lettere, pensieri, saluti, preghiere, invocazioni a Karol il grande.

 

abbattimento vecchio portone

abbattimento vecchio portone

 

Sostituzione del vecchio portone

Sostituzione del vecchio portone

 

Fedeli al Santuario per il giorno dell'inaugarazione

Fedeli al Santuario per il giorno dell’inaugarazione

 

Inaugurazione della porta bronzea Card Polacco Ladislao Rubin Wladislaw

Inaugurazione della porta bronzea Card Polacco Ladislao Rubin Wladislaw

 

Inaugurazione della porta

Inaugurazione della porta

 

Porta in bronzo dello scultore Ernesto La Magna (1980)

Porta in bronzo dello scultore Ernesto La Magna (1980)

 

Particolare della Porta della Salvezza- La Sacra Famiglia

Particolare della Porta della Salvezza- La Sacra Famiglia

 

Particolare della Porta della Salvezza- L’Annunciazione

Particolare della Porta della Salvezza- L’Annunciazione

 

Il Cardinale Ladislaw Rubin Wladislaw, il Vescovo e le Autorità

Il Cardinale Ladislaw Rubin Wladislaw, il Vescovo e le Autorità

 

Particolare della Porta della Salvezza- Il Battesimo di Gesù (impronta di Giovanni Paolo II)

Particolare della Porta della Salvezza- Il Battesimo di Gesù (impronta di Giovanni Paolo II)

 

Particolare della Porta della Salvezza- La Terra Promessa – lato sinistro

Particolare della Porta della Salvezza- La Terra Promessa – lato sinistro

 

Particolare della Porta della Salvezza- La Terra Promessa – lato destro

Particolare della Porta della Salvezza- La Terra Promessa – lato destro

 

Particolare della Porta della Salvezza- Il sacrificio di Isacco

Particolare della Porta della Salvezza- Il sacrificio di Isacco

 

Particolare della Porta della Salvezza-  Il passaggio del Mar Rosso

Particolare della Porta della Salvezza- Il passaggio del Mar Rosso

 

Capitolo 12 - Vetrate – Tele – Affreschi

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Capitolo 13 - Salone parrocchiale

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Capitolo 14 - Stanze del predicatore, uffici parrocchiali e sacrestie

Capitolo Quattordicesimo

STANZE DEL PREDICATORE, UFFICI PARROCCHIALI E SACRESTIE

Parlare della stanza o meglio delle due stanzette del predicatore sembra forse anche ridicolo, ma per la nostra parrocchia è importante in quanto nella precarietà di locali, queste sono state veramente tanto preziose.

L’importanza di queste stanzette deriva dal fatto che tutti i predicatori che hanno predicato il solenne novenario della nostra patrona, hanno riposato in queste, perché è stato l’unico locale che la parrocchia si trovava a disposizione.

Nel passato che i mezzi di locomozione erano pochi e rari, i predicatori dovevano necessariamente fermarsi sino a quando finivano la predicazione.

In queste stanzette nel 1900 soggiornò il futuro Vescovo, filosofo, poeta e letterato Mons. Mario Sturzo, nel solenne novenario predicato in onore della nostra patrona.

A queste stanzette vi si accedeva dall’ufficio parrocchiale sito a destra dell’altare maggiore.

Era una grande stanza unica, a volta a botte, alta, con una porta d’accesso dalla chiesa, un’altra che si affaccia sulla villa, nella parete di fronte all’ingresso due porte una a destra dove si accedeva ad un piccolo servizio e l’altra a sinistra che conduceva alle due stanzette chiamate del “predicatore”.

Queste stanze rimangono in questo stato sino al 1978, anno in cui si realizzano delle trasformazioni nell’ufficio parrocchiale e quindi si decide di mettere mano anche alle suddette stanzette.

Infatti la I Comunità Neocatecumenale avendo necessità di avere una sala per potere celebrare serenamente sia la liturgia della Parola e dell’Eucarestia, giacchè il salone era impegnato per le altre comunità, chiedono al parroco di potere trasformare quelle due stanzette in un unico saloncino.

Il parroco rilascia il permesso e quindi i fratelli della Comunità si mettono all’opera per realizzare il suddetto progetto.

Viene realizzato un bel saloncino, abusivamente magari si realizza un balcone all’esterno che guarda sulla villa, si passano a gesso le pareti, si aggiusta il bagnetto e così si utilizzerà, sia per le comunità sia per sala catechistica.

Infine l’ultima modifica viene operata quando la parrocchia ospita un sacerdote di colore che viene dalla Tanzania: padre Edwuard Simfukwe per studiare all’Istituto di scienze religiose San Paolo a Catania.

Durante il mese di giugno luglio agosto e settembre fervono i lavori per dare accoglienza al suddetto sacerdote.

Si affidano alla ditta Giannino i lavori di ristrutturazione. Alcuni lavori sono fatti gratuitamente dal nostro parrocchiano Luigi Cammilleri e Giuseppe Cantello.

All’occasione viene demolito quel balcone prospiciente alla villa che deturpava la bellezza della facciata in pietra e si ritorna alla benedettina con un balcone in legno nuovo con la persiana e tutti gli accorgimenti realizzata dalla ditta D’Alessandra.

Oltre al balcone, la suddetta ditta, costruì una finestra uguale e con gli stessi accorgimenti per il prezzo totale delle due realizzazioni di € 2.664,00.

Il saloncino necessariamente fu diviso in due con un tramezzo di alluminio anodizzato realizzato dalla ditta Farchica – Genco per

1.250,00.

La divisione fu resa necessaria in quanto si doveva creare la stanzetta per la zona notte e l’altra stanzetta per la zona giorno e cucinino. Furono tutte due le stanze pulite levigate, si ristrutturò anche il bagno ed il costo complessivo tra muratori, gessista, falegnami fabbri, materiale edile, elettricista e quanto necessario per il soggiorno del nostro ospite, fu di € 14.899,15.

Il Vescovo ci venne incontro alle suddette spese, con

3.000.00, che ringraziamo per la generosità.

Adesso quindi è utilizzata, ristrutturata in questa maniera, dal nostro ospite che gli auguriamo di stare bene tra noi e che possa ottenere la licenza col massimo dei voti.

Gli Uffici Parrocchiali

Parliamo di uffici parrocchiali in quanto hanno subito lungo gli anni diverse vicende e diverse collocazioni.

Il primo ufficio parrocchiale era sito presso l’attuale sacrestia, cioè nella stanza a destra guardando l’altare maggiore.

L’ufficio rimase in questa grande sala da dove si poteva accedere alle stanze del predicatore, all’altare maggiore con due porte una infondo alla parete a sinistra e l’altra vicino alla porta d’ingresso. Poi questa porta fu chiusa e divenne armadio e fu utilizzato per conservare i paramenti essenziali per le messe quotidiane. Infine Il Parroco Arena vi costruì una cassaforte per conservarvi gli ex voto in oro della Madonna del Mazzaro, che poi non fu più usata, in quanto i preziosi furono conservati in varie famiglie fidate.

Dalla porta infondo con il Parroco Arena servì ad essere utilizzata per scendere al salone parrocchiale, mentre la rimanente porta a destra entrando, dava l’accesso diretto alla villa comunale.

Il nuovo parroco il 3/2/1977 vuole ammodernare l’ufficio un po’ vecchio e dare un tocco di novità e decoro e mettere ordine ai registri, carpette ed altro materiale.

Infatti compra n° 4 armadi metallici con la parte superiore a vetri scorrevoli, una scrivania, una poltroncina, un tavolo dattilo dalla ditta Maxigrafica di Caltanissetta, per un importo di £ 500.640.

Dopo un anno ci si decide per una ulteriore trasformazione, perché il passaggio delle persone che dovevano scendere al salone o salire alle due stanzette, era un continuo disturbo per il parroco e le persone che si trovavano a conferire con lui nell’ufficio parrocchiale.

Così l’altra trasformazione avvenne nel 1978 ad opera della Ditta Bilardo Alfredo che nella grande stanza si ricavò un corridoio da rendere libero l’accesso sia sotto per il salone e sia sopra per le stanze. Si ricava un piccolo ingresso e così l’ufficio diventa una vera bomboniera. Infatti si dimezza la stanza in altezza per portare i mobili della sacrestia e avere spazio come ripostiglio.

La ditta Toscano – Giannuzzo fanno un rivestimento in legno per tutte le pareti; un benefattore anonimo regala uno studio in stile fiorentino antico, con una poltrona grande in pelle ed altre due davanti alla scrivania ed un tavolinetto dattilo per la macchina da scrivere.

Vicino la porta della villa viene ricavato un armadio a muro e così viete tutto quanto disimpegnato.

Questa soluzione diventa per molti anni la soluzione migliore sino a quando sia per evitare che le persone poco educate entravano in chiesa con le sigarette accese, o le mamme entrare con i bimbi con gelati o altra roba in bocca, ed infine per non far fare sacrifici al sacrista che si fermava tutto il tempo in chiesa, sino a quando non vedeva andare via il parroco, questi si decise a spostare l’ufficio fuori della Chiesa nel piano superiore della casa lasciata al Santuario dal Cav. Angelo Italia.

Questa casa fu realizzata con un cantiere scuola Regionale e la perizia del Mastro muratore Bilardo Salvatore, bravissimo nel saper lavorare la pietra, la facciata della suddetta, non ha sfigurato di stare accanto alla purissima linea della facciata della chiesa.

Il cantiere regionale di £ 100.000.000 fu ottenuto grazie all’interessamento dell’ Assessore alla Sanità Bernardo Alaimo.

Si ricavarono due stanze sotto a pian terreno ed un saloncino sopra al primo piano ed un sotto tetto a tratti calpestabile, usufruito a ripostiglio.

In questa casa doveva realizzarsi una casa canonica o abitazione del Parroco, sua Ecc.za Mons. Sebastiano Rosso aveva ottenuto un finanziamento dalla C.E.I di £ 40.000.000. del vecchio conio, che andò perduto perché il tecnico non riuscì a presentare in tempo il progetto.

L’ufficio portato fuori della chiesa ha sortito il vantaggio di non disturbare i fedeli che vanno al santuario per pregare, mentre coloro che sono interessati al disbrigo delle pratiche o alla richiesta dei solo documenti sono facilitati ad andarci anche quando trovano la parrocchia chiusa per qualsiasi motivo.

Dal 1995 sino ad oggi l’ufficio parrocchiale funziona in maniera sistematica in questa struttura nuova e per grazia di Dio la parrocchia viene in questa maniera servita meglio.

Le Sacrestie

Anche in questo caso si parla al plurale perchè i posti dove sono state ubicate sono almeno tre.

Infatti la prima sacrestia era posta nella stanza vicino all’organo, ed un pò nel vecchio ufficio parrocchiale; quando la confraternita della Madonna del Mazzaro fu sciolta fu trasferita nella loro sede, ora adibita a Cappella del Santissimo Sacramento.

Dal 1978 quando fu ricavata la stanza sopra l’ufficio parrocchiale la sacrestia fu portata in questa nuova stanza.

Infatti c’è un bellissimo armadio in noce con dei bei 4 cassettoni profondi e capienti che hanno conservato per tanti anni la numerosa biancheria che la parrocchia possiede.

Infine il 02/10/ 2002 si decise di fare la nuova sacrestia e si affidò il lavoro alla ditta Li Destri Mobili con la presente scrittura privata:

Il Parroco del Santuario della Madonna del Mazzaro don Carmelo Bilardo commissiona al Sig. Li Destri Luciano, titolare della falegnameria sita in Mazzarino Via Marconi 27, la costruzione di un armadio da collocare nella sacrestia del Santuario.

L’armadio di forma angolare consta di due lati il primo di m 5,90 circa, il secondo di m 2,90, alto 2,40, profondo m 0,60 circa. Diviso in moduli di m 1,30 circa, con nel lato più lungo n° 4 moduli: il primo modulo , diviso in due in altezza, la parte inferiore di m 1,80 circa.

La parte inferiore sarà attrezzato per appendere i paramenti sacri. Il secondo, il terzo e il quarto modulo avranno nella parte inferiore una cassettiera con n 4 cassetti per la conservazione della biancheria varia, i cassetti saranno di larghezza 1 m, di spessore o,25 m e di profondità m 0,70.

L’altezza complessiva prevista dell’intera cassettiera è di m 1,10. Sopra la cassettiera, sarà istallato un tubo appendi abiti, o dove opportuno, delle mensole interne.

Il alto più corto dell’armadio sarà diviso in due moduli con la parte inferiore composto da una cassettiera sopra la quale il piano sarà lasciato libero per appoggiare i paramenti.

Ad una altezza di circa m 0,60 da questo piano vi sarà un armadietto di profondità di m 0,40 circa, come si evince dal disegno allegato. La struttura dell’armadio sarà costruito in listellare di manganica, i cassetti costruiti in legno massello con guide metalliche, il frontale in legno pregiato massello, con gli sportelli costruiti con un telaio portante di 5-6 cm e la bugna centrale in legno massello scorniciata.

Tra i moduli dell’armadio sarà lasciato uno spazio di 10 cm circa per distanziare i moduli. L’armadio avrà una zoccolatura di 10 cm e una cornice per finitura superiore.

Il prezzo complessivo dell’opera è di € 7,800,00 (settemila ottocento ) più I.V.A cioè € 9,360,00 (novemila trecento sessanta)

Acconto alla stipula del contratto € 2.500,00 (duemila cinquecento)

La Ditta Il Parroco

Luciano Li Destri Don Carmelo Bilardo”

Purtroppo doveva essere pronto per la festa patronale del 2003, ma la ditta fu inadempiente, fu consegnato per il 2004 e con la cornice e le serrature da applicare.

La Regione siciliana il 23/12/2002 concesse un contributo di € 4.647, 60 mentre la rimanente somma è stata integrata dalla parrocchia.

In occasione della stanza sopra del cosiddetto predicatore si rifece il pavimento nuovo della sacrestia perché era tutto rovinato e gonfio. Si tolse tutto il gesso e si fece un profondo ed ottimo vespaio in pietra per togliere l’umidità, e si lucidò il marmo e si incassarono per l’occasione i fili dei microfoni e della luce.

Infine si ricavò più di 40 cm per scendere nel salone tranquillamente senza sbattere la testa al soffitto troppo basso, mentre la porta del corridoio per scendere alla cripta fu eliminata.

L’armadio a muro dove si conservavano i paramenti viene anche questo ordinato e ristrutturato da Gino Camilleri, da Giuseppe Cantello, ed Angelo Li Destri e qualche altro in maniera gratuita ed una delle casseforti donataci dalla Soprintendenza di Caltanissetta viene murata e chiusa da una porta scorrevole.

Finalmente il Santuario ha una stabile e definitiva, ma anche bella, capiente, ed ordinata sacrestia, dove tra la vecchia di sopra e la nuova sotto, si possono conservare per bene tutti i meravigliosi paramenti.

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Capitolo 15 - Lavori realizzati per il restauro del Santuario

Capitolo Quindicesimo

LAVORI REALIZZATI PER IL RESTAURO DEL SANTUARIO

Il desiderio di vedere restaurare l’interno del santuario è stato talmente grande da vedere il parroco sempre impegnato e senza darsi tregua nel chiedere ed inoltrare domande al Comune, alla Provincia, e soprattutto alla Regione Siciliana.

Purtroppo per molti anni le porte furono chiuse, sino a quando la

Parrocchia trovò una persona squisitissima ed autorevole che compartecipe delle ansie del parroco cercò di perorare la causa per dare lustro e splendore al nostro Santuario cittadino: il dottor On. Bernardo Alaimo, che ringraziamo di cuore per tutto quello che ha fatto.

Siamo nel 1982 e viene comunicato al parroco, che l’Ass. Luciano Ordile aveva “disposto l’inserimento della chiesa S. Maria Maggiore, nel programma di restauro dei monumenti, per l’esercizio 1982.

I tempi della burocrazia italiana e siciliana sono molto lunghi, per cui nel 19.10.1983 per procedere alla redazione del progetto bisognava avvalersi di architetti esterni data la distanza.

Finalmente il 30.11.1983 viene rilasciata autorizzazione alla redazione del progetto affidandolo all’architetto Braida Silvana ed il 30.03.1984 si ha la firma del primo lotto di 293 milioni.

Il comune di Mazzarino il giorno 11.09.1984, rilascia la concessione del suolo pubblico di un metro e 20 cm per m 209 per 6 mesi, dopo il pagamento della cauzione da parte della Ditta Bruno Giuseppe di £ 500.000

Dopo il primo lotto terminato intorno al mese di giugno 1985, bisogna come al solito aspettare ben due anni. Quante telefonate, quanti viaggi a Palermo per sollecitare il prosieguo del progetto!

Il 4 giugno 1987 finalmente arriva la comunicazione del prosieguo del secondo lotto per un importo di 250.000 grazie a qualche amico sincero e fidato.

Purtroppo non tutto va bene, infatti ci si accorge che la chiesa tende ad aprirsi, che incominciano a vedersi delle fessure che mettono paura e tensione.

Il parroco il 8.1.89 scrive alla Soprintendenza di Agrigento così:

<< Il sottoscritto parroco don Carmelo Bilardo, comunica che lungo il prospetto di detta Chiesa è recentemente una lesione che interessa l’intero spessore del muro.

La lesione appare di giorno in giorno sempre più grave, il che costituisce allarme per le strutture statiche che vanno verificate da parte di esperti

Con la presente il sottoscritto chiede a cotesta Soprintendenza, che recentemente ha curato un intervento di restauro della suddetta Chiesa, di effettuare sollecito sopraluogo per accertare le condizioni strutturali e stabilire quali provvedimenti adottare.

Sentitamente ringrazio e porgo distinti ossequi>>.

Infatti la Soprintendenza, dopo un ulteriore telegramma di denuncia inviato dal parroco, per la pericolosa realtà venutasi a creare, così il 10.06.89 scrive: < Con riferimento al recente telegramma della S.V. e al conseguente sopraluogo di questa sezione si ritiene opportuno che la S.V. ordini la chiusura dell’ingresso della navata destra (ove abitualmente si entrava prima della chiusura)della chiesa e il puntellamento dell’architrave del relativo portale.

Si comunica con l’occasione che l’Assessorato ai BCA ha ritenuto prioritario il restauro del monumento in oggetto stanziando per questo scopo la somma di lire 250.milioni.>

Vengono fatti i lavori richiesti dalla Soprintendenza e nel frattempo raggiunge il 31.10.89 l’ordinanza n°90 da parte del Sindaco alla parrocchia ove si ordina di uscire dalla suddetta.

Da questo giorno iniziano i disagi ed il calvario per il parroco ed anche per i parrocchiani che per ben 7 lunghi anni si è costretti a stare fuori, quindi lacrime amare si lascia il nostro santuario per trasferirci alla chiesa del Signore dell’Olmo

Terminata la suddetta somma dei 250 milioni, ad aprile del 89 l’Assessorato regionale B.C. A. e P.I , ha autorizzato la Soprintendenza ai beni culturali a redigere ulteriore perizia per lire 250 milioni, il decreto verrà firmato il 28.10.89.

Data l’urgenza del caso per fare le micro palature il 20.12.89 emettono un ulteriore decreto di 250 milioni.

Si parla ancora di un finanziamento da parte della Regione di un secondo lotto di 800 milioni ed infine a maggio 1991 ed il 12 novembre 1991 di ancora 300 milioni.

Il 29/4/92 il parroco chiede alla Soprintendenza di poter ritornare al Santuario, perchè ormai nel lato destro tutta la micro palificazione era stata realizzata e la villetta comunale già era stata aperta A questa richiesta il 5/5/92 così la soprintendenza risponde:

<< Con riferimento alla richiesta di riapertura al culto della chiesa in oggetto si fa presente alla S.V. che le condizioni di pericolo del monumento non solo permangono ma sono rese particolarmente delicate dall’intervento parzialmente realizzato che può causare improvvisi e imprevedibili assestamenti dalla struttura.

Si nega quindi l’autorizzazione richiesta fino al completamento dell’intervento. F.to Arch. Scuto>>.

Nel programma di finanziamento del 1992 l’Assessore Fiorino ha inserito la somma di £ 800.000.000 e ce ne viene data notizia il 8/7/1992.

Il 13/5/93 si consiglia al parroco di scrivere una lettera al Soprintendente di Caltanissetta di volere rientrare in chiesa e che si dichiarava che sotto la propria responsabilità di rinunciare al prosieguo dei lavori.

In maniera ufficiosa si disse che somme di denaro alla parrocchia non ne sarebbero date, in quanto bisognava aiutare altri monumenti, perché qui già ne avevano speso un bel po’.

Il proverbio ha sempre ragione, infatti “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi” e così era capitato alla nostra parrocchia, perché quella maledetta rinuncia alla continuazione dei lavori non ha fatto altro che ritardare l’iter dei lavori nella sua anche lenta scadenza dei tempi.

Così ricominciamo nuovamente a rimettere in moto la macchina delle richieste, ed infatti il 10/2/1994 torno a scrivere alla Soprintendenza accollandomi tutti i torti perché, purtroppo non mi ero reso conto della gravità del pericolo.

Il 21 luglio 1994 si ottiene da parte del sindaco l’ordinanza a potere usufruire della parte destra della chiesa ove già si era intervenuto.

Prima di entrare a nostre spese si interviene per fare un consolidamento generale del salone cucendo i pilastri uno con l’altro con gabbie di ferro da formare un corpo unico.

Fu preparata per tutta la circonferenza delle gabbie di ferro che furono chiuse all’esterno da tavole e dalla chiesa con auto betoniera fu fatta a giro la colata di cemento armato.

Si fece questo per dare più sicurezza alla chiesa ingabbiandola con un cordolo alto quasi tre metri dalle fondamenta del salone, diventando così un solo corpo. Le spese sostenute sia di materiale alla ditta La Vattiata ed ai muratori della Ditta Bilardo e stata di 35 milioni opera finita.

Infine si rifece l’impianto elettrico della chiesa realizzato dalla ditta Salvatore Cremona per un importo di 40 milioni.

Nel 1996 la Soprintendenza completo la micro palatura attorno alla rimante parte della chiesa, sino al campanile per un importo di 800 milioni di lire.

Per dare maggiore sicurezza al monumento, si intervenne ancora nel salone, facendo un riempimento di mezzo metro di cemento armato collegando l’armatura in ferro con le micro palature.

Con questi lavori fatti ad opera d’arte, e con la massima cura e diligenza, il santuario è stato salvato strutturalmente da ogni pericolo, perché ora si trova dalle fondamenta totalmente ingabbiato.

Grazie al Signore ed alla protezione della Vergine Maria dopo che siamo usciti dal tunnel dell’angoscia e dalle preoccupazioni, con 5 milioni a nostre spese facciamo lucidare il pavimento della Chiesa dalla ditta Passaro, ed il Santuario ritorna a brillare ed a marciare con il massimo ritmo, preparandoci così gioiosamente e con grande fervore allo storico giubileo del terzo millennio.

Capitolo 16 - Paramenti – Vessilli – Argenteria

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Capitolo 17 - Acquisti e doni fatti alla Parrocchia

Capitolo Diciassettesimo

ACQUISTI E DONI FATTI ALLA PARROCCHIA

Ci accingiamo a descrivere e ad elencare gli acquisti più vistosi e significativi realizzati per il Santuario fatti nell’ultimo secolo perché abbiamo avuto qualche notizia da persone anziane e testimoni oculari ed auricolari.

Nel 1907 gli emigrati in Argentina per interessamento del Signor Vincenzo Pisano donarono l’attuale Via Crucis.

E’ veramente notevole l’attaccamento alla Madonna del Mazzaro, da parte di alcuni emigrati!

Alcuni di essi, venuti nel 2003 a venerare la nostra patrona, commossi, ci hanno raccontato che a Buenos Aires e nella città di Rosario, celebrano regolarmente la festa della Patrona di Mazzarino.

Si sono addirittura fatta copia della nostra statua, leggermente più piccola, e ci hanno lasciato una foto.

Il 31 maggio 1916 dinanzi al Cavaliere Notar Biagio Natoli si stipula il contratto per l’acquisto e la fabbricazione di un organo tra il rettore della Chiesa della Patrona Sac. Calogero Giujusa e i fratelli Polizzi Giuseppe e Vincenzo fu Damiano.

Il prezzo convenuto fu di £.11.500 (undicimilacinquecento lire), così pagati 3000 lire anticipati, 1500 nel mese di giugno, 1500 nel mese di luglio, e 500 il 10 settembre dello stesso anno dopo averlo collaudato.

Le rimanenti cinquemila (£. 5000) saranno pagate per lire 1250 ogni anno a fine settembre per quattro anni cioè dal 30 settembre 1917 in poi.

La consegna dell’organo predetto bello e completato sarà fatto da noi Polizzi qui in Mazzarino, non più tardi del giorno 10 settembre di quest’anno col collaudo che sarà fatto dal professore Rosario Nicosia da Caltanissetta, o da altra persona competente a scelta del Rettore Giujusa.

Io Sac. Giujusa nel nome accettando tale quietanza mi obbligo a pagare le somme come sopra ed assume l’obbligo di fornire ai fratelli Polizzi i carri bisognevoli pel trasporto dell’organo da Caltanissetta a Mazzarino e di dare ad essi vitto e alloggio nei giorni che dimoreranno in Mazzarino per la consegna il collaudo e collocamento a suo posto dell’organo”

Nel contratto vi è descritto come sarà l’organo, di quanti registri sarà composto, di quante canne, delle tastiere etc, che non elenco perché si perderebbe parecchio tempo, ma vi è tutto scritto, per cui in caso di restauro basterebbe leggere quello che c’è in contratto per lavorare ad occhi chiusi.

Purtroppo l’attuale organo da ben 22 anni è fermo per un contenzioso tra la Ditta Continiello di Avellino e la Regione Siciliana.

Nel 1982 verso la fine dell’anno il parroco fa richiesta alla Regione siciliana di restaurare l’organo della parrocchia per renderlo efficiente e bello come fu nel 1916 costruito.

Così nell’esercizio finanziario del 1983 cap.38078 fu erogato un contributo di £ 40.000.000 (quaranta milioni) per il restauro del suddetto organo.

Fu consegnata alla ditta la somma di 20.000.000 e quando si fece il collaudo da parte dell’esperto regionale, relazionò che l’organo non fu restaurato a norma d’arte e negò di saldare il lavoro se non si faceva il lavoro secondo le regole ed il materiale preventivato.

Nonostante le sollecitazioni rivolte alla ditta ed alla Regione il problema purtroppo è rimasto irrisolto sino ad oggi.

Noi pensavamo di realizzare la consolle per poter suonare l’organo da terra e così usarlo in continuazione, ed avevamo dato alla ditta la somma di 7.000.000 (settemilioni) ma anche questi sono andati perduti.

Il 17.09.2004 abbiamo comprato un organo Viscount nuovo dalla fraternitas di Roma modello Jubilate 332 per un importo di € 8.918,00; perchè quello del Polizzi non funziona.

Così almeno lo abbiamo usato per trasmettere la celebrazione dell’Eucarestia alla 1 rete televisiva facendo felici i nostri concittadini sparsi in tutta l’Italia ed in alcune parti del mondo.

La parrocchia ha avuto sempre tanta devozione alla Madonna Assunta da parte di fedeli provenienti da tutta la città, tanto da celebrarvi “la quindicina in onore della Vergine” cioè l’Eucarestia con la predicazione di 15 giorni.

I fratelli Nicastro anche loro devoti dell’Assunta, vollero donare alla Madre di Dio, un altare in marmo, l’unico dopo quello che si trova nel presbiterio.

Infatti nelle varie cappelle erano in legno con vetri colorati facenti parte dell’arte povera della nostra isola, e realizzati dal grande scultore mazzarinese Santi Rigano.

Purtroppo quando fu fatto il pavimento della chiesa intorno agli anni 1970-72 sia quest’altare in marmo come tutti gli altri furono eliminati, compreso le balaustre donate dalle signorine Alberti.

Nel 1940 le suddette signorine donarono anche le pile dell’acqua benedetta che adesso si trovano ancora addossati alle prime colonne appena si entra.

Siamo nell’anno 1954 e le chiese si adattano all’evolversi della tecnica, e quindi l’era di annunciare la Parola di Dio a viva voce finisce, perché viene installato il primo impianto di amplificazione voce, e così le persone hanno finito di drizzare le orecchie.

Nell’anno successivo sin dal mese di gennaio si fa una raccolta serrata presso la parrocchia, con a capo il sacrista economo ed il signor Filippo Scambiato, per acquistare una bella statua in legno del Sacro Cuore di Gesù, scolpita ad Ortisei nel trentino, per valorizzare ed accrescere la devozione già molto forte del primo venerdì nei fedeli verso il Cuore divino di nostro Signore.

Il 17 giugno del 1955 festa del Sacro Cuore, dopo aver preparato una nicchia, la statua suddetta viene inaugurata e collocata alla venerazione del popolo.

Anche le parrocchie si incominciano a fornire dei servizi telefonici, ed al Santuario il primo telefono fu istallato il 15.10.1955.

I giovani dell’azione cattolica quando apparvero le prime televisioni ne vollero a tutti costi una nella loro sede, che si trovava allora, dove ora c’è l’ufficio parrocchiale; era il 30 gennaio del 1959.

Oltre alla presenza di tanti giovani, erano assidui anche gente adulta, perché le televisioni allora costavano, e tanta povera gente non si poteva permettere economicamente di acquistarne una.

Nelle chiese ancora si usavano le sedie più o meno sgangherate e si pensò allora a costruire i primi banchi nella chiesa, così nel 1961 il parroco Arena diede incarico alla ditta Li Destri di fornirne una ventina con i soldi raccolti presso i parrocchiani.

Negli anni successivi e precisamente nel 1972 vengono realizzati gli altri banchi e così la chiesa viene ad essere ordinata e ad avere la possibilità di trovare posto comodamente durante le funzioni.

Il Santuario però è sempre meta crescente di fedeli e soprattutto durante la festa patronale. Infatti tanta gente rimane in piedi, ed il parroco preoccupato, nel 94 commissiona alla ditta Arena 170 sedie colore miele per sistemarle durante il novenario solenne.

Le sedie suddette sono comode anche per usarli nel salone per la proiezione di qualche cassetta catechistica per i ragazzi e per i giovani, infatti la parrocchia nello stesso anno si attrezza di un video registratore di tre testine, un videoproiettore monoturbo Sharp VP 315 ed uno schermo avvolgibile 130 x 130 per un totale pagati alla suddetta ditta di £ 10.000.000.

I banchi diventati un po’ vecchi, hanno la necessità di essere rinnovati e quindi 19 banchi in faggio evaporato di Slavonia, tinta noce chiaro, lunghezza 2,50 con tre spalle portanti per un importo di

£ 16.350.000 vengono commissionati alla ditta Arena di Catania.

Otteniamo un contributo dagli enti locali di £ 12.600.00, ed il resto viene integrato dalla parrocchia.

Infine alla ditta Li Destri nel 1998 si dà incarico di realizzare 26 banchi dello stesso modello dello stesso formato precedente, per avere nella chiesa una certa uniformità, mentre gli altri banchi un po’ logori furono portati presso la rettoria di S. Domenico.

L’importo dei banchi fu di £ 26.844.317, ma questa volta il contributo che la Regione Siciliana ha concesso è molto poco: £ 14.016.000, e quindi il Santuario deve integrare con la somma di £ 8.738.317. Così il problema dei banchi fino ad esso è stato risolto.

Dopo i banchi la parrocchia ha avuto il problema di ripristinare almeno i due altari che erano nel transetto e che le colonne accanto alle due nicchie erano sospese da creare quindi un grosso pericolo per la gente, quindi nel 1976 su progetto dell’architetto Alessi Alfonso Salvatore, il marmista Orlando Giuseppe, si realizzarono i due artistici altari.

Il progetto fu generosamente donato dall’architetto alla Madonna, ed ancora dopo decenni che sono stati realizzati vengono ammirati dai parrocchiani e dai numerosi turisti che visitano il nostro Santuario.

Oltre a questi grossi impegni assolti nei confronti della parrocchia, si sono realizzate tante altre cose molto utili per concretizzare iniziative pastorali che si sono rivelate necessarie.

Si ha avuto quasi la mania di avere dei buoni ciclostili, fotocopiatori, incisori, che si sono acquistati negli anni 75/80.

La parrocchia li ha comprati, perché le sono serviti per raggiungere i fedeli attraverso stampati, lettere, volantini, e dialogare con loro, specialmente con quelli che non vengono in chiesa e che non possono essere raggiunti altrimenti.

Si ha avuto la necessità di comunicare il programma della festa patronale non solo ai parrocchiani, ma a tutta quanta la cittadinanza.

Se ne è fatto uso per stampare i libretti dei canti, quaderni attivi per il catechismo, dispense per i catechisti, per modelli necessari all’ufficio parrocchiale, e per tante altre necessità.

Il parroco con il consiglio degli affari economici, ne hanno acquistati diversi, anche sofisticati, ed all’avanguardia, perché i giovani, almeno quelli più volenterosi, ne potessero fare buon uso.

Per questo nell’aprile del 1995 i suddetti, si sono forniti di un copyprinter della Gestetner di £. 9.007.900, per dare la possibilità ai parrocchiani di lavorare e realizzare delle belle cose.

I giovani si sono cimentati varie volte a fare un giornalino parrocchiale ma spesso lo hanno tralasciato perchè molto impegnativo e perché spesso risucchiati dagli impegni scolastici.

Nel 2000 si acquistò una multifunzionale Gestetner 4210 ed il Kit di collegamento al p.c. per la somma di £ 5.394.000, mentre il contributo regionale ottenuto è di £ 2.970.000.

Bisogna ringraziare il parroco perché non si stanca di inoltrare le dovute pratiche presso la Regione ogni anno ed in tempo, cosciente di non potere disturbare i parrocchiani che purtroppo non navigano nell’oro né nell’abbondanza.

Quindi per potere realizzare le belle cose, il parroco disturba qualche amico, e così con qualche offerta donata dai parrocchiani, e con i risparmi della chiesa, si riesce quasi sempre ad integrare il contributo ricevuto ed a saldare il debito.

Capita anche qualche volta di non arrivare a saldare la somma preventivata, ed allora si preferisce fare il debito perché piano piano si va estinguendo, mentre la parrocchia si arricchisce di tanti mezzi che al momento opportuno sono di valido aiuto per risolvere tanti problemi.

Questi mezzi spesso vengono usati per l’estate insieme per tenere il filo settimanale con i genitori dei ragazzi, perchè si rendano partecipi delle attività svolte dai loro figli ed anche per essere a conoscenza dei vari impegni che questi ultimi avranno durante la settimana.

Infine, per l’anno dedicato all’Eucarestia, la piccola Ofset Gestetner è stata di validissimo aiuto pastorale.

Ogni mercoledì è pervenuta a tutte le famiglie della parrocchia, una piccola liturgia della Parola, con il Vangelo della domenica, portate dai missionari delle varie strade, perché tutti insieme il giorno dell’istituzione dell’Eucarestia, cioè il giovedì, ne facessero una celebrazione domestica.

La parrocchia si è tenuta aggiornata con i tempi, infatti abbandonando la vecchia macchina da scrivere si è fornita del computer, sia per usare il programma di scrittura, sia per conservare lettere ed altro materiale importante.

Il lavoro più prezioso è stato quello di trascrivere tutto l’archivio

nel computer ed acquistare il programma parrocchiale che permette di certificare, di registrare i sacramenti, di preparare i processicoli matrimoniali etc.

Anche in questo campo la nostra parrocchia è stata pioniera ed ha risparmiato tempo ed anche in certi sensi, denaro.

Quando la parrocchia si trovava trasferita al signore dell’Olmo, il primo compiuter che aveva comprato, fu rubato, e non avendo avuto copia del lavoro fatto, fu perduto tanto tempo prezioso perché tutti i dati dell’archivio che erano stati immagazzinati, bisognava scriverli nuovamente.

Ne fu acquistato un altro, e con la proverbiale pazienza certosina, il parroco dovette ricopiare per la seconda volta tutto l’archivio.

La tecnica purtroppo va avanti, ed essendo il nostro computer diventato un po’ lento e con una memoria non tanto grande, abbiamo pensato ad acquistarne un altro, avendo ottenuto nel 2004 un contributo regionale di € 2.190,00

Un problema assillante è stato quello della vela campanaria, la quale nonostante fosse stata restaurata e fortificata con inezioni di ferro e cemento, è rimasta sempre debole e quindi le vibrazioni del suono delle campane hanno comportato notevole danno.

Il danno è stato reso maggiore da quando le campane furono elettrificate, perchè queste, furono saldate al muro e quindi tutte le onde si scaricavano nella struttura muraria.

Le campane si dovettero elettrificare, perché il sacrista diventava sempre più anziano e quindi impossibilitato a salire i più dei 110 scalini, ed era ancora peggio mandare ragazzi che incoscienti e incuranti del pericolo avrebbero procurati seri danni a sé stessi ed alle cose.

Questa elettrificazione delle campane fu realizzata dalla ditta Ascor nel 1987 e l’importo ammontò a £ 31.000.000, così le campane con un semplice impulso elettrico dalla sacrestia si poteva suonare senza fatica e per una durata che si programmava.

Dopo un po’ di tempo che fu usato il suono delle campane elettricamente, incominciarono a spuntare delle linee nella suddetta vela campanaria per cui preoccupati, abbiamo consultato varie ditte, per farci risolvere il problema di poter suonare le campane senza danneggiare la struttura muraria.

Ogni ditta proponeva un suo progetto, alla fine scegliemmo quello della ditta Capanni che ci sembro il più logico, quello di appendere le campane a dei rettangoli per non essere attaccati al muro. Il costo del lavoro è stato di £ 18.315.00, e fu ultimato il 24.04.1996.

Purtroppo anche questa soluzione non sortì l’effetto desiderato, in quanto i ferri dove poggiavano le campane erano sempre legati allo stesso muro e quindi le vibrazioni scaricavano sempre nel muro.

Tutti i tecnici ed ingegneri ci consigliarono previo crollo del campanile di non usarlo o a limitarne l’uso.

Ci fu addirittura consigliato di usare qualche disco ove sono registrate il suono delle campane, ma per un Santuario questa soluzione era ridicola.

Alla fine siamo ricorsi al un campanile elettronico che effettuasse una imitazione reale e fedele del suono delle nostre campane.

Il contratto fu fatto con la ditta Exeler per un importo di £ 10.484.663 nell’anno 1998.

La Regione dopo una richiesta fatta dalla parrocchia nel 1997, concede un contributo di £ 5.466.000 e dobbiamo come al solito integrare per quasi un’altra metà della somma in contratto.

Il materiale che ci fu consegnato è stato un riproduttore del suono di 48 campane, campionato 16 bit,300watt, n 3 trombe esponenziali ed un radiocomando, e sino ad ora ne facciamo uso, anche se andiamo ancora alla ricerca di arrivare al suono vero delle campane. Il suddetto lavoro è costato £. 17.160.000

Passiamo ora ai vari impianti di amplificazione, diventati veramente un incubo per il parroco, perchè appena arriva il cattivo tempo e si sprigionano i fulmini, si bruciano le apparecchiature elettroniche dell’impianto microfonico, del campanile elettronico e dell’impianto elettrico, nonostante tutti gli accorgimenti presi.

Per ben tre volte è stato rifatto l’impianto voce, perché la parrocchia è esposta alle intemperie, per cui è stata sempre una spina dolorosa dovere sempre ricominciare da capo, solo così si capisce la pena di Tantalo.

Se per le strutture di amplificazione ed gli altri impianti elettrici che si trovano in chiesa i fulmini li hanno distrutti, per gli impianti di amplificazione mobile che si usano per le processioni o in ambienti aperti, altri tipi di fulmini … giovanili ne hanno fatto scempio.

E’ vero che sono stati usati per tante processioni, per l’adorazione del Santissimo sacramento in tutti i rioni per tre anni, come per le Eucarestie celebrate in tutte le strade della parrocchia, in preparazione al grande giubileo, ma il tocco di grazia è stato dato da quanti irresponsabilmente li hanno usati nell’Estate insieme, nelle varie festicciole e per tante altre cose.

Infatti ne sono stati consumati due, a partire dal 1997, al 2001, e adesso ne siamo privi.

Per terminare vorrei ricordare la donazione fatta di una casa sita in via Guicciardini n° 29 di proprietà del signor Ficarra Alberto, devotissimo ed innamorato della Madonna del Mazzaro, anima veramente semplice ed umile, uomo di preghiera e di carità, deceduto nei primi di giugno del 1992.

Il testamento olografo del 28/04/1992, fatto dal suddetto Ficarra a favore del Santuario, fu pubblicato dal Notaio Monica Rita il 18.06.1992.

Il parroco inoltra il 01.12.1992 la pratica di accettazione della donazione presso la Prefettura di Caltanissetta per poterne avere ufficialmente e legalmente il possesso come ente.

Il suddetto immobile essendo lontano dalla parrocchia non può essere utilizzato nè a scopi religiosi né sociali, quindi si rende necessaria la vendita per comprare qualcosa vicino la chiesa.

Due persone sono interessate alla compera della casa, quindi inoltrano gli interessati la domanda alla Curia Vescovile che deciderà di venderla al migliore offerente.

Nel frattempo il parroco fa la richiesta il 12/04/1995 alla Curia ed al Consiglio degli A.A. E.E ed avendo ottenuto l’autorizzazione alla vendita nel febbraio del 1997 presso lo studio del notaio Scichilone si stipula il contratto preliminare di compravendita tra il parroco don Carmelo Bilardo e la signorina Catrini Ginetta Eliana per un importo di settanta milioni.

L’atto sarà chiuso dal notaio nel mese di dicembre dello stesso anno, come si era convenuto pagando ognuno per la sua parte le spese necessarie per legge.

La parrocchia al Signor Alberto, ed a tutti i suoi benefattori vivi e defunti, li ricorda sempre ogni primo sabato del mese nella celebrazione dell’Eucarestia.

Ricordiamo e ringraziamo ancora la famiglia Giarratana – Casabona che fece dono alla Madonna del Mazzaro, un grande tappeto azzurro per una grazia ricevuta, la famiglia Russo – Petralia per la donazione della statua di San Pio in vetro resina, sempre per grazia ricevuta.

Adesso parliamo della casa della buonanima del sacrista “u zu taniddu”.

Il nostro sacrista è stato diverso da tutti gli altri sacristi, perché più che avere la veste di servire l’altare, è stato invece l’economo, l’amministratore di tutti gli introiti della parrocchia.

Per quasi cinquant’anni è stato a servizio di questa chiesa di cui ne è stato innamorato follemente, ed è stato un ragioniere-economo attivo e scrupoloso.

Aveva un grande desiderio, che la sua casetta sita davanti il santuario, diventasse un luogo sacro, un luogo di preghiera o quanto meno adibita a scopi religiosi e sociali.

Aveva espresso la volontà addirittura di farne dono al Santuario, però a causa della sua morte improvvisa e non lasciando alcun testamento, tutto è rimasto come pio desiderio.

La parrocchia però sentiva la necessità di acquistare la casa del suddetto sacrista, perché è l’unica chiesa nella città di Mazzarino ad essere priva di locali; così con la vendita della casa del signor Ficarra abbiamo potuto comprare quella del nostro economo.

La Provvidenza ha realizzato in maniera misteriosa questo lieto evento, scegliendo in fondo in fondo due innamorati della Madonna, ed il 14 ottobre del 1997 il parroco stipula il preliminare di compra-vendita con il signor Mangiavillano Vincenzo, fratello del defunto sacrista.

La curia quindi autorizza l’acquisto della suddetta casa il 16/10/1997 e così il 17/03/1998 si chiude l’atto dinanzi al notaio Laura Candurra che viene registrato al Registro di Caltanissetta il 20 marzo 1998 al n° 558.

E’ stato redatto un progetto dallo Studio dell’architetto Alessi, per la trasformazione della suddetta abitazione in locali di ministero pastorale per un importo di € 317.700,00 e presentato all’Assessorato Lavori Pubblici per essere finanziato.

Purtroppo da anni siamo in attesa di finanziamento nella speranza che un giorno, i suddetti locali vengano ristrutturati e finalmente poterne usufruire.

Infine ricordiamo gli ultimi acquisti fatti durante l’anno 2004-2005 per le necessità del nostro Santuario e cioè cento sedie imbottite

di colore blu in riferimento al colore mariano, altre 100 accatastate nelle varie cappelle per prenderle al bisogno, quando c’è grande folla al santuario, ed infine al 100 sedie site nel salone pieghevole che terminato l’uso possono immediatamente toglierle e lasciare libero, lo spazio di prima.

Per l’ufficio parrocchiale sono stati acquistati tre scaffali in legno, ed un rilegatore per libretti di canto o di preghiere.

L’ultimo gioiellino di cui voglio parlare è di una campana piccola, gelosamente conservata perché è datata 1608.

E’ alta cm. 40 ed ha un diametro di cm 20. Questa era appesa accanto alla vecchia sacrestia, ove ora si trova la cappella del SS.mo Sacramento, nella parete dove attualmente è collocato il quadro di San Pio da Pietrelcina.

Sicuramente ci siamo dimenticati di elencare tante altre cose che data l’urgenza di dare alle stampe l’attuale lavoro, non abbiamo potuto fare una verifica più attenta, come la stessa cosa va detta per le altre persone obliate che non compaiono nell’elencazione dei nomi.

Ne chiediamo scusa sin da adesso e sicuramente provvederemo in un futuro magari prossimo.

Campanella risalente al 1628

Campanella risalente al 1628

 

Capitolo 18 - Eventi importanti vissuti nel Santuario

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Capitolo 19 - La Pastorale Parrocchiale negli ultimi trent’anni

Capitolo Diciannovesimo

LA PASTORALE PARROCCHIALE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI

Abbiamo narrato a volo di uccello la storia della nostra parrocchia, e di proposito abbiamo voluto chiudere il presente volume con le attività pastorali, vissute soprattutto in questi ultimi 30 anni per grazia della SS.ma Trinità, della protezione della Vergine Maria, con l’incoraggiamento dei nostri Vescovi, soprattutto di Mons. Michele Pennisi, e sotto la guida dell’attuale parroco don Carmelo Bilardo.

Il nostro parroco, non si è stancato di inculcarci, che la Parrocchia è il luogo privilegiato dell’ascolto della PAROLA DI DIO, della celebrazione della storia della nostra salvezza attraverso la LITURGIA, e del vivere intensamente il comandamento del Signore “ amare Dio e amare il prossimo – la CARITA’.

In parrocchia abbiamo nove realtà, in cui avviene l’ epifania del Signore:

  1. Consiglio pastorale parrocchiale, e consiglio degli affari economici;

  2. Gruppo Caritas e volontariato;

  3. Gruppo ministri straordinari della comunione;

  4. Gruppo dei missionari delle famiglie;

  5. Gruppo Neo Catecumeni;

  6. Gruppo Catechisti dei fanciulli ed adulti;

  7. Gruppo Giovanile;

  8. Gruppo Comunità figli di Maria, e confraternite Signore dell’Olmo e San Domenico.

  9. Gruppo degli ostiari.

La parrocchia quindi, consapevole del mandato che ha di esercitare la profezia, e memore delle parole di Gesù che ha comandato ai suoi discepoli di annunciare il Vangelo, privilegia in maniera particolare la catechizzazione rivolta a tutto il popolo di Dio .

Così l’ansia ed il tormento dell’apostolo Paolo, “guai a me se non evangelizzo”, è diventato l’imperativo della nostra parrocchia, per annunciare con l’apostolo delle genti, Cristo morto e Cristo risorto.
Per questo, la parrocchia è proiettata verso la Pasqua e da questa luce sfolgorante riparte illuminata per tutti i giorni dell’anno liturgico.
L’anno Eucaristico ci ha aiutato maggiormente a comprendere il mistero pasquale nella sua interezza, ed a vivere con più coscienza il
Giovedì Santo, il Venerdì Santo e la Veglia Pasquale come un sol giorno, che si ripete in ogni domenica. Ecco perché i martiri di Abitene potevano esclamare ”sine dominico non possumus” cioè : senza la domenica non possiamo vivere!

Il consiglio pastorale parrocchiale, normalmente si riunisce tre o quattro volte l’anno, e tutte le volte che se ne richiede la necessità, stila la programmazione annuale, e verifica l’andamento di quanto si è prefissato antecedentemente.

Siamo aiutati nella nostra formazione, dagli incontri mensili che i teologi fanno nella nostra parrocchia, dalla predicazione straordinaria che si fa per le varie festività, le quali si celebrano quasi tutte nella nostra parrocchia, e soprattutto per la predicazione sistematica nei tempi forti dell’anno.

L’Eucarestia domenicale ci sostiene nelle difficoltà e l’adorazione del Santissimo Corpo del Signore esposto tutti i venerdì dell’anno, ci spingono a vivere nella carità vicendevole. Il consiglio degli affari economici, gestisce insieme al parroco, l’economia della parrocchia. I componenti del ConsiglioPastorale Parrocchiale sono: Coppia Anzaldi, CoppiaDeMaria, Scambiato Aldino, Catanzaro Franca, Pitino Salvatore, Lavore Franca, Silvestri Giuseppe, Mazzapica Vito, Cremone Vincenzo, Anzaldi Marianna, Turco Riccardo, Franco Giuseppe, Ignazio Lazzara, Gianni Pappalardo.

I componenti degli affari economici sono: Stefano De Maria, Scambiato Aldino, Franco Giuseppe, Sergio Toscano, Gino Li Veli.

Il gruppo Caritas e volontariato, ha il compito di far presente l’incarnazione dell’amore di Cristo, e la risposta dell’uomo alla chiamata alla santità, per vivere sempre nella lode e nel ringraziamento nei riguardi della SS.ma Trinità che ci ha amati per per prima.Perquesto, la prima necessità della carità, è avere amore a Dio e di conseguenza ad ogni fratello nei suoi bisogni spirituali e materiali. I componenti del gruppo Caritas sono: Stefano De Maria, Luigi La Rocca, Giuseppe Cantello, Li Destri Angelo, Lavore Franca, Marino Salvatore, Pitino Salvatore, Toscano Antonino.

Il gruppo dei ministri straordinari della comunione, curano la pastorale degli ammalati e degli anziani, non limitandosi a portare solo la Comunione, ma a condividere con loro dolori, ansie, solitudine ed affettività, memori delle parole di Gesù che dice: ”quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”.

Ogni settimana i suddetti ministri, sono al capezzale degli ammalati a portare prima la parola di Dio, celebrando delle liturgie unitamente ai loro familiari, e poi, per distribuire il Corpo del Signore.

Questi nostri fratelli degenti, vengono visitati una volta al mese dal parroco e dal vice parroco, per ottenere il perdono dei peccati e per ricevere Gesù Eucaristia.

Infine, per la festa patronale, una giornata è dedicata a loro, vengono infatti portati al santuario per la celebrazione solenne dell’unzione dei malati, dell’Eucarestia, per ricevere la benedizione del SS.mo Sacramento dopo una breve adorazione, e la consolazione della Vergine Madre. I componenti del gruppo dei ministri straordinari della comunione sono: Chiolo Paolino, Franco Giuseppe, Lavore Franca, Marino Catanzaro Francesca, Marino Francesca, Mazzapica Vito, Pitino Salvatore, Scambiato Aldino.

Il gruppo missionario ha il compito di visitare tutte l famiglie del

nostro territorio, per portare pace e consolazione.

Ogni anno si organizza qualcosa di nuovo per avere il pretesto di entrare nelle loro case. Infatti si sono fatti carico per tre anni prima del giubileo del terzo millennio, la celebrazione dell’Eucarestia ogni giovedì in tutte le strade della parrocchia portando entusiasmo e gioia, mentre il Signore ci ha premiato non mandando la pioggia durante la celebrazione.

Si sono impegnati a fare la peregrinatio Mariae, portando nelle

famigliela madre di Gesù, suscitando nelle famiglie una gara veramente commovente a chi tenesse di più nella propria casa la Madre di Dio. L’abitazione di quella famiglia dove si trovava la Madonna, diventava una piccola chiesa, perché tutte le persone della strada andavano per visitare la Vergine Santa, per ascoltare la proclamazione della parola di Dio e per recitare il santo rosario.

L’impegno di questi nostri fratelli non finisce qui, perché per il Santo

Natale sono nelle abitazioni per invitarli alla novena, al recital natalizio preparato dai giovani ed alla messa di mezza notte.

Il traffico maggiore per loro è durante la quaresima, perché si devono

preparare 30 case, 15 nella zona sud e 15 nella zona nord per fare appendere le stazioni della via Crucis nei balconi, ed aiutarli ad animare le suddette stazioni.

Poi sono ancora in movimento per portare gli inviti della settimana degli

esercizi spirituali, ed infine per la domenica delle palme portano i ramoscelli benedetti, dentro un cellofan con l’immagine di Cristo Risorto, da appendere a casa per tutto l’anno mentre molti bambini portano le palme benedette da legare al balcone, sempre per tutto l’anno.

Quest’anno al posto dei centri di ascolto, essendo l’anno dell’Eucarestia hanno portato in tutte le case un ciclostilato con una breve liturgia della parola con il Vangelo della domenica seguente, da celebrare con tutta quanta la famiglia, intorno alle ore 18-19.

Così la Parrocchia si ritrova nello stesso orario ad essere in Comunione

con la SS.ma Trinità e con i fratelli. Come segno esterno di questa comunione le famiglie espongono una tovaglia da tavola a ricordo di quel giovedì Santo quando Gesù istituì l’Eucarestia, mentre allora era sopraggiunta l’ora delle tenebre, per noi cristiani invece è diventata l’ora della luce, per questo nelle case si accende una luce accanto ad una finestra o ad un balcone.

I gruppi dei missionari sono: zona nord – Marino Francesca, Principato Pina, Zuccalà Gina, Pesce Ragusa Fina, Alagona Gaetana, Ubriaco Lavore, Coppia Lazzara, Catanzaro Marino Franca, Cinardo Samanta; zona sud: Pitino Salvatore, Lo Vetro Rosalba, La Rocca Lidestri Maria Teresa Bilardo Di Vara Cettina, Scuzzarella La Manna Mazzara, Santagati Lidestri Angela, Coppia Scambiato, Cremone Liboria, Santagati Camilleri Pina, Catania Trovato Concetta, Bongiovani Maria eFrancesca, Pepato Cremone Rosetta, Orlando Maria, Mazzapica Di Benedetto Angela, Boscaglia Bonifacio Concetta, Coppia Presti, Coppia Stivala, D’Alberti Naso Giuseppa, Iannì Giuseppe. Il parroco intende ringraziare anche tutti gli altri missionari, che negli anni precedenti si sono prodigati a visitare le famiglie della nostra parrocchia, che hanno fatto da ponte tra questa e le loro abitazioni, che sono stati come l’angelo Gabriele a portare buone notizie, e soprattutto hanno segnalato al parroco le famiglie bisognose di aiuto morale e fisico, e che adesso ne sono impossibilitati per vari motivi, la Vergine Maria ricolmi di grazia e di gioia.

Il gruppo dei neo catecumeni si occupano della pastorale dei lontani.

Ogni settimana si riuniscono per la celebrazione della Parola dopo averla preparata nelle case, ed il Sabato celebrano l’Eucarestia. Una volta al mese vanno in ritiro – Convivenza e celebrano ogni mese la festa del perdono.

In parrocchia, da metà ottobre sino a metà dicembre, tutti gli anni catechizzano agli adulti, da almeno trent’anni senza stancarsi mai.
In trenta anni di cammino in parrocchia, hanno parecchie volte a tutte le famiglie, fatto la tradito, annunciando Cristo morto e Cristo Risorto, ed in parrocchia hanno fatto la redditio.

Con loro la parrocchia, è diventata missionaria, perché hanno fatto proprio il sito di Cristo sulla croce, andando fuori parrocchia, ad annunciare il Vangelo a tutte le genti. Per questo gratuitamente, si sono recati per parecchi anni presso la Parrocchia Madrice di Niscemi, la parrocchia Madrice di Riesi, la parrocchia Madrice di Barrafranca, la parrocchia S.Bartolomeo di Enna, la parrocchia SS.mo Crocifisso di Pergusa, e la parrocchia Maria Ausiliatrice di Butera. Responsabili delle Comunità Neocatecumenali sono: coppia Silvestri e coppia Pitino.

Il gruppo dei Catechisti consapevoli di esercitare il mandato

battesimale di annunciare la buona notizia,si sono fattibocca e vocedel Signore.Sin dalla tenera età si incomincia con una catechesi molto semplice ed elementare, incominciando a far comprendere che celebrare l’Eucarestia è bello, che lo stare insieme nel giorno del Signore è festa, che pregare con Gesù, il Padre, ci dà tanta gioia.

Questi bambini, vengono seguiti per otto anni dagli stessi catechisti; per

quattro classi delle elementari abbiamo come catechisti delle coppie, per far sentire i bambini come in famiglia.

Speriamo che la parrocchia possa coprire le altre quattro classi, con altre

coppie generose e piene di fede.

Ogni mese per i bambini si celebra la festa del perdono perché possano

gustare la bontà del Signore, che è lento all’ira e ricco di misericordia.

Per il periodo della Quaresima, le tre classi che devono ricevere i

sacramenti fanno un cammino di fede non da soli, ma accompagnati dai loro genitori, ogni settimana, sino alla celebrazione della Pasqua

Dalla ricchezza infatti della Pasqua, scaturiscono i sacramenti, e così il

mercoledì santo celebriamo il sacramento della Penitenza o riconciliazione, la domenica in albis – l’ottava di Pasqua, celebriamo la PrimaComunione solenne, mentre il giorno precedente, in ritiro, solo con i catechisti ed i sacerdoti gustano per la prima volta l’incontro con Gesù, senza disturbo di fotografi, parenti ed amici. Il sacramento della Confermazione si celebraalla fine di ottobre, dopo una partecipazione di 15 incontri con i loro genitori e con la partecipazione al ritiro finale.

La scelta di questa data, scaturisce dal fatto che già l’anno catechistico è avviato, ed è più facile dopo quindici giorni di intensa preparazione, dire ai ragazzi di continuare il cammino di fede in parrocchia, da Cristiani Adulti.

Infine anche per tutte le centinaia di catechisti che nel passato hanno lavorato per l’annuncio del Vangelo, nell’occasione della stampa del libro della storia del Santuario, la parrocchia vuole ringraziarli tutti quanti e chiede alla nostra patrona: la Madonna del Mazzaro di effondere su di loro santità, gioia e prosperità.

Il gruppo dei catechisti di questi ultimi anni sono:

Prima Elementare–Di Benedetto Anna ° Mazzapica Rosaria ° Cinardo Samanta ° Franco Elisa.

Seconda Elementare Coppia Bognanni Luigi e Virnuccio Lucia ° Scambiato Cristina ° Li Destri Calogero.

Terza ElementareCoppia Fanzone Giuseppe e Arena Mariella ° Orlando Maria ° Lidestri Carmen.

Quarta ElementareLo Vetro Rosalba ° Farinello Alessia ° Azzolina Martina ° Lo Maglio Lorenza ° Arcadipane Valentina.

Quinta ElementareCoppia Presti Paolo e Desimone Melina ° Marino De Maria Angela ° Quattrocchi Flavia ° Marino Vera ° Febbraio Alessi Carmela.

Prima MediaCoppia Stuppia Sergio e Mangiavillano Melina ° Li Destri Vincenzo ° Mazzapica Laura.

Seconda MediaLavore Franca ° Marino Doriana ° Neschisi Maria Grazia ° Azzolina Mariangela ° D’Aleo Margherita.

Terza MediaMazzapica Angela ° Faraci Maria Luana ° Ferreri Paolo.

Il gruppo giovanile, è seguito settimanalmente dai catechisti, mentre quotidianamente si ritrovano a stare insieme al piccolo oratorio.

Durante l’anno svolgono le seguenti iniziative:

  1. Volontariato presso gli anziani del boccone del povero;

  2. Raccolta di generi alimentari a novembre per il banco alimentare;

  3. Preparazione dei pacchi ogni 15 giorni da distribuire a più di 115 poveri,

  4. Servizio ai disabili;

  5. Preparazione di un grandioso presepe in chiesa e gli altri anni anche fuori,

  6. Recital natalizio,

  7. Rappresentazione del dramma la Passione a Pasqua, lettura corale del passione di Cristo per la domenica delle Palme e Venerdì Santo;

  8. Durante il mese di Luglio e metà agosto gestiscono l’Estate insieme, accudendo e servendo molte centinaia di ragazzi, preservandoli dai pericoli e intrattenendoli in un sano divertimento, con momenti di intensa preghiera,

  9. Sono impegnati in attività sportive, al carnevale cittadino ove per due anni di seguito hanno ottenuto il primo premio.

Il suddetto gruppo giovanile è attualmente guidato da Riccardo Turco,

Marianna Anzaldi e Vincenzo Cremone.

Le confraternite dei figli di Maria, del Signore dell’Olmo, e della Madonna del Rosario e S. Domenico, lavorano nell’ambito della parrocchia e animano le feste più importanti della nostra città, come la festa patronale, la festa del compatrono: il Signore dell’Olmo e la festa del Venerdì Santo.

Tutte e tre le congregazioni celebrano le feste partecipando ai tridui, come alle novene, ed alla liturgia penitenziale prima di ogni processione.

Una domenica al mese, alle ore 16 partecipano alla catechesi fatta dal parroco in una liturgia della Parola, preparata dai rappresentanti delle varie congregazioni.

Il superiore della Confraternita dei figli di Maria è Franco Giuseppe con 198 persone iscritte.

Il superiore della Confraternita del Signore dell’Olmo è GuerrieroSalvatore con più di 841 iscritti tra adulti maschi, donne, e bambini.

Il superiore della Confraternita della Madonna del Rosario e San Domenico è Toscano Gaetano con 110 persone iscritte.

Il gruppo degli ostiari, è composto da Vincenzo Alagona, Marino Catanzaro Francesca, Mazzapica Di Benedetto Angela, Alagona Gaetana, Boscaglia Bonifacio Concetta, Cutrera Mazzapica Tanina, Camilleri Zuccalà Gina, La Manna Pina, Meli Ferrigno Fina, Strazzeri Ferrigno Concetta, Principato Stella, Ragusa Pesce Fina, Ragusa La Leggia Luisa, Quattrocchi Marianna, che curano con tanto zelo, impegno e abnegazione, il decoro e la pulizia del nostro Santuario ed anche sono addetti alla manutenzione della biancheria e dei vasi sacri per la dignità delle celebrazioni liturgiche della Parrocchia.

Quindi un sentito grazie da parte del parroco e di tutti i parrocchiani,va a loro ed anche a tutti gli altri che hanno avuto in precedenza lo stesso impegno,perché, con tanto amore e generosità, hanno reso e rendono splendida la casa del Signore con tutto quello che vi sta dentro.

Termino tratteggiando a volo d’uccello la pastorale delle famiglie e degli adulti. Le famiglie e gli adulti vengono catechizzati con la preparazione battesimale, con incontri quindicinali per i genitori dei bambini che devono ricevere i sacramenti, con la predicazione nei tempi forti, con i primi venerdì, e con tutti i venerdì con l’adorazione eucaristica e la predicazione durante la Santa Messa, con le Quarantore, gli esercizi spirituali, con la celebrazione dell’anniversario del 25° e del 50° di matrimonio e con incontri gli incontri qualificati di teologi che insegnano alla facoltà di Palermo – Catania – Roma e Milano. Ed infine con il solenne novenario per la festa patronale che viene predicato quasi sempre da eccellentissimi Vescovi, o dai suddetti professori che insegnano nelle facoltà teoriche, e gli ultimi 20 giorni le coppie spezzano tutte le sere la Parola di Dio e danno la loro testimonianza.

La nostra Parrocchia è molto fortunata per avere altri due mesi di predicazione: il mese di maggio ed il mese di ottobre, ove il parroco nella omelia quotidiana tratta e commenta l’ultimo documento pontificio.

E‘ chiaro, e ne siamo realmente convinti, perché il nostro pastore ce lo ripete sempre, che ci rimane ancora tanto da fare, ma con la grazia del Signore faremo tutto quello che Lui vorrà, e noi come la Vergine Maria, nostra dolcissima madre, continueremo a dire il nostro sì, perché si faccia di noi, secondo la Sua Parola, mentre in questo terzo millennio, incoraggiati dal grande Santo Padre Giovanni Paolo II, “non abbiamo paura … di prendere il largo, e di calare le reti …” anche dopo il fallimento della notte …, certi che anche per noi ci sarà una pesca abbondante.

Ecco il nostro programma pastorale standard mese per mese:

Iniziamo con il mese di Settembre, perché è il più importante per la nostra comunità, infatti celebra la festa della sua Patrona e anche la patrona della città tutta, la terza domenica.

Il primo giorno viene intronizzata la Madonna del Mazzaro, da parte della confraternita Comunità figli di Maria. Parte la processione dalla Cappellina mentre la chiesa si trova in penombra, la statua della Vergine incede in mezzo all’assemblea, e appena raggiunge l’altare si accendono tutte le luci, con tanta emozione da parte di tutte le persone presenti.

Inizia sin dalla prima sera il mese dedicato alla Patrona della nostra città, che culminerà nella festa solenne.

Questa è preceduta dal solenne novenario che vede il santuario affollato non solo dai parrocchiani, ma da tutti i cittadini. Il solenne novenario viene preceduto dalla processione della Madonna del Mazzaro, che il mercoledì prima dell’inizio del suddetto novenario, gira per gli antichi quartieri per annunziare l’inizio della predicazione per tutti i nove giorni. Diventa quasi un invito personale che la Vergine rivolge direttamente ai nostri concittadini, cioè ai suoi diletti figli.

Si invitano bravissimi predicatori, come abbiamo detto sopra, che durante il solenne novenario donano un cibo raffinato e solido alla nostra parrocchia ed alla nostra città.

Durante il suddetto novenario si celebrano le seguenti giornate particolari:

  1. Giornata degli agricoltori e dei braccianti (giovedì)

  2. Giornata degli insegnanti e degli impiegati (venerdì)

  3. Giornata dei politici, sindacati e amministrazione comunale (sabato)

  4. Giornata degli artigiani e commercianti (domenica)

  5. Giornata dei medici, ingegneri architetti (lunedì)

  6. Giornata dei ragazzi (martedì)

  7. Giornata dei giovani (mercoledì)

  8. Giornata delle vocazioni, catechisti, ministri della comunione

e consigli pastorali cittadini e parrocchiale. (giovedì)

9. Giornata dei malati (venerdì mattino)

9 Giornata delle confraternite (venerdi sera)

10 Giornata della famiglia, con la benedizione delle mamme

e dei bambini (sabato mattino)

10 Giornata della famiglia con la benedizione solenne delle

coppie nate nell’anno e quelle che celebrano il 25° e

il 50° anniversario di matrimonio. (sabato sera)

10 Messa di mezzanotte per tutti i confrati Figli di Maria.

11 La domenica è il giorno della festa, vengono celebrate Sante Messe ogni

ora a partire dalle 6 del mattino.

Mons. Michele Pennisi, Vescovo della nostra Diocesi, celebra alle ore 11 il solenne

pontificale.

La curiosità è questa: il solenne novenario termina il venerdì, perché il sabato per gli

abitanti di Mazzarino è già festa.

Dopo la festa, come già detto, 20 coppie, tutte le sere, spezzano la parola di Dio, ed animano

con tutta la famiglia la liturgia quotidiana.

Ottobre è il mese in cui si festeggia la prima domenica la Madonna del Rosario ed è gestita dai nostri

pastori. Anche questo mese mariano viene celebrato con l’Eucarestia e l’omelia quotidiana.

Inizia quindi l’anno catechistico dopo un primo incontro con i catechisti, e si da il via anche all’anno

sociale dei giovani.

La penultima domenica di ottobre viene celebrato il Sacramento della Confermazione e per tutto il tempo, dopo la festa della Madonna del Rosario i cresimandi sono seguiti dal parroco insieme ai

loro catechisti.

Si programmano anche degli incontri rivolti ai genitori ed ai padrini, ed essendo questo mese

dedicato alle missioni verso la seconda metà del mese, iniziano le catechesi neocatecumenali per gli

adulti della parrocchia.

Novembre è il mese dedicato ai nostri fratelli defunti, e per la festa di tutti i Santi, le persone si recano

al cimitero, disertando le parrocchie.

Quindi parecchie Eucarestie, vengono celebrate al cimitero, e così la situazione viene ripetuta per il

giorno seguente: per la commemorazione dei fedeli defunti.

Per tutto il mese viene celebrata in parrocchia l’Eucarestia con l’omelia, ed il parroco tratta il tema

della Resurrezione di Gesù e della nostra, mentre invita i fedeli a tenere lo sguardo verso la

Gerusalemme Celeste.

Durante i venerdì, viene celebrata la Via Crucis in maniera solenne, che viene applicata in suffragio

di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede. Viene preparata con solennità la festa di

Cristo Re con un triduo.

I temi che vengono trattati sono: la missione sacerdotale, profetica e regale, il suddetto triduo viene

preparato animato dalle varie realtà a turno della parrocchia, mentre la domenica viene dato il

mandato ai catechisti, e viene anche celebrata la festa della parrocchia.

Infine viene fatto l’annuncio dell’Avvento per poter vivere intensamente questo bellissimo tempo

che il Signore ci regala.

DicembreIl mese della celebrazione della condivisione della natura Divina con la natura umana. Viene

celebrata prima la Novena dell’Immacolata, segue nella seconda domenica la festa di San Pio da

Pietrelcina, e quindi la novenadel santo natale.

Nella novena del Santo Natale le catechiste preparano un messaggio da fare pronunziare ai ragazzi a

turno ogni sera, invitando ad essere presenti anche i loro genitori. Alla fine della S. Messa vengono

sorteggiati dei piccoli bambinelli, per spronarli così ad allestire a casa il presepe.

Infine nel salone parrocchiale, molti catechisti fanno trascorrere durante le vacanze, pomeriggi

ricreativi, tenendo i fanciulli impegnati nel gioco della tombola o in diversi altri.

I giovani invece programmano o una gita sulla neve o una visita a qualche presepe vivente ben

realizzato.

Gennaioè il mese della celebrazione della festa dell’Epifania, della Santa infanzia, del Battesimo di

Gesù, della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Anche questo mese è molto ricco ed

interessante che dà la possibilità ai parrocchiani di stare svegli perchè il Signore passa.

Quando la Pasqua è bassa, inizia la celebrazione delle Quarantore nella nostra città.

Febbraio e MarzoSono i mesi in genere in cui celebriamo la quaresima che inizia con l’austero rito

delle imposizioni delle ceneri, con la celebrazione di liturgie penitenziali ecc.

Viene celebrata la via crucis non solo in chiesa, ma una volta viene fatta nella zona sud, ed un’altra,

nella zona nord della parrocchia con tanta partecipazione di fedeli.

E’ un periodo molto intenso e fecondo pechè attraverso le penitenziali gustiamo la misericordia di

Dio, mentre giorno per giorno, veniamo proiettati verso la gioia della Pasqua.

Ci sono anche delle celebrazioni particolari nei due mesi, come la festa della presentazione di Gesù

al tempio – la candelora – la festa di Gesù luce del mondo che viene ad illuminare ogni uomo.

In questi mesi inizia la parrocchia con i ragazzi che devono ricevere i sacramenti, un cammino di

fede che li prepara alla Pasqua.

Infatti tutti i mercoledì i ragazzi che devono ricevere il sacramento della riconciliazione o

Penitenza sono invitati a venire insieme ai loro genitori, il giovedì quelli della Prima Comunione, ed

il martedì sono presenti con la loro famiglia, i ragazzi che devono ricevere il sacramento della

Confermazione.

Alla fine di questo cammino il mercoledì santo i ragazzi ricevono la Prima Confessione, mentre la

Prima Comunione la ricevono la prima domenica dopo la Pasqua, preceduta dal ritiro. La Cresima

viene conferita dal Vescovo la penultima domenica di ottobre.

Queste date sono fisse, perché i fedeli, li possono memorizzare e prepararsi spiritualmente e materialmente al conferimento del sacramento.

Il sabato solenne della Madonna del Mazzaro viene celebrato, nella quarta settimana di quaresima,

perché anticamente la predicazione quaresimale che veniva fatta in chiesa madre, terminava con una

solenne processione al Santuario della Patrona della città, per ringraziarLa dei frutti ottenuti

dall’ascolto per 40 giorni della Parola di Dio, mentre i fidanzati numerosissimi vi partecipavano

perché stava per terminare l’austerità della quaresima e quindi dopo la pasqua potevano convolare a nozze.

La quinta settimana la parrocchia celebra la settimana degli Esercizi Spirituali come preparazione

immediata alla Pasqua.

AprileE’ il mese in cui si celebrano le funzioni pasquali. Infatti inizia la settimana santa con

processione delle palme tanto cara ai bambini ed ora anche ai grandi, i quali, la suddetta palma,

come segno di vittoria, da molti viene legata al balcone della propria casa.

Il giovedì santo nella messa crismale portiamo i ragazzi della cresima in cattedrale, mentre la sera

per la messa in Cena Domini, il rito della lavanda dei piedi viene fatto dal parroco a 12 uomini presi dalle tre confraternite, quattro per ciascuna. Termina la celebrazione con la solenne adorazione.

Il venerdì santo nel pomeriggio viene celebrata l’adorazione della Croce.
Il Sabato Santo viene celebrata la Veglia Pasquale, con tanto impegno di tutta la parrocchia nella preparazione interna ed esterna, ma in maniera particolare dai fratelli delle comunità neocatecumenali.

La parrocchia ancora attraverso la confraternita di San Domenico celebra le funzioni esterne del Venerdì Santo, e durante la settimana santa viene rappresentata il dramma: La Passione.

MaggioIn questo mese la parrocchia si trasferisce nella chiesa rettoriale del Signore dell’Olmo, sia per la celebrazione della Festa del compatrono, e sia per celebrare per tutto il mese l’Eucarestia ove il parroco spezza la Parola di Dio, commentando gli ultimi documenti del magistero, ai numerossimi concittadini, che in pellegrinaggio raggiungono la suddetta Chiesa.

GiugnoQuesto mese celebra la festa della SS.ma Trinità, del Corpus Domini, con la partecipazione dei bambini della prima comunione alla processione solenne del Corpo del Signore.

Alla chiusura delle scuole anche da noi si chiude l‘anno catechistico, invitando i ragazzi a non disertare dal celebrare l’Eucarestia.

Luglio ed AgostoVengono ridotte le S.Messe da tre a due perché tanta gente va in ferie per cui l’Eucarestia delle ore 10,30 rimane vuota.

In questi mesi estivi i giovani svolgono un lavoro prezioso di volontariato assistendo parecchie centinaia di ragazzi e bambini dell’estate insieme, facendoli divertire in maniera sana e preservandoli da ogni pericolo.

Capitolo 20 - Preghiere alla Madonna del Mazzaro

Capitolo Ventesimo

PREGHIERE ALLA MADONNA DEL MAZZARO

Antica giaculatoria dialettale, con cui gli anziani salutavano la Madonna del Mazzaro:

Bedda Matri di la Grazia, st’arma mia si renni sazia, cunsidrannu tutti l’uri, o Maria, lu vostru amuri”.

INVITO AL POPOLO A LODARE MARIA DEL MAZZARO

Nei bei giorni di questa novena

Lodiam sempre, con gioia, fedeli,

quell’eccelsa regina dei cieli,

che fra noi sua dimora fissò.

Tutti intorno all’immagine bella

Ritrovata da nostri maggiori

Imitiamo gli angelici cori

Nel lodare chi tanto ci amò.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

Maria, fonte dell’Eden beato

Sparge ovunque sue grazie celesti,

confortando i suoi figli che mesti

van chiedendo divina mercé.

È feconda solerte l’aiuola

Che prescelse a sua dolce dimora,

vagamente l’abbella e l’infiora,

come terra che nome le diè.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

Salda torre del Davide eterno,

che raccoglie il suo popol fedele,

lo difende da Satan crudele

lo protegge lo rende immortal.

Sempre aperta alla nostra difesa,

fra sue mura ci infonde coraggio

fa che vinto rimanga il malvagio,

il seguace del serpe infernal.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

Vaga luna, da nube di sgombra,

bella e piena di luce risplende

alla gente che in tutto dipende

dal materno suo santo fulgor.

A noi d’essa i suoi raggi rivolse,

fra sua luce accolse amorosa

quando diede l’immagin gloriosa

a noi figli del sommo Fattor.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

È vasello prezioso che tiene

Della vita la manna in seno,

che distrugge ogni infido veleno,

che e guida all’etern desir.

E a noi parte del popolo eletto

Addolcisce gli affanni, i languori

E risana le piaghe, i malori

Della vita, nel duro servir.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

Quale giglio fra spine fiorente,

quale olivo fra i campi speciosa,

qual vermiglia di Gerico rosa,

ella vince ogni pianta ogni fior.

Questa gente di rara elezione

Gode in essa nel misero esiglio

E la rosa l’ulivo e il giglio

di che prova gli effetti al suo cor.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

È conforto dei popoli tutti,

è d’amore rovente fornace

è colomba foriera d pace

ed è splendida stella del mar.

sicché il popol che n’ebbe l’effige

ha conforto, si accende d’amore,

gode i pace e riceve il favore

genuflesso pregando al su altar.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

Mazzarino l’immagin beata

Della madre del sommo Signore

È tua gloria, tuo lume ed onore,

che ti esalta fra i popoli ognor.

All’eccelsa signora del cielo

Che ti copre con l’ampio suo manto

Deh, rivolgi la lode ed il canto,

i sospiri gli affetti del cor.

Ave Maria, Gloria al Padre.

D’ogni lingua fedele il grido sia

Viva sempre del Mazzaro Maria.

PREGHIERA ED OFFERTA

Salve, Maria del Mazzaro

nostra avvocata e madre.

Proteggi i figli o Vergine

Dalle nemiche squadre;

tieni rivolti al popolo

gli sguardi tuoi d’amor.

Salve, e ti degna stendere

La destra tua possente.

Mantienici sempre incolumi

Da fame e guerra ardente,

da peste ognor ci libera,

o madre del Signor.

Afflitti vogliam chiedere

Ognor le tue difese,

vogliam con calde lagrime

piangere le nostre offese,

covrir di baci e stringere

i tuoi sacrati piè.

Dolce, clemente, amabile,

nostra special regina,

accetta i voti fervidi

di chi il su capo inchina

avanti quest’immagine

pegno d’amore e di fè.

Che offrirti, o bella Vergine:

possiam dai nostri petti?

Ecco, o Mara, gli aneliti

dei nostri sacri affetti

Ecco sacriamo, o Vergine,

i nostri cuori a te.

A noi ti desti, o splendida

Del ciel serena stella

E tutto questo popolo

Madre col cuor t’appella;

onde il glorioso titolo del Mazzaro ti diè.

E ti saluta fervido, con l’inno del suo cuore:

viva Maria del Mazzaro

la madre del Signor,

viva Maria del Mazzaro

regina di ogni cor.

PREGHIERA A MARIA SS.MA DEL MAZZARO

Vergine benedetta, Madre di Grazia,

Regina del cielo e della terra, Protrettrice di Mazzarino,

chiama a conversione i peccatori, infervora i tiepidi,

dà speranza ai giusti.

Mantieni viva la fede, ferma la speranza,

fervente la carità nel popol tuo diletto. Ave Maria,

Per l’intercessione di Agata e Lucia

ci sii propizia del Mazzaro Maria.

Vergine benedetta, Madre di Grazia,

Patrona di Mazzarino,

libera il popol tuo dalle carestie,

dalle pestilenze, dalle guerre,

dai terremoti, dagli uragani,

da tutti i flagelli della divina giustizia

e fa trionfare la divina misericordia. Ave Maria.

Per intercessione di Agata e Lucia

ci sii propizia del Mazzaro Maria.

Vergine benedetta, Madre di Grazia

e speciale Madre di Mazzarino,

tieni sotto il tuo manto i figli tuoi,

perché la tua materna protezione

sia di conforto nella vita del tempo,

di suffragio nella vita del Purgatorio,

di gloria nella vita dell’eternità. Ave Maria.

Per intercessione di Agata e Lucia

ci sii propizia del Mazzaro Maria.

(Con l’approvazione dell’Ecc.mo Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Mario Sturzo che concede 5° giorni di indulgenza – lettera del 05/01/1912).

PREGHIERA A MARIA SS. DEL MAZZARO

Maria SS. del Mazzaro, nostra madre e patrona, noi tutti tuoi figli fedeli di Mazzarino, sempre a Te devoti, con spirito filiale Ti salutiamo, Ti ringraziamo e Ti preghiamo.

Intercedi presso il tuo Figlio Gesù perché liberi la nostra gente dalla mancanza di senso per la loro vita, dalla tristezza e dalla noia, dalla spirale dell’odio e della violenza, dalle ingiustizie e dai soprusi, dalla ricerca smodata del potere, dalla insaziabile sete di denaro, dalla schiavitù del piacere e delle varie droghe che propina, la nostra società consumistica, dal tentacoli della mafia. Dona serenità alle nostre famiglie, memoria delle proprie radici cristiane ai nostri emigrati, gioia ai nostri bambini, perseveranza nel bene ai nostri giovani, coraggio e pazienza a coloro che hanno difficoltà nel trovare e nel mantenere il posto di lavoro, compagnia alla solitudine dei nostri anziani che sperimentano la malinconia di sentirsi inutili, conforto a coloro che soffrono a causa delle malattie, dell’emarginazione sociale e della povertà materiale e spirituale, Consola le angosce che tu sola conosci, ascolta le preghiere che non osiamo esprimerti e che sono nel profondo dei nostro cuore, difendici dai molti pericoli che sono in agguato nella nostra società, veglia sempre su questi tuoi figli che non si stancano mai di onorarti e di riconoscerti come loro dolcissima madre. Continuaci a guardare con il tuo sguardo sorridente , pieno di tenerezza che ci presenta il volto materno di Dio Padre ricco di misericordia e il suo figlio Gesù nostro Salvatore e fa che abbiamo sempre la consolazione dello Spirito Santo.

+ Michele Pennisi Vescovo di Piazza Armerina.

Inno alla Madonna del Mazzaro

Tutta bella sei Maria

Tu del ciel sei lo splendore:

o Regina buona e pia,

a Te canta il nostro cor.

O salve, Madonna bella,

Patrona di Mazzarino!

Tu sei la propizia stella,

Sei guida di noi in cammin.

Il tuo quadro adorno appare

di bei fiori e di candele

e troneggia sull’altare

a richiamo dei fedel.

Or dunque a Te accorriamo

con fiducia e viva fede:

tutti insieme ti invochiamo

qui prostrati innanzi a Te.

O Maria Madre amorosa,

a noi dona i tuoi favori:

tu che sei di Dio la Sposa,

ci soccorri pronta ogn’or!

Recita del Santo Rosario

        1. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

P. O Dio, vieni a salvarmi.

T. Signore, vieni presto in mio aiuto.

  1. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,

  1. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Intercalare l’enunciazine del mistero con un “Padre nostro”, dieci “Ave, o Maria”, un “Gloria al Padre”.

Al termine dei cinque misteri: Salve Regina.

Aggiunte facoltative ad ogni decina:

- Lodato sempre sia, il SS.mo nome di Gesù, di Giuseppe e Maria.

- < Vergine Maria, Madre di Dio, pregate Gesù per noi, che

Ricorriamo a voi >. (S. Filippo Neri)

- O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco

dell’inferno; porta in cielo tutte le anime, specialmente le più

bisognose della tua misericordia.

MISTERI GAUDIOSI

(Si contemplano il lunedì e il sabato)

1° Mistero – L’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

<L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, ad una Vergine (di nome Maria). L’ angelo, entrato da Lei, disse: “Ti saluto piena di grazia; il Signore è conTe…Darai alla luce un figlio , cui porrai nome Gesù”>

(Lc 1,26-28. 31)

Chiediamo a Maria, fulgido esempio di uniformità al volere del Padre celeste, che ci ottenga dallo Spirito Santo luce sulle nostre povere esistenze, per disporci a pronunciare generosamente, ogni giorno il nostro “sì.”

2° Mistero – La visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta.

<Maria si mise in viaggio, e andò in fretta in una regione montuosa, in una città della Giudea. Entrata in casa di Zaccaria, salutò Elisabetta, che appena udì il saluto di Maria…fu piena di Spirito Santo> (Lc 1,39-40).

Chiediamo a Maria, sollecita sempre ai bisogni altrui, guidata dalla carità-amore, di riempirci il cuore di entusiasmo nel muovere i nostri passi verso il fratello che attende il nostro aiuto nelle varie difficoltà in cui venga a trovarsi.

3° Mistero – La nascita di Gesù Cristo nella grotta di Betlemme.

< Giuseppe e Maria salirono da Nazareth a Betlemme e mentre erano là, Maria diede alla luce il figlio suo primogenito; lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia> (Lc2,6-7)

Chiediamo a Maria, madre della divina Grazia, di concederci la tenerezza, la serenità e la forza d’animo che emanano dal santo Mistero del Natale, e, come i pastori nella grotta di Betlemme, possiamo incontrare Gesù, sempre, nella nostra vita.

4° Mistero – La Presentazione di Gesù Bambino al Tempio.

< Portarono Gesù a Gerusalemmeper presentarlo al Signore, secondo ciò che è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore > (Lc 2,22-23)

Chiediamo a Maria, che con la sua offerta fatta di amore più che di ricchezza, ci doni amore alla Chiesa e susciti in tanti giovani il desiderio, mediante il sacerdozio, di donare ancora Gesù all’eterno Padre.

5° Mistero – Il Ritrovamento di Gesù fra i dottori nel Tempio.

< Il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme, senza che i suoi genitori se ne accorgessero.E avvenne che lo trovarono tre giorni dopo nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori della legge e intento ad ascoltarli e a interrogarli> (Lc 2, 43-46).

Chiediamo a Maria, consolatrice degli afflitti, di concederci che nella nostra vita a contatto con gli altri, nelle nostre famiglie, nelle ansie comuni, nelle gioie e nei dolori, nel lavoro quotidiano, ci sia sempre al centro Cristo Gesù con il suo amore.

MISTERI DOLOROSI

(Si contemplano il martedì e il venerdì)

1° Mistero – L’agonia di Gesù Cristo nell’orto degli ulivi.

<Gesù andò con i suoi discepoli in un luogo chiamato Getsemani e cominciò a provare tristezza e angoscia> (Mt 26, 36-37).

<Ed entrato in agonia, pregava più intensamente e il suo sudore divenne come di gocce di sangue che scorrevanofino a terra>

(Lc 22,43-44)

Chiediamo a Maria, consolatrice degli afflitti, di concederci la capacità di partecipare alla Redenzione con l’offerta del dolore con l’accettazione della croce, con l’unione al Crocifisso fino alla morte sulla via dell’amore eroico.

2° Mistero – La flagellazione di Gesù Cristo alla colonna.

<Quelli ancor più gridavano- Crocifiggilo! – Allora Pilato, volendo accontentare il popolo, liberò Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perchè fosse crocifisso.(Mt 15,13-15)

Chiediamo a Maria, trafitta con la spada del dolore, perché con i nostri peccati abbiamo consegnato il suo Figlio Gesù all’infamia dei flagellatori e alla morte di croce, di darci la forza di non assecondare le attrattive dei sensi e di riparare i nostri peccati, ma specialmente i sacrilegi contro l’Eucarestia.

3° Mistero – La Coronazione di spine.

<I soldati lo condussero nell’atrio del Pretorio: lo rivestirono di porpora e intrecciata una corona di spine, gliela conficcarono sul capo. Si misero poi a salutarlo: Salve o Re dei Giudei!> (Mc 15, 16-18)

Chiediamo a Maria, vergine di tutto l’onore, che ci ottenga la grazia di riconoscere il Cristo come nostro re, non solo a parole, ma nella vita, perché abbia a regnare nelle nostre famiglie e nella nostra società con la sua giustizia, con il suo amore e la sua pace.

4° Mistero – Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della croce.

<Presero dunque Gesù e lo condussero via. Ed Egli portando la croce, uscì verso il luogo chiamato Calvario, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero>(Gv 19,16-17)

Chiediamo a Maria, Vergine fedele, ad esempio del suo Divin Figlio, di abbracciare e portare con umile rassegnazione, le nostri croci, per essere degni discepoli di Cristo osservando le leggi di Dio e della Chiesa.

5° Mistero – la crocifissione e morte di Gesù Cristo.

<Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle quindici>(Mc 15,33). <G esù gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito. Detto questo spirò>( Lc 23,46).

Chiediamo alla Vergine Santissima, trafitta dal dolore, che ci ottenga la grazia di volgere lo sguardo a Cristo che abbiamo crocifisso con i nostri peccati, e contemplando il suo costato aperto, comprendere l’immensità del suo amore e donargli la nostra vita degnamente vissuta.

MISTERI GLORIOSI

(Si contemplano il mercoledì e la domenica)

1° Mistero – La Risurrezione di Nostro Signore.

<L’angelo disse alle donne:- Non temete! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto> (Mc 16,6).

Chiediamo a Maria, Vergine gloriosa, di concederci di ricercare sempre Cristo con l’amore di Lei, della Maddalena, delle pie donne, con il rimpianto dei discepoli di Emmaus, perché possiamo amarLo, ascortarLo, ricoscerLo nello spezzare il pane e gustare sempre la pace e la gioia della risurrezione.

2° Mistero – L’Ascenzione di Gesù Cristo al cielo.

<Il Signore Gesù, dopo aver loro parlato> (Mt 15,19)<Alzate le mani al cielo li benedisse. Mentre li benediceva, si stacco da loro e si sollevò su nel cielo> (Lc 24, 50 -51), < dove siede alla destra del Padre> (Credo).

Chiediamo a Maria, rifugio dei peccatori, che accresca la nostra fede nella potenza della Sua intercessione, elevi la nostra speranza di pervenire al cielo, ove Cristo è giunto, tolga dalle nostre anime ogni attaccamento ai beni terreni, ed induca le nostre menti a gustare le cose del cielo.

3° Mistero – La discesa dello Spirito Santo sopra Maria Vergine e gli Apostoli.

<Al compiersi dei giorni della Pentecoste, tutti i discepoli erano riuniti nello stesso luogo. E apparvero loro lingue come di fuoco, che si spartivano, posandosi ognuna su ciascuno di essi. E tutti furono ripieni di Spirito Santo> (Atti 2, 1-3.4)

Chiediamo a Maria, sposa dello Spirito Santo, che dica al suo sposo divino una sola parola in nostro favore, e la nostra anima, tanto debole, tiepida e colma di peccati sarà trasformata e saremo capaci di unirci a Lui e di assecondare i suoi impulsi usando con generosità i mezzi della salvezza.

4° Mistero – L’Assunzione di Maria Vergine al cielo.

<Maria è stata assunta in cielo: si rallegrino le schiere degli Angeli> (Liturgia).

<Tutta splendente entra la figlia del Re, il suo vestito è intessuto d’oro>

(Salmo 44,14).

Chiediamo a Maria, che è entrata nel Regno dell’Eterno Amore con la totalità del suo essere, di conservare viva in noi la speranza della risurrezione gloriosa e che ci aiuti a superare ogni insidia di corruzione per il nostro corpo, destinato alla purissima luce diDio.

5° Mistero – L’incoronazione di Maria Vergine e la gloria degli Angeli e dei Santi.

<Un grandioso segno apparve nel cielo: una donna ammantata di sole, sotto i suoi piedi si trova la luna e sul capo ha una corona di dodici stelle> (Ap.12,1).

Chiediamo a Maria SS.ma, regina degli Angeli e dei Santi, che diventi regina dei nostri cuori, ci protegga in tutte le occasioni in cui veniamo a trovarci senza forza, ci risollevi da tutte le cadute e ci ami in tutti i momenti, in modo che, come gli Angeli, possiamo servirLa sempre in tutto e per tutto, come Regina e Luce della nostra vita.

MISTERI LUMINOSI

(Si contemplano il giovedì)

1° Mistero – Il battesimo di Gesù al Giordano.

<In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di Lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio prediletto, in Te mi sono compiaciuto.>

(Mc 1, 9-11)

Il dono della vita nuova, la vita dei figli di Dio, è manifestato nel grembo del fiume. La vita ha sempre bisogno di un grembo per essere accolta e donata. Celebrare il Battesimo è riscoprire la propria identità, la verità di se stessi: il valore incommensurabile della vita umana, della persona umana. Col battesimo ci viene donato il nome, ma c’è chi ci ha chiamati per nome dall’eternità.

2° Mistero – La presenza di Gesù alle nozze di Cana.

< In quel tempo ci fù uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.Nel frattempo venuto a mancare il vino, la Madre di Geù gli disse: non hanno più vino. Gesù Le rispose: Che ho da fare con Te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora. La Madre dice ai servi: fate quello che vi dirà> (Gv 2,1- 5).

Il primo miracolo Gesù lo compie nei confronti di due sposi. E’ un segno profetico che assume, particolarmente nella cultura moderna, un significato travolgente: la famiglia salvezza dell’umanità. Cuore della famiglia, e suo momento sorgivo, è l’incontro con Gesù, il riconoscimento della Sua novità, del Suo Amore tenero, appassionato e fedele, fondamento stesso del matrimonio.

3° Mistero – Gesù che annuncia il regno di Dio con l’invito alla conversione.

<Dopo che Giovanni fu arrestato Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”> (Mc 1,14-15).

Il tempo che si compie, la vicinanza del regno… e i ritardi dell’uomo, distratto e lontano dalle vie luminose della salvezza e dalla gioia. La parola del Vangelo è sempre provocante, annuncia la salvezza ed insieme definisce imperiose idee di cambiamento personale e dell’intera comunità cristiana. È un continuo, un pressante richiamo ad una generale mobilitazione delle coscienze e ad un comune sforzo etico per mettere in atto una grande strategia a favore della vita.

4° Mistero – La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.

<In quel tempo Gesù prese con se Pietro,Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trascurato davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce: ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia che conversavano con Lui>

(Mt 17, 1-3).

Vedere il Risorto è l’esperienza del Tabor. Lo sguardo penetra l’umanità nel profondo e vi scorge i segni luminosi della vita di Dio. Contemplando Gesù Signore, il Crocifisso risorto, si apprende a coniugare umanità e divinità, debolezza e potenza, morte e vita. Nello spessore talvolta aspro dell’esistenza ordinaria ci viene richiesto di mantenere la profondità dello sguardo capace di percepire la grandezza della dignità umana, soprattutto ove è più offesa e calpestata, del più povero tra i poveri, come il piccolo bambino concepito e non ancora nato.

5° Mistero – L’istituzione dell’Eucarestia nella cena pasquale.

<Quando fu l’ora prese posto a tavola e gli apostoli con Lui, e disse: ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finchè essa non si compia nel regno di Dio> (Lc 22,14-16)

Desiderio e condivisione. Gesù, a mensa con i suoi discepoli, consegna se stesso con la passione amante di chi dona la vita con gratuità sconvolgente. Mangiare la Pasqua è nutrirsi alla sorgente della vita, compierla è fare in modo che ogni parola e ogni gesto diventino icona di quel nutrimento vitale, del pane vivo disceso dal cielo. Celebrare l’Eucarestia è accogliere e trasformare ogni vita in dono e in canto di gioia. Ogni vita, dal suo sorgere al suo naturale tramonto, con la consapevolezza del suo significato profondo: fatti per amare e per essere amati.

Salve, Regina…

LITANIE LAURETANE

Signore, pietà

Cristo, pietà,

Signore, pietà.

Padre celeste Dio, abbi pietà di noi

Figlio Redentore del mondo, Dio,

Spirito Santo, Dio,

Santa Trinità, unico Dio,

Santa Maria, prega per noi

Santa Madre di Dio,

Santa Vergine delle Vergine,

Madre di Cristo,

Madre della Chiesa,

Madre della divina grazia,

Madre purissima,

Madre castissima,

Madre sempre vergine,

Madre immacolata,

Madre degna d’amore,

Madre ammirabile,

Madre del buon consiglio,

Madre del Creatore,

Madre del Salvatore,

Vergine prudentissima,

Vergine degna di onore,

Vergine degna di lode,

Vergine potente,

Vergine clemente,

Vergine fedele,

Specchio di perfezione,

Sede della Sapienza,

Fonte della nostra gioia,

Tempio dello Spirito Santo,

Dimora dell’eterna gloria,

Modello di vera pietà,

Capolavoro di carità,

Gloria della stirpe di Davide,

Dimora consacrata a Dio,

Rosa mistica,

Torre di Davide,

Fortezza inespugnabile,

Santuario della divina presenza,

Splendore di grazia,

Arca dell’alleanza,

Porta del cielo,

Stella del mattino,

Salute degli infermi,

Rifugio dei peccatori,

Consolatrice degli afflitti,

Aiuto dei cristiani,

Regina degli angeli,

Regina dei patriarchi,

Regina dei profeti,

Regina degli Apostoli,

Regina dei martiri,

Regina dei confessori della fede,

Regina delle vergini,

Regina di tutti i Santi,

Regina concepita senza peccato,

Regina assunta in cielo,

Regina del santo rosario,

Regina della famiglia,

Regina del Mazzaro,

Regina della pace.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

      • perdonaci Signore.

      • Ascoltaci Signore.

      • Abbi pietà di noi.

Prega per noi, Santa Madre di Dio.

E saremo degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo:

O Dio, il tuo unico Figlio Gesù Cristo ci ha procurato i beni della salvezza eterna con la sua vita, morte e resurrezione: a noi che, con il santo Rosario della beata Vergine Maria, abbiamo meditato questi misteri condi di imitare ciò che essi contengono e di raggiungere ciò che promettono. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Copertina Finale

Copertina Finale